
Una classe di quinta elementare di Marostica è finita al centro di una bufera politica nazionale dopo una gita scolastica a Trieste, dove i bambini hanno incontrato alcuni richiedenti asilo in Piazza Libertà.
Il caso ha letteralmente spaccato l'opinione pubblica: il Ministero dell'Istruzione ha già inviato gli ispettori nella scuola per verificare la regolarità del progetto, mentre la politica si scontra tra accuse di propaganda e difese del valore dell'empatia.
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Dal percorso a scuola alla piazza di Trieste
Ma facciamo un passo indietro per capire cosa è successo. Gli alunni della scuola Arpalice Cuman Pertile stavano seguendo un percorso di educazione civica incentrato sulla rotta balcanica (la via di terra percorsa dai migranti per raggiungere l'Europa).
Il viaggio d'istruzione a Trieste doveva essere il momento conclusivo: i bambini hanno aiutato l'associazione Linea d'Ombra a distribuire i pasti ai profughi. Tutto sembrava filare liscio, finché non è stato pubblicato un video sui social (poi rimosso) in cui si vedono dei bambini che raccontano il progetto. I bambini raccontano che, per capire davvero il dramma di queste persone, avevano persino fatto un'esperienza simbolica in classe, camminando bendati e scalzi. Da lì è scoppiato il caos.
Lo scontro: chi attacca e chi difende
La vicenda ha scatenato un vero e proprio scontro frontale, dividendo l'opinione pubblica e le istituzioni in due fazioni ben distinte.
Le accuse della politica e il nodo privacy
Da un lato, i partiti di centrodestra (Lega e Fratelli d'Italia) hanno presentato un'interrogazione parlamentare parlando di "propaganda politica" sui bambini. Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, si è detto pronto a sporgere denuncia contro chi ha usato i minori nei video social senza oscurarne i volti, definendo l'episodio gravissimo e contestando anche la scelta di portare alunni così piccoli in una piazza considerata poco sicura.
La difesa del Vescovo e la regolarità del progetto
Dall'altro lato, c'è chi difende a spada tratta l'operato delle maestre. Il vescovo di Trieste, Enrico Trevisi, ha sottolineato l'importanza di educare i più piccoli all'empatia e alla solidarietà verso chi soffre, definendolo un principio universale prima ancora che cristiano. Nel frattempo, l'ufficio scolastico ha precisato che l'attività non è stata un'improvvisata: il progetto era stato regolarmente approvato sia dagli organi competenti della scuola sia dai genitori degli studenti.
Cosa succede adesso?
Mentre il sindaco leghista di Marostica, Matteo Mozzo, ha preferito non commentare prima di un chiarimento ufficiale dell'istituto, l'opposizione consiliare ha chiesto di lasciare in pace maestre e bambini, criticando la strumentalizzazione della vicenda. Nel frattempo, la palla passa agli ispettori ministeriali inviati dal ministro Giuseppe Valditara, che dovranno valutare se siano state violate le linee guida scolastiche o la tutela della privacy dei minori.