
Federico Tomo e Riccardo Padovani non sono due studenti comuni. Hanno appena concluso il quinto anno al Convitto Nazionale Mario Pagano di Campobasso raggiungendo un traguardo che a molti sembra irraggiungibile: 10 in tutte le materie.
Nessuna sufficienza stiracchiata, nessuna lacuna da colmare, solo un'eccellenza costante. Una segnalazione giunta alla redazione di Skuola.net ci ha spinto a indagare su questo "miracolo" accademico. Come si ottiene un risultato del genere? Serve annullare la propria vita sociale? Per capirlo, li abbiamo contattati e ci siamo fatti raccontare senza filtri la loro quotidianità e il loro metodo di studio.
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Ore di studio e vita sociale: la ricerca dell'equilibrio
Per raggiungere la perfezione serve studiare giorno e notte? Non proprio.
Riccardo ammette che le sue ore sui libri sono "molto variabili": si va da un minimo di due ore fino a cinque o sei nei periodi più intensi, a seconda delle verifiche. Il suo segreto, però, è la ricarica: "Mi dedico uno o due giorni di riposo nel weekend per ripartire al meglio".
Federico concorda sui carichi di lavoro (arrivati a 4, 5 o 6 ore nell'ultimo anno), ma svela una strategia leggermente diversa: "Molto dipende dal metodo e dal rimanere attenti in classe, dove si fa metà del lavoro".
E la vita sociale? Per entrambi è assolutamente intoccabile. Federico ritiene "sarebbe folle pensare esclusivamente allo studio senza distrazioni esterne", sottolineando l'importanza di saper organizzare il proprio tempo. Anche per Riccardo è fondamentale "instaurare un equilibrio tra vita sociale e scolastica" per vivere serenamente, godendosi gli amici e le uscite.
Il segreto per eccellere anche nelle materie "odiate"
Anche i migliori hanno le loro bestie nere. Per Riccardo, grande appassionato di materie scientifiche come matematica e biologia, il vero "tasto dolente" sono le discipline umanistiche: "Faccio fatica non perché siano inutili, ma perché preferirei studiarle in maniera autonoma e per passione". Ecco allora che per superare l'ostacolo delle imposizioni scolastiche, si pone dei limiti da superare per trarne soddisfazione personale.
L'approccio di Federico è invece più pragmatico: davanti a materie lontane dalle sue corde, cerca di sfruttarle per "sviluppare un solido metodo di studio". Il suo trucco è "ritrovare nelle materie che non piacciono qualcosa che mi appassiona", trasformandole in uno strumento logico utile per la vita di tutti i giorni.
Tra ansia e voti: il giudizio sul sistema scolastico italiano
Sempre più studenti denunciano un sistema di valutazione tossico e, sorprendentemente, anche i due "centisti" sono d'accordo.
Riccardo non ritiene giusto l'attuale meccanismo: "Ci sono persone con qualità umane e pratiche che vanno oltre quelle scolastiche. Il sistema dei voti può sminuire le potenzialità di un ragazzo e fargli credere di non valere". La sua ancora di salvezza? "Non mi sono mai soffermato sui voti, ed è questo che mi ha fatto andare avanti".
Anche Federico capisce il disagio dei coetanei: "Si tende a dare troppa importanza al voto numerico piuttosto che al reale percorso di crescita personale e didattica". Ricorda a tutti che la carriera scolastica "è fatta di gratificazioni ma anche di delusioni", e che a fare la differenza sono la concentrazione, la dedizione e la costanza.
Compagni di classe, "aiutini" e la scelta del banco
Dove si siedono i primi della classe? Riccardo è categorico: "Sempre al primo banco". Nonostante la posizione in prima linea (spesso decisa direttamente dai professori durante le verifiche per "marcarlo a uomo"), assicura di aver sempre provato ad aiutare i compagni in difficoltà, sperando di esserci sempre stato per loro.
Federico predilige a sua volta il primo banco per "comprendere e ascoltare meglio l'insegnante", ma confessa una sana debolezza: "Qualche volta occupo anche l'ultimo banco, perché ci sono momenti in cui tutti hanno bisogno di svagarsi e staccare dalla ripetitività della scuola".
E sugli aiuti in classe, Federico vola basso: "Non mi ritengo affatto un'eccellenza, cerco di aiutare i miei compagni laddove è possibile con spiegazioni chiare". Secondo lui, il 10 è un traguardo "nelle capacità di tutti, è solo una questione di priorità e concentrazione".
Le reazioni in famiglia e i progetti per il futuro
Nessun regalo costoso o premio in denaro per festeggiare la pagella perfetta. Riccardo vive lo studio puramente come un "dovere personale". La sua famiglia lo motiva a spingersi oltre, ma il vero motore del suo successo è stata la totale libertà: "Non mi sono mai sentito costretto a studiare, nulla ha mai ostacolato la mia indipendenza". Ora il suo sguardo è rivolto al cielo: sogna infatti di studiare Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Torino.
Una strada nettamente opposta rispetto a quella di Federico, che ha deciso di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza. "Una scelta insolita per chi esce da un liceo scientifico", ammette col sorriso, ma è profondamente convinto che "l'analisi e la logica" apprese studiando le scienze esatte saranno la sua arma segreta per applicarsi con successo nelle materie umanistiche e di stampo giuridico.