Estratto del documento

“…nello spiazzo del lager la gente

L’ebreo

percepiva che la vita è più della felicità,

che essa è anche sofferenza e che la libertà

è difficile, a volte anche terribile: essa è

vita.” “…nello spiazzo del lager la gente

L’ebreo

percepiva che la vita è più della felicità,

Al centro del mirino

Valentina Silvestri

che essa è anche sofferenza e che la libertà

A.S. 2009/10

è difficile, a volte anche terribile: essa è

vita.”“…nello spiazzo del lager la gente

percepiva che la vita è più della felicità,

che essa è anche sofferenza e che la libertà

è difficile, a volte anche terribile: essa è

vita.”“…nello spiazzo del lager la gente

percepiva che la vita è più della felicità,

che essa è anche sofferenza e che la libertà

è difficile, a volte anche terribile: essa è

vita.”“…nello spiazzo del lager la gente

percepiva che la vita è più della felicità,

che essa è anche sofferenza e che la libertà

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L’EBREO – Al centro del mirino

Indice degli argomenti

Introduzione

  • Gli ebrei nella storia

Storia

  • Gli ebrei nella II guerra mondiale

Italiano

  • "La Crisalide" di Vasilij Grossman

Ed. Musicale

  • "Babi Yar" di Dmitrij Šostakovič

Arte e Immagine

  • Il Bauhaus
  • Il razionalismo di Le Corbusier
  • Wright: La casa sulla cascata

Scienze - Ed. Fisica

  • Il sistema nervoso

Francese

  • La seconde guerre mondiale

Inglese

  • Nazism and Democracy

Ed. Tecnica

  • Plutonio e Uranio

Geografia

  • Lo Stato di Israele - 1 -

L’EBREO – Al centro del mirino

Introduzione

Questa tesina sviluppa un argomento molto pungente, l’olocausto, che ho, personalmente, preso a cuore dal primo momento in cui ci è stato mostrato a scuola. Prima della trattazione in storia, l’argomento è stato trattato attraverso la proiezione di alcuni film a tema, così da toccare il lato più sensibile e spingermi ad approfondire la tematica, cercando in questo modo di trovare motivo di confronto, durante il colloquio finale, tra le idee che ho sviluppato al proposito e il pensiero critico degli insegnanti che mi giudicheranno.

Fin dall’antichità gli ebrei sono stati sempre simbolo di disprezzo e pregiudizio. Nel Medioevo gli ebrei, con i musulmani, vennero emarginati e perseguitati. Durante l’Impero romano furono accusati di praticare forme spregevoli di culto, di disobbedienza delle leggi. Con il Cristianesimo, invece, venne data la colpa agli ebrei della crocifissione di Gesù e quindi si diffuse l’accusa di “deicidio”, cioè dell’uccisione del nostro Dio. Nel XII secolo Papa Giovanni Innocenzo III impose agli ebrei un segno distintivo di riconoscimento sull’abito.

Nel 1215 fu convocato a Roma il Concilio dove si stabilì che gli ebrei dovessero vivere in un ghetto, cioè in un quartiere circoscritto, e portare un abito particolare. Con l’arrivo della peste nel Trecento, gli ebrei vissero un’altra tragica persecuzione, con l’accusa di aver avvelenato i pozzi con la malattia. Luigi IX di Francia mandò al rogo tutti i manoscritti ebraici ritenuti blasfemi e irreligiosi. Gli ebrei, quindi, divennero oggetto di aspre persecuzioni, soprattutto durante l’Ottocento, quando l’inglese Chamberlain e il francese Gobineau, i quali sostenevano la superiorità della razza ariana su tutte le altre, ma in particolare su quella ebraica, diffusero le loro idee razziste. Durante il Novecento, invece, con il nazismo si ha la persecuzione e l’uccisione sistematica degli ebrei, la cosiddetta “soluzione finale”, il genocidio di tutti gli ebrei: la Shoah.

Furono deportati in Germania, soprattutto, e in altri paesi d’Europa tutti gli ebrei, nei campi di concentramento, dove morivano di fame, stenti, malattie e esperimenti orribili a cui venivano sottoposti. Queste persone venivano derubate dei propri beni nelle proprie case dalle SS, abbreviazione del tedesco Schutzstaffeln («reparti di difesa»), unità paramilitare d'élite del Partito Nazista, di cui faceva parte Adolf Hitler. Una volta arrivati nei campi di concentramento c’era la cosiddetta selezione tra donne, uomini, anziani e bambini. Le ultime due categorie venivano subito portate nelle camere a gas, essendo inutili poiché non potevano lavorare, data la loro debolezza. Uomini e donne invece venivano sfruttati fino alla morte, ridotti letteralmente in pelle e ossa. I campi di concentramento a noi più

noti sono quelli di Auschwitz, Birkenau, Mauthausen, Treblinka e Theresienstadt, l’ultimo dei quali all’ingresso pone l’agghiacciante scritta “ARBEIT MACHT FREI”, cioè “IL LAVORO RENDE LIBERI”. Furono, quindi, insieme a tanti altri, scenario della delirante ossessione antisemita: morirono circa 6 milioni di innocenti. Vittime del terrore hitleriano furono anche gli oppositori politici, gli omosessuali e circa 500.000 zingari, considerati nocivi e incompatibili con la razza “pura”, quella

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ariana. Dopo la II guerra mondiale, nel 1948, gli ebrei poterono ritornare nella loro terra d’origine, in Palestina, dove grazie anche all’appoggio degli inglesi, nacque lo Stato d’Israele, ma insieme a questo anche il conflitto tra arabi e israeliani, capitolo purtroppo ancora oggi aperto. Nonostante la storia agghiacciante del popolo ebreo abbia toccato i nostri cuori, l’antisemitismo rappresenta ancora una piccola carie dei nostri giorni. Gruppi di giovani neonazisti e xenofobi (ovvero coloro contrari a tutto ciò che è straniero) compiono atti vandalici contro monumenti eretti in memoria delle vittime morte nei lager e profanano cimiteri ebraici. Per fortuna, nel 1993, il Parlamento italiano ha emanato una legge che punisce “con la reclusione a tre anni, chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. La Chiesa invece, con il Concilio Vaticano II, nel 1965, ha sconfessato l’accusa di “deicidio” e condannato ogni forma discriminatoria (dichiarazione Nostra Abate). Papa Giovanni Paolo II invece, ha riconosciuto in più occasioni gli errori storici della Chiesa e si è dato da fare per migliorare i rapporti tra cattolici ed ebrei. Credo che tutti questi errori del passato debbano restare saldi nella nostra memoria, così da rendere omaggio a tutte le vittime di tali atti e così da sperare che tante follie non vengano più commesse. Un uomo come Hitler, guidato da una mente schizofrenica, ha portato alla morte milioni di innocenti, compresi bambini in tenera età, coinvolgendo persone a lui fedeli non per il puro divertimento nell’uccidere delle persone, ma per la reale convinzione di superiorità della razza ariana.

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Storia Gli ebrei nella II guerra mondiale

Shoah: l’inferno in Terra

Il problema: dalla discriminazione allo sterminio degli ebrei d’Europa

Il termine Shoah, che in lingua ebraica significa distruzione, viene utilizzato dagli storici per indicare il tentativo attuato dal regime nazista di sterminare gli ebrei tedeschi e di tutta l’Europa.

La Shoah è stata la realizzazione concreta delle idee che il nazismo proclamò fin dalle sue origini e che diventarono dottrina ufficiale dello Stato dopo la sua salita al potere nel 1933.

L’odio verso gli ebrei ha radici molto lontane nel tempo, ma quello che nasce e si sviluppa alla fine dell’Ottocento ha caratteristiche del tutto nuove e viene indicato con il termine “antisemitismo”. A quei tempi nell’Europa occidentale la maggioranza degli ebrei si era integrata nella società, per loro essere ebrei non aveva particolare significato: solo una minoranza era praticante, mentre i più sapevano poco o nulla sull’ebraismo. Alcuni si erano convertiti al cattolicesimo o al protestantesimo, molti si erano sposati con persone non ebree. In Germania non erano particolarmente numerosi: erano circa l’1% della popolazione, ma molti di loro avevano completato gli studi ed erano presenti in settori come il giornalismo, il teatro, la medicina e la politica.

In quegli anni la Germania aveva avviato un processo di modernizzazione temuto molto dai tedeschi. Alcune persone iniziarono a ritenere che la Nazione tedesca dovesse essere composta solo da germani e che si dovessero allontanare gli ebrei, considerati come stranieri che portavano il paese alla rovina. L’antisemitismo si rafforzò dopo la prima guerra mondiale. Infatti la Germania, uscita sconfitta dal conflitto, attraversava un periodo difficile: si sentiva umiliata dal trattamento di pace, si era diffusa la disoccupazione, la moneta tedesca valeva nulla al punto che era molto difficile comprare anche i prodotti di prima necessità.

Molti uomini politici di destra, tra cui Hitler, ritennero gli ebrei responsabili di questa situazione, perché erano convinti che la Germania fosse vittima di un complotto ebraico internazionale. Egli pensava che gli ebrei fossero a capo del comunismo e del capitalismo, i due nemici più pericolosi dello Stato nazista. Per Hitler e per i suoi seguaci dunque essere ebreo significava appartenere ad una razza inferiore e pericolosa, che doveva essere eliminata dalla Nazione tedesca che sognavano di costruire.

I provvedimenti contro gli ebrei

Il primo attacco contro gli ebrei si ebbe già dopo soli due mesi dall’ascesa al potere di Hitler (1° settembre 1933). Tra il 1933 e il 1935, infatti, una serie di misure discriminatorie escludeva progressivamente gli ebrei da tutti i settori della vita pubblica tedesca: sono esclusi dalla cultura, viene infatti vietato loro l’accesso dalle scuole elementari all’Università, espulsi dagli edifici

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pubblici, allontanati dall’esercito, privati della cittadinanza tedesca... La propaganda presentava in modo ossessivo l’ebreo come immagine nemico del tedesco, pericoloso per la vita sociale e parassita.

Le leggi di Norimberga

Nel settembre del 1935 a Norimberga, durante il settimo congresso del partito nazista, furono stabilite due leggi fondamentali per il destino degli ebrei: la legge sulla cittadinanza tedesca del Reich e la legge per la protezione del sangue. La prima stabiliva l’esclusione degli ebrei dalla vita civile, mentre la seconda proibiva i matrimoni e le relazioni tra ebrei e non ebrei. Due anni più tardi inizia l’arianizzazione vera e propria dell’economia, costringendo gli ebrei a vendere le loro attività ad un prezzo bassissimo.

La notte dei cristalli

Il 1938 segnò una svolta decisiva e drammatica per gli ebrei tedeschi: il regime passò dalle parole ai fatti, dalla discriminazione all’aggressione. I nazisti presero a pretesto l’uccisione di un funzionario dell’ambasciata tedesca da parte di un giovane ebreo per attaccare gli ebrei. La folla inferocita incendiò le sinagoghe, assalì negozi e abitazioni, gettando mobili dalle finestre e rompendo le vetrine, questo giorno, infatti, passa alla storia come notte dei cristalli. Da quel momento la persecuzione procederà con spietata efficienza fino al suo esito finale: lo sterminio degli ebrei d’Europa.

La ghettizzazione (1938-1941)

Quando i tedeschi invasero la Polonia, caddero nelle loro mani 3 milioni di ebrei, che costituirono circa il 10% della popolazione. Formarono quindi una “minoranza nazionale”; cosicché i tedeschi, al loro arrivo, li rinchiusero nei ghetti.

Oggi la parola ghetto viene usata per indicare i quartieri di una città abitati da una minoranza, le cui condizioni di vita sono difficili. I ghetti della Polonia assomigliavano a quelli del Medioevo, a quartieri completamente isolati. Gli ebrei venivano separati, in questi quartieri, dal resto della città “ariana”, attraverso mura o addirittura da fili spinati.

Obbligarono gli ebrei delle cittadine di provincia ad ammassarsi nei ghetti, che in seguito furono colmati anche dalla presenza degli ebrei, deportati dalla Germania, e degli zingari.

Gli ebrei dovevano organizzarsi tra loro, come fossero in un piccolo Stato indipendente, sprovvisto di tutto. In questi ghetti, le condizioni di vita erano di degrado più assoluto, per espressa volontà dei tedeschi; un esempio è rappresentato dai 403 ettari di Varsavia, in cui erano ammassati circa 550.000 individui. Anche gli appartamenti, di conseguenza, erano sovraffollati, in quanto contavano circa sei o sette persone per stanza. Data la scarsa alimentazione, dovuta al fatto che i tedeschi non lasciavano passare facilmente i viveri, si patì terribilmente la fame. Molte persone cominciarono a morire di

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