education at a glance 2026

Dal 30% al 16% in dieci anni: i giovani che non studiano e non lavorano sono in netto calo stando all’ultimo rapporto Education at a Glance dell’Ocse, che mette a confronto l’Italia con gli altri Paesi industrializzati.

Il miglioramento riguarda anche la dispersione scolastica: oggi sono meno i 25-34enni che arrivano all’età adulta senza aver conseguito un diploma di scuola superiore.

Ma dove ci sono luci, ci sono anche ombre. Ecco quindi che il report segnala anche un dato meno incoraggiante: la spesa italiana per l’istruzione resta sotto la media Ocse, nonostante i progressi registrati sul fronte dei Neet e degli abbandoni.

Il quadro riguarda l’intero sistema scolastico e universitario italiano e restituisce quindi un’immagine in chiaroscuro: da una parte meno giovani esclusi da studio e lavoro, dall’altra investimenti che continuano a restare inferiori rispetto a quelli di molti altri Paesi.

Ecco cosa dicono i numeri e come questi temi vengono percepiti dagli studenti, che ogni giorno si confrontano con il rischio di restare fuori sia dai percorsi formativi sia dal mercato del lavoro.

Indice

  1. Neet e dispersione scolastica in calo dal 2015
  2. La spesa per l’istruzione resta sotto la media Ocse
  3. Il diploma protegge dalla disoccupazione, ma i laureati restano pochi

Neet e dispersione scolastica in calo dal 2015

Il dato più evidente riguarda i giovani tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non lavorano. Nel 2015 rappresentavano il 30% della loro fascia d’età. Nel 2025 la quota è scesa al 16%.

Il miglioramento è netto, anche se l’Italia continua a rimanere sopra la media Ocse, che nello stesso anno si ferma al 13%. La tendenza è positiva anche sul fronte della dispersione scolastica. La quota di 25-34enni senza un diploma di scuola secondaria superiore è infatti scesa dal 26% al 19% in dieci anni.

Secondo il rapporto Ocse, a contribuire a questo risultato sono state anche misure come Garanzia Giovani, il programma Gol e le Agende Nord e Sud, pensate per favorire il rientro dei giovani nei percorsi di formazione o accompagnarli verso il lavoro. I numeri, però, raccontano solo una parte della storia.

La spesa per l’istruzione resta sotto la media Ocse

Se Neet e dispersione diminuiscono, sul fronte degli investimenti il quadro cambia. Nel 2023 l’Italia ha destinato all’istruzione, dalla scuola primaria fino alla formazione post-secondaria, il 2,7% del Pil, contro una media Ocse del 3,1%.

Il divario resta evidente anche nell’università: la spesa italiana per l’istruzione terziaria si ferma allo 0,9% del Pil, mentre la media Ocse raggiunge l’1,1%. Una distanza che si riflette anche nel livello di istruzione della popolazione adulta.

Tra i 25 e i 64 anni, infatti, soltanto il 22% degli italiani possiede un titolo di istruzione terziaria, contro il 43% registrato in media nei Paesi Ocse. La differenza è quindi molto ampia: nel complesso dell’area Ocse, la quota di adulti con una laurea o un titolo equivalente è quasi doppia rispetto a quella italiana.

Il diploma protegge dalla disoccupazione, ma i laureati restano pochi

Avere un titolo di studio più elevato continua comunque a offrire un vantaggio concreto nel mercato del lavoro. Tra i giovani adulti con istruzione terziaria, il tasso di disoccupazione in Italia è sceso dal 16% del 2015 al 6% del 2025.

Anche sul fronte degli stipendi il livello di istruzione fa la differenza. I lavoratori italiani tra i 25 e i 64 anni con un titolo terziario guadagnano in media il 35% in più rispetto a chi possiede soltanto un diploma di scuola superiore.

Il vantaggio, però, cambia molto a seconda del titolo conseguito: è di appena il 4% per chi si ferma alla laurea triennale, ma sale al 44% per chi arriva a una laurea magistrale o a un dottorato. Resta infine aperto il nodo dell’età degli insegnanti.

Nel 2024 il 36% dei docenti italiani della scuola secondaria aveva almeno 55 anni, contro il 25% della media Ocse.

 

Ti piacciono notizie come questa?
Aggiungici ai preferiti su Google, seguici sul canale WhatsApp o su Google News.
Vorremmo pagare di più i medici: la proposta di Rocca, Presidente della Regione Lazio

Intervista con Francesco Rocca: il direttore Daniele Grassucci dialoga con Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio, per spiegare il ruolo concreto della Regione nella vita quotidiana di studen…

Guarda il video