
I numeri ci dicono che la Maturità è (quasi) una formalità, mentre la vera selezione avviene in fase di ammissione: per ogni maturando bocciato in sede d’esame, ce ne sono dieci fermati qualche giorno prima in fase di scrutinio.
Ma anche la prassi scolastica conferma questa impostazione: a tre settimane dal fischio d’inizio dell’esame, gli studenti non hanno tempo di prepararsi per la prova finale perché sono letteralmente “crivellati” di compiti e interrogazioni per completare le valutazioni in pagella.
Il motivo? Il 40% del voto finale si basa proprio sulla media voti delle pagelle degli ultimi tre anni e anche solo con un’insufficienza si rischia la non ammissione all’esame. Perciò, tanti docenti spingono su questo tasto.
A rivelarlo è un sondaggio realizzato da noi di Skuola.net su un campione di 1.000 studenti maturandi, che fa emergere come, non a caso, solamente 1 su 3 in questo momento giudichi in maniera soddisfacente la propria preparazione per la Maturità.
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Quasi un maturando su due è "messo male"
Analizzando i risultati della consultazione, il quadro si fa in prospettiva preoccupante. A dichiararsi sereno e sostanzialmente “in pari” con la tabella di marcia prevista è, appunto, appena un terzo o poco più del campione (36%): nello specifico, il 18% sostiene che il proprio ripasso stia procedendo "ottimamente", un altro 18% definisce la propria situazione "buona".
Ma per tutti gli altri, il cammino verso il diploma procede a vista, tra ostacoli e ritardi che si stanno accumulando giorno dopo giorno. Il 20% degli intervistati dichiara di essere messo solo "discretamente", vivendo una situazione di incertezza.
Il dato che fa più rumore, però, è quello che accomuna la platea di gran lunga più consistente dei maturandi - ben il 44% - che ammette senza mezzi termini come la propria preparazione stia andando "male male".
L'esame si avvicina, ma le verifiche non si fermano
Ma com'è possibile che, a fronte di un esame "ridotto" a sole quattro materie, quasi la metà dei ragazzi sia così in ritardo? La risposta, come detto, non va cercata tanto nella loro pigrizia, quanto nelle dinamiche interne della scuola italiana durante il famigerato rush finale.
Tra maggio e l'inizio di giugno, infatti, si consuma un rito che paralizza il ripasso: la chiusura dei registri. In parecchi casi, i professori - compresi quelli delle materie che non saranno in alcun modo oggetto della Maturità - a una manciata di giorni dalla fine pare proprio che abbiano ancora la necessità di piazzare le ultime verifiche scritte e le interrogazioni, per poter formulare i voti finali per gli scrutini.
Il risultato è un cortocircuito didattico: gli studenti si ritrovano a dover sacrificare il ripasso generale in vista della prova di Stato (che inciderà sul loro voto di diploma) per sopravvivere alle verifiche quotidiane, pur di non accumulare insufficienze proprio sul traguardo.
Il dibattito social: l'invidia per chi riesce a studiare "solo" 4 ore al giorno
Questo clima di tensione è perfettamente palpabile anche sui social network, vera piazza virtuale dove i maturandi si confrontano. Negli scorsi giorni, la pagina Instagram di Skuola.net ha rilanciato il video di un maturando che, con estrema onestà, ha mostrato il suo "diario di bordo" per prepararsi all'esame: una media di circa 4 ore di studio al giorno, per un totale di 26,5 ore settimanali. Una mole di lavoro organizzata e lineare che, paradossalmente, ha scatenato reazioni contrastanti.
Tra le migliaia di commenti piovuti sotto il post, più che l'ammirazione, serpeggia un sentimento di invidia mista a frustrazione. Per molti studenti, trovare quattro ore pulite e libere in un pomeriggio di fine maggio da dedicare esclusivamente al ripasso della Maturità è pura utopia.
"Beato lui che ha il tempo, io oggi ho passato il pomeriggio a studiare per l'interrogazione di storia dell'arte di domani", sintetizza un utente, raccogliendo centinaia di consensi. "Magari potessi fare una tabella di marcia per l'esame. Io sto letteralmente sopravvivendo alle verifiche per non prendere debiti", ribadisce un'altra studentessa. E di esternazioni del genere ce ne sono decine, segno che è proprio questo il pensiero dominante.
Insomma, con l’inizio dell’esame che ormai bussa alla porta, la vera sfida per i maturandi del 2026 non sembra essere il programma ministeriale, ma l'impossibilità di avere il tempo materiale e la serenità mentale per affrontarlo. Una corsa a ostacoli in cui, per ora, a vincere è soprattutto l'affanno.