
Una lettera arrivata da Tempio Pausania, in Sardegna, racconta la giornata di un ragazzo di seconda media schiacciato dai compiti pomeridiani. A scriverla è una mamma, che affida a Skuola.net un testo in cui si rivolge direttamente al ministro dell'Istruzione Valditara per denunciare un carico eccessivo di compiti che, a suo dire, trasforma i pomeriggi in un secondo turno di lavoro.
La madre parla di una situazione che non riguarda solo suo figlio, ma "moltissimi genitori in tutta Italia". Il filo conduttore della lettera è la preoccupazione per i livelli di ansia e stress che, scrive, finiscono per travolgere ragazzi ancora troppo giovani per reggerli.
La richiesta finale è concreta: ripensare il modo in cui viene assegnato il lavoro domestico agli studenti delle scuole medie.
Indice
La mamma di Tempio Pausania denuncia compiti eccessivi
La lettera porta la firma di una mamma che vive a Tempio Pausania e ha un figlio che frequenta la seconda classe della scuola secondaria di primo grado. Nel testo descrive una realtà che definisce "insostenibile", condivisa secondo lei da moltissime famiglie italiane.
Le parole scelte per raccontare la situazione dei ragazzi sono dirette: sono "letteralmente oberati da un carico eccessivo di compiti a casa e ore di studio". Non si tratta di un caso isolato, scrive, ma di una quotidianità che vive ogni giorno insieme al figlio.
La giornata che descrive non finisce con la campanella dell'uscita da scuola. Per molti studenti, scrive la madre, comincia "un secondo, estenuante turno pomeridiano" che dura ore e si protrae spesso "fino a sera inoltrata".
Compiti e verifiche aumentano ansia e stress
Il tempo che resta dopo i compiti, secondo la lettera, è pochissimo. "Il risultato di questa mole di lavoro è che non c'è più tempo per la famiglia, per il dialogo, per il riposo", scrive la madre, "e, aspetto non meno importante, per lo svago, lo sport e la socializzazione".
Un adolescente, continua, ha bisogno di "tempo per elaborare le proprie emozioni, per annoiarsi, per coltivare passioni e per vivere la propria età in modo sereno". Ridurre la vita di un dodicenne a una "maratona continua di studio e verifiche" rischia, scrive, di spegnere curiosità, creatività ed entusiasmo verso l'apprendimento.
Da qui nasce un legame diretto con "livelli di ansia e stress che non dovrebbero mai appartenere a questa fase della crescita". La conclusione della madre è netta: "la scuola dovrebbe essere un luogo di crescita armonica, non una fonte di esaurimento psicofisico".
La richiesta al Ministero: ripensare i compiti a casa
Alla fine della lettera arriva la richiesta concreta al ministro. La madre chiede di valutare "linee guida o interventi ministeriali mirati a ripensare e razionalizzare il carico di lavoro domestico".
L'obiettivo indicato nel testo è far sì che lo studio torni a essere "uno strumento di arricchimento e non un ostacolo alla vita stessa dei ragazzi". Una richiesta che la madre lega al bisogno degli adolescenti di avere tempo per elaborare le emozioni, annoiarsi e coltivare passioni.
La lettera si chiude affidandosi alla "sensibilità" del ministro verso il benessere dei figli e all'attenzione "alle istanze delle famiglie", con un ringraziamento finale per l'ascolto.
La lettera integrale
Le scrivo questa lettera vestendo i panni di una mamma che vive a Tempio Pausania, in Sardegna, e che ogni giorno condivide la quotidianità con un figlio frequentante la seconda classe della scuola secondaria di primo grado (la scuola media). Le scrivo mossa da una profonda preoccupazione che, ne sono certa, accomuna moltissimi genitori in tutta Italia.
Vorrei sottoporre alla Sua attenzione una realtà che sta diventando insostenibile: i nostri ragazzi sono letteralmente oberati da un carico eccessivo di compiti a casa e ore di studio. La giornata tipo di un ragazzo di seconda media non si conclude con il suono della campanella all'uscita da scuola. Per molti di loro, inizia un secondo, estenuante turno pomeridiano che dura ore, spesso protratte fino a sera inoltrata.
Il risultato di questa mole di lavoro è che non c'è più tempo per la famiglia, per il dialogo, per il riposo e, aspetto non meno importante, per lo svago, lo sport e la socializzazione. Un adolescente ha bisogno di tempo per elaborare le proprie emozioni, per annoiarsi, per coltivare passioni e per vivere la propria età in modo sereno.
Ridurre la vita di un dodicenne a una maratona continua di studio e verifiche rischia di spegnere la curiosità, la creatività e l'entusiasmo verso l'apprendimento, generando livelli di ansia e stress che non dovrebbero mai appartenere a questa fase della crescita. La scuola dovrebbe essere un luogo di crescita armonica, non una fonte di esaurimento psicofisico.
Confidando nella Sua sensibilità verso il benessere dei nostri figli e nella Sua attenzione alle istanze delle famiglie, Le chiedo di valutare linee guida o interventi ministeriali mirati a ripensare e razionalizzare il carico di lavoro domestico, affinché lo studio torni a essere uno strumento di arricchimento e non un ostacolo alla vita stessa dei ragazzi. Ringrazio per l'ascolto.
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale.