
Uno studente avrebbe perso l'opportunità di recuperare un'insufficienza a causa del presunto ostruzionismo della sua insegnante. È quanto emerge da una segnalazione arrivata a Skuola.net da un genitore.
Il ragazzo, che nel trimestre aveva raggiunto la sufficienza, si sarebbe ritrovato con un debito formativo (un 5) nella seconda parte dell’anno.
Nonostante i ripetuti tentativi dell'alunno di rimediare al brutto voto prima del suono dell'ultima campanella, la docente gli avrebbe tolto la possibilità di recupero, arrivando al termine delle lezioni senza concedergli alcuna chance.
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Le richieste ignorate e la mail senza risposta
Secondo il racconto fornito dai genitori, lo studente avrebbe cercato in ogni modo di dimostrare il proprio impegno per evitare l'insufficienza finale. Avrebbe chiesto più volte alla professoressa di poter sostenere una prova per rimettersi in pari con il programma.
Per ufficializzare il suo desiderio di rimediare, il giovane le avrebbe persino inviato un'email, che però sarebbe caduta nel vuoto: la docente non avrebbe mai fornito alcuna risposta. Una situazione di stallo che si sarebbe protratta fino agli ultimi giorni di scuola, lasciando l'alunno in un crescente stato di impotenza.
Gli ultimi, caotici, giorni di scuola e il debito
La vicenda avrebbe assunto contorni decisamente amari nelle ultimissime ore di lezione. Il penultimo giovedì di scuola, infatti, l'insegnante si sarebbe data malata. Il venerdì successivo, però, sarebbe rientrata regolarmente in classe, concedendo la possibilità di recupero agli studenti delle altre sezioni, ma continuando a ignorare le richieste del ragazzo.
L'epilogo si sarebbe consumato il sabato, proprio l'ultimo giorno di scuola: secondo le parole della segnalazione, quel giorno la professoressa "non ne aveva voglia". Di conseguenza, allo studente è stato assegnato il debito con il 5.
Un comportamento che ha spinto i genitori, visibilmente amareggiati, a rivolgersi alla nostra redazione per chiedere un parere su cosa si possa fare per tutelare i diritti del figlio di fronte a un simile atteggiamento.
Cosa possono fare i genitori? I passi per tutelarsi
Di fronte a una situazione in cui un docente sembra negare il diritto al recupero, le famiglie non sono del tutto impotenti. La normativa scolastica, infatti, stabilisce che le scuole debbano garantire agli studenti reali opportunità per rimediare alle insufficienze in corso d'anno.
Se si ritiene che questo diritto sia stato calpestato, ecco i passaggi fondamentali da seguire per tutelare l'alunno:
Coinvolgere il Coordinatore e il Preside
Il primo passo è sempre il confronto interno. È fondamentale chiedere un colloquio urgente con il Coordinatore di classe o direttamente con il Dirigente Scolastico (il preside).
Durante l'incontro è utile presentare la situazione in modo oggettivo, mostrando eventuali prove scritte, come l'email inviata dal ragazzo e rimasta senza risposta.
Il preside, infatti, ha il dovere di vigilare sul corretto svolgimento delle attività didattiche e sul rispetto dei diritti degli studenti.
Richiedere l'accesso agli atti
I genitori hanno il diritto di presentare una richiesta formale di accesso agli atti amministrativi. Questa procedura permette alla famiglia di visionare il registro di classe, il registro personale dell'insegnante e i verbali del Consiglio di Classe.
Lo scopo è verificare nero su bianco se il docente ha annotato i tentativi di recupero, le proprie assenze o eventuali giustificazioni per aver negato la prova allo studente.
Presentare un reclamo o un ricorso
Se agli scrutini finali il Consiglio di Classe conferma il debito formativo (o, nel peggiore dei casi, una bocciatura) e la famiglia possiede le prove di una scorrettezza procedurale, si può agire formalmente.
È possibile presentare un reclamo interno al Dirigente Scolastico entro 15 giorni dalla pubblicazione dei quadri. Se la scuola non fa un passo indietro e il danno è grave, ci si può rivolgere a un avvocato per un ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) entro 60 giorni, dimostrando che l'istituto è venuto meno al suo obbligo di attivare e garantire le procedure di recupero.
Una precisazione: di norma, non si fa ricorso al TAR contro un debito, perché non è un atto definitivo di bocciatura. In questo caso, i genitori possono inviare un'istanza di autotutela al Preside facendo notare l'irregolarità e pretendendo che la scuola organizzi corsi di recupero estivi efficaci, mettendo agli atti il comportamento della prof in vista dell'esame di settembre.