
A Napoli sono cinque i licei occupati dagli studenti in queste ore. Dopo il liceo scientifico Tito Lucrezio Caro, la mobilitazione si è allargata ai classici Umberto, Genovesi e Sannazaro e allo scientifico Mercalli. Le occupazioni richiamano le proteste in corso in Francia e le manifestazioni partite da Madrid.
Nei licei coinvolti cancelli chiusi e lezioni sospese sono ormai la realtà di queste ore. Gli studenti parlano di autogestione, la parola che torna in ogni occupazione scolastica italiana. La protesta napoletana si intreccia con un calendario di mobilitazioni che guarda già al mese di novembre.
Le ragioni dietro le occupazioni mescolano casi specifici di ogni istituto e battaglie più generali, dalle condizioni degli edifici al ddl sulla scuola del governo.
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Cinque licei napoletani occupati: le scuole coinvolte
La prima occupazione è partita dal liceo scientifico Tito Lucrezio Caro, in via Manzoni. È stata la scintilla che ha anticipato di qualche giorno l'ondata più ampia di proteste nei licei napoletani.
Oggi, 12 ottobre, sono arrivate altre quattro occupazioni in contemporanea. Nella stessa mattinata, gli studenti hanno preso i licei classici Umberto, Genovesi e Sannazaro e lo scientifico Mercalli.
Le cinque scuole coinvolte sono dunque il Tito Lucrezio Caro, l'Umberto, il Mercalli, il Sannazaro e il Genovesi. Sono sparse in diversi quartieri della città: Umberto e Mercalli sono a Chiaia, il Sannazaro al Vomero, il Genovesi in piazza del Gesù.
Edifici, servizi e ddl scuola: le ragioni della protesta
Gli studenti denunciano le condizioni degli edifici scolastici e la carenza di servizi. Al Sannazaro, per esempio, la palestra negli ultimi anni spesso non è risultata agibile, e ai disagi materiali si aggiunge la contestazione contro l'aumento delle spese militari.
Al Mercalli la protesta punta al ddl sulla scuola del governo, in particolare al tetto del 30% di studenti stranieri per classe, dove possibile, e al divieto di entrare a scuola con il burqa. Sono due misure contestate apertamente dagli studenti dell'istituto.
Contro l'inflazione e il caro affitti, la mobilitazione napoletana richiama le proteste studentesche in corso in Francia e le manifestazioni partite da Madrid. Motivi specifici di ogni scuola e questioni nazionali si sovrappongono nella stessa protesta.
Dallo sciopero per il clima al 20 novembre: i prossimi appuntamenti
Le occupazioni potrebbero proseguire almeno fino allo sciopero per il clima del 16 ottobre. È la prima data utile su cui si misurerà la tenuta della protesta.
Il 24 ottobre è in programma a Castel Volturno una protesta contro il progetto del governo di costruire in quel Comune un Cpr, centro di permanenza per i rimpatri. Molti studenti napoletani hanno già annunciato la partecipazione.
Il 20 novembre è invece la data dell'International Youth Strike, lo sciopero internazionale promosso da Rete della Conoscenza, Link e Unione degli Studenti. La mobilitazione è annunciata contro il riarmo e l'austerità, con richieste legate a giustizia climatica e sociale.
Secondo la nota delle tre organizzazioni, "da mesi vediamo aumentare le spese militari", mentre si ripete che per scuola, università, sanità, casa e welfare mancano le risorse. Il testo si chiude con un appello diretto: "il nostro futuro non ci verrà consegnato: è il momento di lottare per prendercelo".
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale.