Oggi Giuseppe Conte parla in Parlamento, davanti alle telecamere e con i leader internazionali a Bruxelles, ma da piccolo le parole non aveva la stessa facilità ad esprimersi, in quanto affetto da balbuzie, come ha raccontato in un'intervista a Skuola.net. Da ragazzo, poi, una timidezza fortissima lo bloccava davanti agli altri, e l'ha affrontata leggendo in pubblico durante le messe.
Indice
La balbuzie da bambino e gli scioglilingua
La balbuzie è durata diversi anni, e in famiglia non l'hanno presa alla leggera. "I miei genitori si preoccuparono tanto e girammo diversi specialisti prima di recuperare con l'inizio delle elementari", racconta Conte.
Il problema, quindi, si è risolto più o meno quando è entrato a scuola. Qualcosa, però, è rimasto: "Ancora oggi gli scioglilingua sono il mio tallone d'Achille".
Da adolescente il blocco in assemblea
Superata la balbuzie, è arrivato l'ostacolo più duro. "Ma la cosa peggiore è stata la timidezza durante l'adolescenza", spiega Conte.
Il momento critico? L'assemblea d'istituto, quella che tanti studenti conoscono bene. "Non sono mai riuscito a intervenire a un'assemblea d'istituto: volevo parlare, ma mi mancava il fiato, diventavo rosso e mi bloccavo del tutto".
Anche i rapporti con i coetanei non erano sempre facili. Alle elementari e alle medie non si sentiva sempre accettato dai compagni e in alcune occasioni si è trovato a subire aggressioni fisiche.
"Non ero sempre accettato dal 'gruppo di comando'. Mi è capitato di prenderle e qualche volta ho dovuto reagire, anche se non sono mai stato un provocatore", ricorda. "Oggi da padre sono molto preoccupato: vedo che tra i ragazzi c'è una tendenza pericolosa a sfogare la rabbia per strada”.
Questo allora il suggerimento per chi è all'ascolto, soprattutto tra i più giovani:“Il mio consiglio è chiaro: evitate le risse, evitate la controparola. Non sapete mai chi avete di fronte, in che contesto vi trovate e cosa potrebbe tirare fuori l'altro”.
Il trucco delle letture a messa
Per allenarsi a parlare davanti agli altri, Conte ha scelto un palcoscenico particolare: ha iniziato a leggere durante la messa.. Con una regola precisa, però: mai dove lo conoscevano, solo in vacanza.
"Essendo cattolico, quando andavo a messa la domenica, mai nella mia parrocchia dove mi conoscevano tutti, ma nei luoghi di villeggiatura, andavo prima in sacrestia e chiedevo al parroco: 'Posso leggere la prima lettura, la seconda o la preghiera dei fedeli?'".
Il punto era proprio l'anonimato: davanti a sconosciuti, il timore della brutta figura pesava meno. "Sapevo che non mi conosceva nessuno e pensavo: se faccio una brutta figura, che sarà mai? È stato così che ho iniziato a testarmi e a superare la paura del giudizio degli altri".
A chi oggi si blocca come si bloccava lui, Conte rivolge un messaggio diretto. "A chi vive queste difficoltà dico: non lasciatevi sfiduciare, siate testardi. Facendo brutte figure e gaffe, pian piano si acquisisce consapevolezza nei propri mezzi".