
La Regione Sardegna lancia una misura pionieristica per combattere la disoccupazione e l'abbandono scolastico: il Reddito di Studio (ReSt).
Approvato all'unanimità dal Consiglio Regionale, questo sussidio trasforma l'impegno sui libri in una vera e propria attività retribuita.
L'obiettivo dell'assessora Ilaria Portas è ambizioso: permettere a chi ha un reddito basso di emanciparsi, tornando tra i banchi senza l'ansia di dover scegliere tra il sostentamento quotidiano e la propria istruzione.
Il provvedimento mira a colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro, offrendo ai cittadini sardi gli strumenti per acquisire competenze certificate e spendibili nel mercato moderno.
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Requisiti e fasce d'età: a chi spetta il contributo
Il Reddito di Studio non è un aiuto generico, spiga l’assessora a ‘Fanpage’, ma una misura strutturata per chi è già uscito dal percorso d'istruzione ordinario.
Per accedervi occorre aver superato determinate soglie anagrafiche legate al titolo che si intende conseguire: si può richiedere il sussidio dai 18 anni per la licenza media, dai 25 anni per il diploma di maturità e dai 30 anni per i percorsi di laurea o di alta formazione.
La platea dei beneficiari coincide con quella del REIS (Reddito di inclusione sociale), richiedendo dunque la residenza in Sardegna e un livello di ISEE basso.
I percorsi formativi: non solo scuola e università
Oltre ai titoli tradizionali, il ReSt apre le porte all'alta formazione. Il sussidio copre infatti le iscrizioni agli ITS (Istituti Tecnici Secondari), fondamentali per formare figure specializzate in settori chiave come la filiera agroalimentare.
Sono inclusi nel programma anche i percorsi presso l'Accademia di Belle Arti e i Conservatori.
Il principio cardine è il "restare": dare agli abitanti dell'isola la possibilità di qualificarsi restando sul territorio, trasformando il tempo speso nello studio in un investimento protetto da un reddito mensile.
Diritti e doveri: il patto formativo con lo studente
Il sussidio opera secondo una logica di corresponsabilità. Per beneficiare dei fondi, ogni studente deve firmare un patto formativo con l'ente di istruzione scelto.
Questo accordo prevede obblighi precisi: la frequenza obbligatoria alle lezioni e il raggiungimento di un profitto adeguato.
In caso di mancata partecipazione o se non si dovesse conseguire il titolo di studio finale, il beneficio verrà revocato.
Lo Stato finanzia il percorso, ma il cittadino deve garantire l'impegno costante verso l'obiettivo della propria realizzazione personale.
Come presentare domanda e risorse stanziate
La Regione ha stanziato un fondo iniziale di 3 milioni di euro, incrementabile in futuro con risorse nazionali ed europee.
La domanda andrà presentata direttamente al proprio Comune di residenza, che fungerà da intermediario tra il cittadino, la Regione e l'istituto scolastico.
Sebbene i dettagli operativi verranno definiti in una delibera specifica attesa dopo Pasqua, l'obiettivo è rendere operativa la misura già per il prossimo anno scolastico e accademico, permettendo alle prime classi di "studenti-lavoratori" di popolare le aule sarde.