Per Vannacci, l’attuale sistema scolastico avrebbe bisogno di una revisione profonda: vacanze estive più brevi, da trasformare anche in un’occasione per muovere i primi passi nel mondo del lavoro, e classi organizzate in base ai risultati scolastici.
È questa la formula proposta dall'ex generale durante il convegno “Una nuova visione di scuola”, organizzato alla Camera dei Deputati dal suo movimento Futuro Nazionale.
In pratica, secondo l’eurodeputato, la scuola dovrebbe diventare più selettiva e più orientata alla preparazione al mondo del lavoro. Un’impostazione che punta molto su merito e disciplina, ma che solleva diversi interrogativi ed è destinata a far discutere.
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“Tre mesi di vacanza sono troppi”: la proposta di Vannacci
Il punto che probabilmente farà più discutere gli studenti riguarda proprio l’estate. Come si legge su Today.it, secondo Vannacci, la pausa scolastica sarebbe troppo lunga e potrebbe essere usata in modo diverso.
“Oggi lo studente ha tre mesi di vacanza. In questi tre mesi potrebbe lavorare e iniziare a contribuire prima alla pensione e a entrare prima nel mondo del lavoro, mettendo a favore della collettività e di se stesso le proprie competenze”, ha dichiarato a margine dell’iniziativa.
L’idea, quindi, sarebbe quella di spingere i ragazzi verso un primo contatto con il lavoro già durante il periodo estivo. Non solo come esperienza formativa, ma anche come modo per iniziare prima a contribuire e ad avvicinarsi alla vita adulta.
Il tema, però, è delicato. In Italia il lavoro minorile è regolato da norme precise e, in generale, l’accesso al lavoro è legato al compimento dei 16 anni e all’assolvimento dell’obbligo di istruzione.
Per gli studenti più giovani, quindi, soprattutto quelli ancora pienamente dentro il percorso dell’obbligo, non si potrebbe parlare di un lavoro vero e proprio senza mettere mano all’attuale quadro normativo.
C’è poi un altro punto da considerare: una cosa è la formazione scuola-lavoro, cioè i percorsi che già oggi portano gli studenti a fare esperienze orientative e formative collegate al mondo professionale; un’altra è un rapporto di lavoro vero e proprio, con contratto, retribuzione, orari, responsabilità e tutele.
Per questo, se si volesse rendere strutturale l’idea di usare parte delle vacanze per avvicinare gli studenti al lavoro, bisognerebbe chiarire diversi aspetti: l’età minima, la volontarietà o l’obbligatorietà dell’esperienza, il tipo di attività consentite, il ruolo delle scuole, le tutele per salute e sicurezza, l’eventuale retribuzione e il rapporto con il calendario scolastico, che oggi viene definito dalle Regioni nel rispetto dei giorni minimi di lezione.
Servirebbe modificare la Costituzione? Non necessariamente. Una riforma di questo tipo potrebbe muoversi, almeno in teoria, dentro le leggi ordinarie. Ma dovrebbe comunque rispettare alcuni principi costituzionali: il diritto all’istruzione, la scuola aperta a tutti e la tutela speciale del lavoro dei minori.
Classi divise per rendimento: “Non è discriminatorio”
L’altra proposta forte riguarda l’organizzazione delle classi. Vannacci si è detto favorevole a un sistema scolastico con classi distinte in base al merito e al profitto degli studenti.
Secondo l’eurodeputato, non sarebbe una forma di discriminazione, ma uno strumento per aiutare tutti: da una parte gli studenti con risultati migliori, che potrebbero crescere in un contesto più adatto al loro livello; dall’altra quelli con più difficoltà, che riceverebbero un supporto più mirato.
“È una tecnica scolastica usata in tantissime nazioni europee, dalla Francia alla Germania fino all’Inghilterra, e sembra funzionare”, ha spiegato Vannacci.
L’ex generale ha anche richiamato la propria esperienza scolastica, ricordando come in passato gli studenti con voti più alti venissero spesso indirizzati nelle sezioni considerate migliori.
Nella sua visione, quindi, raggruppare gli studenti per rendimento permetterebbe ai più preparati di valorizzare le proprie capacità e agli altri di recuperare con un percorso più adatto.
Il nodo: merito o rischio di lasciare indietro qualcuno?
La proposta, però, è destinata a dividere. Perché parlare di merito a scuola è sempre complicato: i voti non dipendono solo dall’impegno individuale, ma anche dal contesto familiare, economico, territoriale e dagli strumenti che ogni studente ha a disposizione.
Il rischio, secondo chi critica questo tipo di impostazione, è che dividere gli studenti in base al rendimento finisca per cristallizzare le differenze già esistenti. Tradotto: chi parte avvantaggiato potrebbe correre ancora più veloce, mentre chi ha più difficoltà potrebbe ritrovarsi in un percorso percepito come “di serie B”.
Vannacci, invece, sostiene il contrario: per lui le classi differenziate sarebbero un modo per dare a ogni studente il tipo di supporto più adatto.
“La scuola deve preparare alla vita”
Alla base delle proposte c’è una critica più ampia al sistema scolastico attuale. Secondo Vannacci, la scuola sarebbe diventata troppo accondiscendente e non preparerebbe abbastanza i giovani alle difficoltà della vita adulta.
“Se la scuola prepara alla vita e la vita è dura e selettiva, è giusto che i nostri ragazzi si preparino alla vita che li aspetta”, ha detto l’ex generale.
Da qui l’idea di una scuola capace di abituare gli studenti a responsabilità e rigore.