
La scorsa settimana vi abbiamo raccontato sui nostri canali il caso di alcune studentesse che, durante una sfilata organizzata a scuola, sarebbero state additate come “prostitute” da una professoressa. La segnalazione era arrivata alla redazione attraverso il messaggio di uno studente.
Dopo la pubblicazione, altri ragazzi hanno trovato il coraggio di raccontare a Skuola.net le proprie esperienze. Tra loro c’è una studentessa della provincia di Bergamo, che ci ha contattato in DM per parlare di quanto le sarebbe accaduto durante il suo ultimo anno alle superiori.
"Dimmi quando apri OnlyFans che mi iscrivo"
La ragazza racconta di aver cambiato scuola in quinta, ritrovandosi in una classe formata da persone che ancora non conosceva. Durante una lezione di italiano, un professore avrebbe notato i suoi capelli arancioni e le avrebbe detto davanti a tutti: "Sembri una che fa OnlyFans, dimmi quando lo apri che mi iscrivo".
La studentessa precisa che all’epoca era ancora minorenne. Quella che il docente avrebbe considerato una battuta, però, si sarebbe presto trasformata in un tormentone: alcuni compagni avrebbero infatti continuato a chiederle quando avrebbe aperto il profilo.
Dopo alcuni mesi, la ragazza ha trovato il coraggio di riferire l’episodio al dirigente scolastico. Secondo il suo racconto, il comportamento del professore sarebbe stato giustificato con il rapporto scherzoso e “fraterno” che aveva con gli studenti.

"Ho fatto 36 assenze a causa dell’ansia"
Dopo la segnalazione, sempre secondo la sua testimonianza, la situazione sarebbe peggiorata. Il docente avrebbe iniziato a ignorarla, a non salutarla e ad abbassarle i voti. Anche i rapporti con la classe sarebbero cambiati: "Nessuno mi parlava, stavo seduta da sola al banco", ci ha raccontato.
La studentessa è rimasta nell’istituto per concludere il quinto anno. Ha valutato la possibilità di procedere per vie legali, rinunciando poi per i tempi che sarebbero stati necessari.
L’esperienza, spiega, ha avuto un peso importante sul suo percorso scolastico: "Ho fatto 36 assenze a causa dell’ansia". Oggi ha deciso di parlarne con una speranza precisa: che la sua storia possa aiutare altri ragazzi ad aprirsi e a non affrontare da soli situazioni simili.
La testimonianza è stata ricevuta tramite messaggi privati e viene pubblicata proteggendo l’identità della studentessa.