studenti della Melissa Bassi di Napoli puliscono la loro scuola dopo l'occupazione
Studenti del Melissa Bassi di Napoli @collettivo_melissabassi

All'Istituto Cuoco-Campanella di Napoli gli studenti hanno ripulito la scuola dopo giorni di occupazione. La notizia l'ha data l'ANSA il 25 ottobre 2026, ed è l'ultimo di una serie di casi in cui chi occupa decide di mostrare anche l'impegno nel tenere gli ambienti scolastici puliti, immortalandosi con scope e sacchi della spazzatura. Anche per andare controcorrente rispetto alle distruzioni che spesso vengono correlate alle proteste studentesche.

Pochi giorni prima, il 22 ottobre, il collettivo studentesco @collettivo_melissabassi ha pubblicato su Instagram foto e video di occupanti alle prese con pulizie e giardinaggio. Il post si apre con una domanda precisa: gli studenti delle scuole occupate le distruggono davvero?

Indice

  1. Il caso del Cuoco-Campanella di Napoli
  2. Come gli studenti si prendono cura della scuola
  3. Il messaggio ai media contro lo stereotipo
  4. Il precedente del liceo Labriola

Il caso del Cuoco-Campanella di Napoli

Dell'iniziativa al Cuoco-Campanella si conoscono, per ora, i tratti essenziali. Finita la protesta, durata alcuni giorni, aule, corridoi e spazi comuni dell'istituto sono stati rimessi in ordine dagli stessi ragazzi. Come riportato dall'ANSA, "Il diritto di protestare può convivere con il rispetto dei beni" hanno detto i ragazzi.

"Dopo diversi giorni di protesta, durante i quali abbiamo espresso le nostre rivendicazioni, abbiamo organizzato e svolto le operazioni di pulizia e riordino degli ambienti scolastici - spiegano - Aule, corridoi e spazi comuni sono stati sistemati con l'impegno diretto degli studenti, con l'obiettivo di restituire la scuola in ordine e consentire la ripresa delle attività didattiche. L'iniziativa vuole trasmettere un messaggio semplice: il diritto di protestare può convivere con il rispetto per i beni pubblici e per la comunità scolastica".

È lo stesso tasto su cui battono altri collettivi studenteschi. In questi giorni hanno scelto i social per raccontare il lato delle occupazioni che, secondo loro, resta fuori dai riflettori.

Come gli studenti si prendono cura della scuola

Il collettivo dell'ISIS Melissa Bassi di Napoli spiega di avere una piccola routine. Ogni giorno, durante la loro "pausa pranzo" o dopo l'orario di chiusura della scuola, i ragazzi si riuniscono e si danno una mano. Lo scopo, scrivono, è tenere l'istituto "nelle condizioni migliori".

Dentro l'edificio si lavora di scopa. Diversi studenti spazzano insieme il pavimento interno e il corridoio dell'istituto, mentre qualcuno raccoglie con la paletta un mucchietto di polvere e pezzi di carta da un pavimento verde.

Il lavoro prosegue anche all'aperto. Nel cortile due ragazzi rastrellano e spazzano via terra e foglie dal marciapiede e dalla strada, mentre nel piazzale un altro raccoglie con rastrello e paletta un mucchio di rifiuti di plastica e carta.

Poi c'è il capitolo verde, quello che fa più effetto. Due studenti sistemano un'aiuola rialzata all'esterno e la liberano dalle erbacce. Il risultato finale è un'aiuola ripulita e riordinata, decorata con piante grasse, rocce, un tronco e una pedana di legno appoggiata alla parete.

A completare il lavoro ci pensa una studentessa. Tra vasi, terriccio e attrezzi da giardinaggio sparsi a terra, pianta nuove piante grasse nell'aiuola.

Il messaggio ai media contro lo stereotipo

Il post ha un bersaglio preciso contro cui scagliarsi: l'immagine degli studenti occupanti come ragazzi che vogliono solo "bigiare" la scuola e danneggiare gli edifici scolastici. La domanda in apertura, "Gli studenti occupanti distruggono le scuole?", trova risposta subito sotto, accanto alle foto delle pulizie: "Questi siamo noi".

Il collettivo se la prende con le testate giornalistiche che, scrive, preferiscono concentrarsi sulle vetrine rotte. Al centro dell'attenzione, secondo i ragazzi, dovrebbero esserci le proteste studentesche pacifiche che si svolgono in tutta Italia. Il messaggio si chiude con una presa di posizione molto esplicita, con tanto di doppio punto esclamativo: "NON SIAMO QUELLI CHE SI VEDONO NEI TELEGIORNALI!!".

Il precedente del liceo Labriola

Su Skuola.net abbiamo già raccontato, negli scorsi giorni, un caso molto simile. Riguarda il liceo Arturo Labriola di Napoli, occupato dagli studenti dal 19 ottobre 2026.

Con il tecnico Rossini e l'artistico Boccioni, l'istituto appartiene al polo scolastico di via Terracina. Il polo accoglie studenti che arrivano pure da Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida.

Anche qui tutto passa da Instagram. In un post del 22 ottobre 2026, @collettivo_labriola racconta che gli occupanti puliscono l'istituto ogni sera, al termine delle attività della giornata.

C'è chi passa la scopa nell'atrio mentre i compagni chiacchierano intorno, chi pulisce i gradini di una scala interna, chi spazza il pavimento di un corridoio. Il risultato è in una foto di gruppo: un gruppo numeroso di studenti e studentesse posa davanti a diversi sacchi della spazzatura riempiti durante le pulizie.

Il collettivo lo rivendica così: "Gli studenti occupanti lo hanno fatto di nuovo". E promette di rifarlo, sera dopo sera. Anche loro chiamano in causa i media: "Siamo quei ragazzi che i giornali preferiscono sempre non inquadrare, perché non utili per la narrazione delle proteste studentesche".

 

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