Il governo francese pensava di aver trovato la soluzione perfetta per arginare le proteste studentesche: la Didattica a Distanza. Niente piazze, niente occupazioni, solo schermi. Ma ha fatto male i conti. I liceali transalpini hanno risposto coniando una nuova forma di disobbedienza civile: il blocco virtuale.
I video che circolano su TikTok mostrano aule digitali trasformate in veri e propri gironi infernali, dove i professori assistono attoniti a un caos fatto di urla, musica a tutto volume e tempeste di emoticon. La rivolta si è semplicemente spostata dai cortili al web.
Indice
L'invenzione del "blocco virtuale" tra maschere di Shrek e caos digitale
Le immagini stanno dettando una nuova linea di tendenza sui social. I blocchi virtuali consistono in un sabotaggio sistematico, rumoroso e coordinato delle videolezioni. Nelle svariate clip che circolano su TikTok si vedono insegnanti impotenti, rassegnati a fissare mosaici di schermi da cui provengono rumori molesti, accompaganati da grafiche surreali.
C'è chi si collega indossando maschere, chi piazza sfondi di Shrek o bambole inquietanti al posto della propria faccia, chi lascia scorrere musica a volumi assordanti rendendo impossibile ascoltare la voce del docente.
@parismatch Alors que certains établissements ferment leurs portes et basculent les cours en visioconférence, des lycéens adaptent leur mobilisation. Pour poursuivre le mouvement à distance, certains organisent désormais des « blocus virtuels » en perturbant ou en empêchant le déroulement des cours en ligne. Une nouvelle forme de contestation qui se diffuse sur les réseaux sociaux. Crédits : Tiktok / latrixxx.951 / z.d476
son original - Paris Match
E poi c'è il dominio delle chat: fiumi di testo insensato e un vortice di emoticon che finisce per impallare le piattaforme. È una guerriglia di logoramento in cui il professore, non potendo fisicamente allontanare i ribelli o riportare la calma nell'aula fisica, si abbandona inesorabilmente all’impotenza, con l’unica soluzione di interrompere il collegamento.
@spaxsozozo son original - isma ⵣ
@myst3ri0us08 Si t'as vu ce message like ! #fyp #visio #blocus #drole #cours
pure imagination - Adonai Michel
Ma perché le scuole di Francia sono in fiamme (anche in DAD)?
Questa guerriglia digitale, ben al di là del vezzo goliardico, si configura come il sintomo di un malessere profondo che sta scuotendo dalle fondamenta il sistema educativo d'Oltralpe. Il vero convitato di pietra è il sottofinanziamento. La Francia sta tirando la cinghia sulla scuola dell'obbligo: la spesa pubblica per l'istruzione è stata ridotta al 4,6% del PIL.
I risultati di questa manovra si pagano in aula. Il sistema francese è attualmente al collasso a causa delle classi "pollaio", detenendo un drammatico record negativo in Europa per il rapporto alunni-insegnanti. A questo scenario si aggiunge la voragine delle supplenze: sostituire un professore assente è diventata un'impresa titanica. Il meccanismo statale arranca, le cattedre restano vuote per settimane e l'esasperazione di studenti e famiglie sale a livelli di guardia, sfogandosi poi nei boicottaggi online.
Dalle aule roventi ai divieti
A esasperare ulteriormente gli animi degli adolescenti, spingendoli verso i blocchi virtuali, ci sono anche questioni strettamente legate alla quotidianità. Da un lato le aule bollenti, un problema cronico dovuto a un calendario scolastico che impone il rientro sui banchi quando le ondate di calore estive sono ancora in pieno corso (costringendo a volte a sostenere esami nei parcheggi sotterranei). Dall'altro, un nuovo e rigidissimo divieto sull'uso dei cellulari, che spesso vengono sequestrati all'ingresso dell'istituto e riconsegnati solo nel tardo pomeriggio.
Guardando questo disastro organizzativo e la conseguente rivolta in DAD, viene naturale chiedersi se un simile scenario potrebbe verificarsi anche da noi. Come fa notare un'analisi di Skuola.net sui due sistemi scolastici, però, l'Italia sembrerebbe reggere decisamente meglio l'urto proprio sui nervi scoperti dei francesi.