
Quando arriva la settimana di Sanremo, o inizia una nuova stagione di X-Factor, basta aprire TikTok o Instagram per trovare centinaia di commenti su abiti, accessori e look delle star.
Un anello particolare, una collana di diamanti o un bracciale indossato sul palco possono diventare virali nel giro di poche ore. Quello che molti non sanno è che prima di finire sotto i riflettori, quel gioiello ha già fatto parecchia strada.
Deve essere progettato e realizzato, certo. Poi bisogna capire quale artista potrebbe indossarlo, entrare in contatto con il suo management, confrontarsi con lo stylist e verificare che sia coerente con abito, make-up, capelli e, più in generale, con l'immagine che si vuole costruire attorno a quel personaggio.
Dietro quello che a noi appare come un semplice “artista + outfit + gioiello” c'è quindi una filiera fatta di designer, artigiani, PR, stylist, management e professionisti della comunicazione.
Un mondo in cui la tradizione orafa continua a essere centrale, ma convive sempre di più con nuovi linguaggi, tecnologie digitali e mestieri che fino a qualche anno fa venivano difficilmente associati alla gioielleria.
A raccontare cosa succede davvero dietro le quinte è la prima puntata della nuova stagione di #Sapevatelo di Skuola.net, in cui il direttore Daniele Grassucci ne parla con Alessia Crivelli, Direttore Generale di Crivelli Gioielli e Vicepresidente di Federorafi con delega alla formazione, e Alessandro Gabriele, Event Manager di Studio Concept.
Dal look di Arisa alla scelta di trasformare un bracciale Crivelli in una giarrettiera per Belén Rodríguez, i due esperti raccontano quanto lavoro ci sia dietro pochi secondi di red carpet o di televisione. E soprattutto quante professioni, anche molto diverse tra loro, possono portare un giovane dal laboratorio o da una redazione fino al backstage di una star.
Continua a leggere e guarda il nuovo episodio di #Sapevatelo direttamente su YouTube per saperne di più!
Indice
- Come arriva un gioiello sul palco di Sanremo?
- Fashion designer e stylist fanno due lavori diversi
- Quando un bracciale diventa una giarrettiera: la genialata di Belén Rodríguez
- Il caso Arisa: un look può raccontare un intero progetto musicale
- Non esistono solamente orafi e jewelry designer
- L'intelligenza artificiale cambierà anche il modo di creare gioielli?
- Lo sapevi? Orafi e gioiellieri sono profili difficili da trovare
- Un designer di 25 anni può arrivare a Sanremo
- Quanto vale il settore orafo italiano?
- Dove si lavora: i grandi poli italiani del gioiello
- Che scuola bisogna fare per lavorare con i gioielli?
- Da dove si comincia se vuoi lavorare con le star?
Come arriva un gioiello sul palco di Sanremo?
Prima ancora di chiedersi quale gioiello finirà al collo di un cantante, bisogna capire una cosa: non basta indossare un pezzo bellissimo. Deve essere quello giusto per quella persona, per quel palco e per l'immagine che si vuole comunicare.
È proprio questo il senso delle collaborazioni tra Crivelli e gli artisti raccontate da Alessia Crivelli:
“Per noi è una collaborazione importante perché il gioiello, quando viene indossato, deve essere vissuto. La maggior parte degli artisti che lo indossano lo rendono vivo. Nel momento in cui noi prestiamo questi gioielli e loro cominciano a muoversi sul palco, a Sanremo o in altri programmi e momenti importanti, prendono effettivamente vita.”
Negli ultimi anni i gioielli della maison sono stati indossati, tra gli altri, da Arisa, Michele Bravi, Fiorella Mannoia, Belén Rodríguez e Paola Iezzi.
Ma tra il laboratorio e il palco c'è una rete di relazioni che lo spettatore normalmente non vede. Uno dei compiti di Alessandro Gabriele, per esempio, consiste proprio nel mettere in contatto il brand con chi segue professionalmente gli artisti.
“Uno dei lavori che svolgo all'interno del mio studio, in questo caso per Crivelli, è proprio quello delle PR con i talent. Abbiamo le relazioni con tutto il management dei talent e con loro decidiamo e scegliamo i gioielli da indossare in questo tipo di eventi. È un lavoro di team, non è un lavoro che si fa da soli, perché chiaramente il talent ha tutto un entourage: ha il management, ha la stylist.”
La scelta che vediamo materializzarsi sul red carpet, quindi, è spesso il risultato di un confronto tra azienda, PR, management, stylist e artista.
Fashion designer e stylist fanno due lavori diversi
Ed è proprio qui che entra in scena una delle professioni più importanti – e più confuse – dell'intero sistema: quella dello stylist. Non è la persona che disegna una collezione. Quel ruolo appartiene al fashion designer.
Gabriele chiarisce la differenza partendo proprio dall'equivoco:
“A volte si confonde la figura dello stilista, cioè del designer di moda, con lo stylist. Esiste invece la figura dello stylist: lo stylist è colui che crea un look del talent. E non solamente dei talent: anche nelle case di moda, quando si fanno le sfilate, esistono gli stylist che creano il look del modello.”
Quando si lavora con un artista, però, la funzione può diventare ancora più ampia. Non si tratta soltanto di prendere una giacca, un paio di pantaloni e una collana e verificare che stiano bene insieme.
“Gli stylist, soprattutto quelli eccezionalmente bravi, sono coloro che creano l'immaginario del talent nel progetto in cui sono coinvolti. Scelgono degli abiti, il beauty look, quindi il make-up, l'hair style: decidono l'immagine di questa persona che deve poi promuovere il suo progetto.”
Il gioiello entra quindi in una costruzione estetica molto più ampia. Come spiega Gabriele:
“Noi che offriamo i nostri prodotti dobbiamo fare in modo che completino e siano coerenti con l'immaginario. In questi vent'anni di collaborazione abbiamo sempre fatto in modo che i gioielli fossero un completamento del look: non devono mai sovrastare, devono essere in armonia.”
Quando un bracciale diventa una giarrettiera: la genialata di Belén Rodríguez
Questa ricerca di armonia non significa però utilizzare un gioiello esattamente nel modo in cui era stato pensato. A volte è proprio una reinterpretazione inaspettata a trasformarlo nel pezzo che tutti ricordano. È quello che è successo con Belén Rodríguez.
Alessia Crivelli racconta che il gioiello scelto era nato per il polso, ma sul corpo di Belén ha assunto tutt'altra funzione:
“Nasce come un bracciale, tra l'altro un bracciale bellissimo, alto, che sembra un ricamo. Lei è stata geniale perché ha detto: ‘Invece di metterlo come bracciale, mettiamolo come giarrettiera’. Ha fatto il botto.”
Ed è proprio l'esperimento riuscito con Belén a mostrare, secondo Crivelli, “quanto possa essere comunque adattabile” un gioiello.
Il pezzo non cambia, ma cambia completamente il modo in cui viene letto sul corpo. È uno dei casi che spiegano meglio cosa succede nel backstage: il prodotto parte con una funzione, mentre styling e artista possono trovare un modo del tutto nuovo di indossarlo.
Il caso Arisa: un look può raccontare un intero progetto musicale
Con Arisa il lavoro descritto da Alessandro Gabriele è stato ancora più articolato.
Il punto di partenza non era semplicemente trovare qualche accessorio che funzionasse con gli abiti di Sanremo, ma costruire un'immagine riconoscibile attorno alla nuova fase artistica della cantante.
“Arisa sul palco di Sanremo si è presentata con un'immagine diversa da quella che conoscevamo fino a ieri: con colori chiari, un look preciso. Questo significa che lì lo stylist non ha messo insieme due vestiti: ha creato un immaginario.”
Quell'immaginario, spiega Gabriele, deve accompagnare l'artista e il progetto che sta promuovendo.
“Arisa era coinvolta nella promozione del nuovo album e della nuova canzone, quindi è stato creato un immaginario. Quell'immaginario viene rappresentato anche nell'estetica: vengono scelti gli abiti, il beauty look, il make-up, l'hair style. Tutto decide l'immagine di questa persona che deve poi promuovere il suo progetto.”
Anche i gioielli diventano quindi parte della narrazione del progetto musicale.
“Noi abbiamo partecipato anche al video musicale come product placement. I nostri gioielli sono nel video musicale di Arisa e quel progetto chiaramente è in linea con l'immagine che lei ha portato sul palco di Sanremo. I prodotti devono completare ed essere coerenti con l'immaginario che lo stylist crea.”
Quello che da casa sembra il look di una singola serata può quindi essere soltanto un tassello di una strategia visiva molto più ampia.
Non esistono solamente orafi e jewelry designer
Quando si parla di lavorare nel mondo dei gioielli, il primo pensiero corre quasi inevitabilmente alle professioni del laboratorio. Ed è corretto: la parte manuale continua a essere il cuore della produzione. Ma non racconta più l'intero settore.
Alessia Crivelli lo spiega partendo proprio da questa evoluzione:
“Le professioni che sono più richieste sono quelle manuali, cioè quelle di chi effettivamente crea il gioiello. In realtà, nell'arco degli anni se ne sono sviluppate tantissime altre.”
La trasformazione digitale ha infatti aperto spazi professionali nuovi, anche lontani dal classico banco orafo.
“Ci sono tutte le nuove comunicazioni digitali, il nuovo modo di comunicare, di raccontare il gioiello, il nuovo modo di crearlo.”
Marketing, PR, social, content creation ed eventi si aggiungono così alle professioni tradizionali della manifattura. E per chi sta scegliendo oggi cosa studiare significa avere molte più porte d'ingresso rispetto al passato.
L'intelligenza artificiale cambierà anche il modo di creare gioielli?
L'evoluzione riguarda anche il processo creativo. Secondo Crivelli, infatti, l'intelligenza artificiale è già entrata concretamente nel lavoro di alcuni designer:
“Con l'arrivo dell'intelligenza artificiale abbiamo anche dei designer che lavorano interamente con l'intelligenza artificiale. Poi ovviamente atterra tutto nelle mani di qualcuno.”
Nel mondo del gioiello un'immagine generata al computer deve prima o poi trasformarsi in materia. E secondo Crivelli è proprio questo a definire il ruolo che l'AI può avere nel settore:
“L'intelligenza artificiale nel nostro settore arriva per facilitare dei processi. È uno strumento che utilizziamo per snellire alcune cose, per velocizzarle, per renderle più sostenibili. Quindi ci aiuta anche nel discorso della sostenibilità, in tutte le sue sfaccettature.”
Da qui a immaginare un'AI capace di eliminare completamente il lavoro umano, però, ce ne passa. “Non sostituirà mai la mente umana, quindi la capacità creativa, come non sostituirà mai la manualità.”
Lo sapevi? Orafi e gioiellieri sono profili difficili da trovare
Questa necessità di competenze specializzate trova conferma anche nei dati. Secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, nel 2025 erano previste circa 2.840 opportunità di lavoro per orafi e gioiellieri. Nell'89% dei casi le imprese indicavano inoltre la necessità di ulteriore formazione.
Dietro questi numeri c'è una caratteristica evidente del mestiere: alcune capacità richiedono tempo ed esperienza e non possono essere acquisite semplicemente guardando un tutorial. Crivelli lo rende molto concreto attraverso un esempio:
“Si guadagna anche bene perché chiaramente si lavora su oggetti molto prestigiosi e c'è grande responsabilità. Immaginatevi il tagliatore di pietre che deve maneggiare un diamante, magari una pietra preziosa da milioni di euro. È chiaro che c'è una certa manualità, una certa esperienza e anche una certa retribuzione.”
Il punto non è che qualsiasi primo impiego nel settore garantisca automaticamente stipendi elevati. Esperienza, specializzazione e responsabilità possono però diventare particolarmente importanti in professioni che lavorano con materiali e oggetti di grande valore.
Un designer di 25 anni può arrivare a Sanremo
La specializzazione non significa necessariamente dover aspettare decenni prima di vedere il proprio lavoro su un grande palco. Uno degli esempi più interessanti portati da Alessia Crivelli riguarda il più giovane designer dell'azienda.
“Il nostro designer ha 25 anni, è il più giovane dei nostri designer. Io ho presenziato alla sua tesi di laurea perché le aziende molto spesso collaborano con gli ultimi anni dell'università. Quando ho visto i primi progetti, ho visto proprio la mano: ci ho visto una parte di noi.”
Da quell'incontro durante gli studi è nato poi un percorso professionale. E nel giro di circa due anni un suo gioiello è arrivato su uno dei palchi più visibili d'Italia.
“Io l'ho visto quando era ancora alla fine degli studi. E due anni dopo un suo gioiello è stato sul palco di Sanremo. Questo vuol dire il settore orafo-gioielliero.”
Per chi frequenta ancora un'università o un'accademia, è un dettaglio tutt'altro che secondario. La tesi, il portfolio o un progetto svolto durante gli studi possono diventare il primo momento in cui un'azienda vede davvero come lavori.
Quanto vale il settore orafo italiano?
Non stiamo parlando di una piccola nicchia produttiva.
Secondo i dati completi 2024 del Centro Studi di Confindustria Federorafi, il comparto orafo-argentiero-gioielliero italiano contava 6.825 aziende e 33.919 addetti, per un fatturato di circa 12,7 miliardi di euro. Ed è un settore strettamente legato all'identità manifatturiera italiana. Crivelli insiste proprio su questo aspetto:
“È uno dei mestieri delle eccellenze italiane e il bello e ben fatto rappresenta anche tutta una storia. Il nostro mestiere parte in maniera manuale.”
Nel tempo, però, intorno a quel nucleo manifatturiero sono nate nuove professionalità, nuove tecnologie e nuovi modi di vendere e raccontare il prodotto. Il settore si trova quindi a tenere insieme tradizione, innovazione e un mercato internazionale in rapido cambiamento.
Dove si lavora: i grandi poli italiani del gioiello
Per capire davvero come funziona la filiera bisogna anche guardare la cartina dell'Italia.
Durante il vodcast vengono ricordati soprattutto Valenza, Vicenza, Arezzo e Torre del Greco, territori che hanno sviluppato specializzazioni e tradizioni produttive differenti. E quando emerge la domanda su Milano, Alessia Crivelli chiarisce:
“Milano è la capitale della moda, quindi il gioiello rientra anche in questo. Ma in realtà le capitali italiane della gioielleria e dell'oreficeria sono Valenza, Vicenza, Arezzo e Torre del Greco, con tutta la parte dei coralli e dei cammei.”
Federorafi, parlando dei principali poli produttivi del settore industriale, include anche Milano e Napoli accanto ad Arezzo, Vicenza e Valenza.
La posizione geografica può diventare importante soprattutto per chi vuole lavorare nella manifattura. Come viene sintetizzato durante la conversazione, si può lavorare nel settore anche in altre città, ma:
“Andare a lavorare in uno dei quattro distretti è un po' più semplice, perché non si può lavorare la pietra in smart working.”
Che scuola bisogna fare per lavorare con i gioielli?
Non esiste una sola strada. Per chi vuole lavorare direttamente sulla materia si può partire già dalla scuola superiore. Crivelli ricorda diverse possibilità:
“Lo puoi fare attraverso i licei artistici sicuramente, perché alcuni in Italia hanno una curvatura verso la gioielleria. Ci sono alcune scuole tecniche che hanno una verticalità sul mondo del gioiello.”
A questi percorsi si possono aggiungere formazione professionale e ITS Academy, mentre per chi punta soprattutto al design esistono accademie e corsi specializzati. La formazione cambia ancora per chi sogna di lavorare come stylist, nelle PR o nella comunicazione.
Qui, secondo Alessandro Gabriele, la parte fondamentale è costruire una cultura visiva molto più ampia delle tendenze del momento.
“Devi lavorare nel mondo della moda, moda e design del gioiello, perché devi comunque avere un senso estetico, un gusto. Secondo me bisogna anche conoscere il passato della moda, il passato dei creatori dei gioielli, in modo da avere delle nozioni.”
Tradotto: sapere cosa è appena diventato virale su TikTok aiuta, ma non basta.
Da dove si comincia se vuoi lavorare con le star?
Ed eccoci alla domanda che probabilmente si farebbe chiunque guardando un red carpet: come si passa dall'essere uno studente al lavorare davvero in quell'ambiente?
La risposta di Alessandro Gabriele è molto meno glamour di quanto si potrebbe immaginare. Prima di tutto bisogna accettare che esista una gavetta.
“Come in tutti i lavori bisogna lavorare sodo, studiare, approfondire, avere una conoscenza del settore. Quello è molto importante. Dopodiché, come in tutti i lavori, bisogna fare molta gavetta e poi si arriva a delle grandi soddisfazioni.”
Da fuori, aggiunge, professioni come quella dello stylist possono sembrare molto più facili di quello che sono realmente. E Gabriele racconta di aver visto percorsi professionali cominciare dalle mansioni più operative.
“Io ho visto ragazze negli anni che all'inizio facevano il guardaroba nella redazione. Guardaroba significa prendere i vestiti, sistemarli in una gerla, appenderli, stirarli, sistemarli. E le ho viste diventare caporedattori: fare tutti gli step, da guardaroba ad assistente stylist, poi stylist e poi magari redattori. C'è proprio una carriera all'interno.”
Il consiglio, quindi, è di non guardare soltanto alla posizione finale. Entrare nel sistema può voler dire iniziare da un ruolo piccolo, osservare come lavorano gli altri e costruirsi gradualmente competenze e contatti. Oggi, però, c'è anche un vantaggio che le generazioni precedenti avevano molto meno: professionisti, studi e agenzie sono più facili da trovare online.
“Oggi è tutto molto più semplice perché la comunicazione si è allargata. Accedere ai profili social di queste persone è abbastanza semplice. Inviando un curriculum, facendo una richiesta di appuntamento... però un minimo di formazione la devono avere, perché devono conoscere la moda, il gioiello, ma anche l'arte.”
Non esiste però un portale unico nel quale candidarsi per diventare “stylist delle star”. Bisogna cercare.
“Non essendoci un ufficio di collocamento per questa cosa, devi fare un po' l'investigatore privato, presentandoti bene e mostrando la voglia e anche l'umiltà di voler imparare.”
Instagram e TikTok possono diventare anche un primo portfolio: si possono analizzare look, raccontare gioielli, creare styling e mostrare il proprio gusto prima ancora di avere un vero lavoro nel settore.
Perché il primo obiettivo non è arrivare direttamente a vestire una popstar. È entrare nella filiera, imparare il mestiere e diventare abbastanza bravi da essere chiamati quando quelle luci si accendono davvero.
Ami le cose belle?
Trasforma la tua passione in una professione
Scopri le carriere d’oro
Clicca qui!