intelligenza artificiale a scuola sfogo mamma

"Nella classe di mia figlia fotografano le verifiche e le fanno svolgere a Gemini. Così lei resta indietro e vive la scuola come frustrazione". Il grido d'allarme di una mamma diventa il "manifesto" di una intera generazione di piccoli alunni: l'IA è già entrata tra i banchi, e la scuola non sa ancora come starle dietro.

Lo sfogo arriva dalla lettera che una madre ha inviato alla redazione de La Tecnica della Scuola, e descrive quello che sua figlia vive ogni giorno in un liceo scientifico: una classe in cui, durante le prove scritte, una parte degli studenti fotografa il compito e lo passa a Gemini - o a qualsiasi altro modello di intelligenza artificiale - per ottenere la risposta in tempo reale.

Non è un episodio isolato, secondo quanto racconta la donna.

Indice

  1. Il problema non è solo lo smartphone
  2. "Una sensazione costante di inadeguatezza"
  3. L'IA non è il futuro. È già il presente

Il problema non è solo lo smartphone

È una dinamica che si ripete, che si è normalizzata, e che la scuola - almeno stando alla sua testimonianza - non riesce o non sa come fermare. Il problema, in altre parole, è strutturalmente più complesso di quanto sembri ed è la madre stessa a descrivere le modalità con cui i divieti vengono aggirati. 

"Il livello della classe risulta fittiziamente sempre più alto", scrive. Ed è qui che la questione cambia natura: non si tratta solo di qualche studente che copia. Si tratta di un effetto a catena che distorce la didattica, alza artificialmente l'asticella e trasforma i risultati in un parametro sempre meno affidabile.

"Una sensazione costante di inadeguatezza"

Il peso più grande, nella lettera, non è quello della scorrettezza in sé. È quello che questa dinamica produce sugli studenti che invece studiano davvero.

"La sensazione di fallimento diventa costante, anche se non è reale", si legge. Chi si prepara, si confronta con voti che non potrebbe raggiungere senza un modello generativo. Chi non imbroglia, inizia a chiedersi se il problema sia suo.

Il risultato, secondo la madre, è prima lo smarrimento, poi la frustrazione, infine la perdita di motivazione. "Chi frequenta un liceo per formarsi seriamente non può che demotivarsi", osserva.

È probabilmente il passaggio più doloroso dell'intera lettera, perché descrive descrive il modo in cui una persona giovane inizia a percepire sé stessa in relazione allo studio.

L'IA non è il futuro. È già il presente

La madre è diretta anche su un altro punto: "Per fisica, inglese, chimica e matematica l'IA è imbattibile."

E non è una percezione campata per aria. L'UNESCO, nelle sue linee guida del 2023 sull'intelligenza artificiale in ambito educativo, riconosce che questi strumenti riescono a produrre risposte difficilmente distinguibili da quelle umane.

L'OCSE, nei suoi report sull'impatto dell'IA nei sistemi scolastici, va nella stessa direzione: i modelli attuali sono già in grado di completare compiti accademici standard con un livello elevato di qualità.

Il rischio, sottolineato da più parti, è la distanza crescente tra il risultato ottenuto e l'apprendimento reale. Non a caso, le stesse linee guida UNESCO invitano esplicitamente a ripensare le pratiche di valutazione. Una verifica scritta classica, in questo contesto, misura sempre meno quello che dovrebbe misurare.

A cura della Redazione di Skuola.net Questo articolo è frutto del lavoro condiviso della redazione di Skuola.net (direttore Daniele Grassucci): un team di giornalisti, data analyst ed esperti del settore education che ogni giorno produce contenuti e approfondimenti originali, seleziona e verifica le notizie più rilevanti per studenti e famiglie, garantendo un'informazione gratuita, accurata e trasparente.
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