
L'aggressione avvenuta all'Istituto Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario non è stata il frutto di un raptus improvviso, ma il culmine di una pianificazione deliberata, documentata in una lettera shock scritta dal giovane aggressore.
Da un lato, il delirio di un tredicenne che si sente un "soldato" in lotta contro il sistema; dall'altro, la voce flebile ma potente di Chiara Mocchi, la docente di francese colpita alla gola e all'addome, che dal letto di ospedale risponde all'orrore con una gratitudine disarmante.
Queste due lettere, che riportiamo integralmente, rappresentano gli abissi e le vette di una tragedia che ha scosso l'Italia intera.
Indice
L'agguato a Trescore: il mercoledì di sangue della 3ª A
Il 25 marzo 2026, alle 7:45, la normale routine scolastica è stata spezzata da un atto di violenza inaudita.
Uno studente di soli 13 anni ha teso un agguato alla sua insegnante di francese, Chiara Mocchi, colpendola ripetutamente con un coltello.
Il ragazzo si è presentato a scuola con un kit da combattimento: pantaloni mimetici, una maglietta con la scritta "Vendetta" e una pistola scacciacani nello zaino.
L'aspetto più agghiacciante della vicenda è la spettacolarizzazione del gesto: il giovane aveva legato lo smartphone al collo per trasmettere l'accoltellamento in diretta su Telegram.
La professoressa, 57 anni e una vita dedicata alla scuola e alla poesia, è stata salvata solo grazie al tempestivo intervento di un collega e dei collaboratori scolastici, oltre che a una complessa operazione chirurgica e a una trasfusione d'urgenza effettuata in elisoccorso.
I protagonisti: una docente stimata e un "soldato" di 13 anni
I soggetti coinvolti in questo dramma non potrebbero essere più distanti. Chiara Mocchi è descritta da tanti come una docente d'eccellenza: un dottorato in lingue, un canale YouTube creato per supportare i suoi alunni e una passione viscerale per la cultura francese.
Una donna che ha scelto di lasciare l'università per dedicarsi agli adolescenti, convinta del valore umano dell'insegnamento.
Dall'altra parte c'è lo studente, un ragazzino che non era mai stato segnalato ai servizi sociali ma che covava un risentimento profondo. Le indagini hanno rivelato una personalità disturbata, ossessionata dalle armi e dai tutorial sugli esplosivi.
Il giovane, affetto da ADHD, ha interpretato le difficoltà scolastiche e i rimproveri come un sabotaggio personale da parte della Mocchi, decidendo di sfruttare la sua non imputabilità (avendo meno di 14 anni) per compiere un gesto estremo senza subire le conseguenze del carcere.
La lettera dello studente: "Ucciderò la mia insegnante"
“Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità, ne sono stanco, quindi ho deciso che la soluzione perfetta è prendere in mano la situazione.
Ucciderò la mia insegnante di francese. La scelta non è casuale, è mirata, le piace prendermi di mira, umiliarmi davanti a tutti, fare commenti cattivi, battute non divertenti e giustificare la violenza contro di me anche quando ero chiaramente la vittima.
Quando sono stato preso a pugni da un ragazzino magrolino non ho reagito, gli insegnanti non se ne sono nemmeno accorti, ed erano due, ho dovuto andare da loro e raccontare cosa era successo, e questo evidenzia quanto la scuola stia fallendo. Quando la mia insegnante di francese ha avuto l'audacia di dire che me lo meritavo, il preside non ha fatto nulla, è rimasta impunita per una cosa così grave.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi ha spinto a prendere questa decisione radicale è stata la mia diagnosi di ADHD.
Ho difficoltà di attenzione, è un dato di fatto, eppure, quando mi è stato chiesto di fare un test sul mio comportamento, la mia insegnante mi ha dato punteggi bassi per quanto riguarda la distrazione, ma non esita a farmelo notare in classe, e questo mi fa solo arrabbiare. Mi sembra un sabotaggio. Mi sta incatenando a questa vita di difficoltà solo perché non le piaccio. Avendo solo 13 anni, sono completamente impotente in questa situazione e non posso fare molto per cambiare il percorso che è stato scelto per me. La mia vita è dettata da adulti a cui non importa di me. La mia insegnante di francese non vuole altro che riempirmi la vita di dolore e sofferenza abusando del suo potere. È così impotente nella sua vita che decide che sfogare la sua rabbia su un gruppo di ragazzini delle medie sia un ottimo modo per rilassarsi.
Visto che a quanto pare i 'ragazzi' non capiscono cosa sia giusto e cosa no, userò questo a mio vantaggio: non posso essere incarcerato, dato che in Italia l'età minima per la responsabilità penale è 14 anni, non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare, uccidere lei e chiunque cerchi di impedirmelo.
Per quanto riguarda la maglietta, la scelta non è stata casuale. Non ho scelto la solita roba da selezione naturale. Sono unico e non sono una copia di nessun precedente attacco scolastico. Voglio essere riconosciuto per essere andato controcorrente: voglio portare novità. Vendetta non è una parola scelta a caso. Rappresenta ciò che provo, mi sto prendendo la dolce vendetta che merito uccidendo le persone che mi hanno fatto del male.
L'uniforme militare non è una scelta casuale. L'ho scelta perché mi vedo come un soldato che combatte per i propri diritti, diritti che sono stati calpestati. Mi sento anche superiore a tutti i miei coetanei.
Sì, a volte sono divertenti, ma mi sento molto più intelligente di loro, e indossare un'uniforme dimostra la mia superiorità rispetto a tutti questi comuni mortali. Non sono più uno di loro, sono qualcuno di migliore, qualcuno che ha avuto la forza di fare ciò che molti non hanno, qualcuno che ha l'intelligenza di capire che nessuno difende veramente noi e i nostri bisogni.
Ogni dettaglio del mio abbigliamento è stato pensato per un motivo. La maschera con il teschio non esprime un'ideologia specifica, è semplicemente piacevole alla vista e mi piace l'estetica. Per quanto riguarda la mia ideologia politica, non mi riconosco in nessuna ideologia ben definita perché l'unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia. La vita è priva di senso se decidi di viverla come un topo, seguendo una routine quotidiana come uno schiavo”.
La lettera della professoressa: "Non porto rabbia nel cuore"
“A tutti voi, adorati alunni, colleghi, genitori, soccorritori, personale sanitario, autorità, forze dell’ordine, familiari, giornalisti, e persone che mi avete circondato da subito di affetto e solidarietà.
Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, al mio legale, ma con il cuore colmo di gratitudine. Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi.
In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo.
Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare.
Ma subito, attorno a me, si è mosso un mondo di coraggio e di umanità.
Ai colleghi che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per mettermi in salvo: il vostro sangue freddo e la vostra forza hanno creato una barriera tra me e la morte.
Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti”.