
Nella giornata di ieri, mercoledì 11 marzo, la polizia di South Fulton, vicino Atlanta, ha pubblicato un comunicato per invitare i genitori a controllare i pranzi al sacco dei figli. Notizia di per sé già abbastanza indicativa dello stato del mondo.
Il motivo? Un bambino era arrivato a scuola con una lattina di martini al limone - vodka, triple sec, succo di limone, 11% di alcol, circa il doppio di una birra normale - al posto del succo di frutta.
La polizia ha condiviso la foto del lunch box sui social. A prima vista sembrava tutto normale. Poi qualcuno ha letto l'etichetta.
La nota della polizia
Nel comunicato, gli agenti scrivono: "Quella NON è una Capri Sun. Quello NON è succo di mela. Questo è un classico kit da genitore che ha avuto una notte lunga".
La lattina di "Lemon Drop Martini" è prodotta da Cutwater, azienda di San Diego ed è facilmente reperibile al supermercato. Come è finita nello zaino di un alunno delle elementari?
Nessuno lo sa con certezza, ma le opzioni non sono molte: o il genitore era talmente esausto da non accorgersi dello scambio, o stava attraversando un momento abbastanza difficile da rendere quel dettaglio l'ultimo dei suoi problemi.
In ogni caso, il bambino sta bene.
Il fenomeno dei cocktail RTD
Una parte della storia riguarda anche il packaging. Fino a qualche anno fa le lattine di alluminio erano territorio quasi esclusivo di birre e bibite.
Poi è arrivata la moda dei cocktail RTD - Ready To Drink - e il mercato è cambiato radicalmente.
Dopo il 2020, complici il lockdown e la riscoperta dell'aperitivo casalingo, sugli scaffali dei supermercati sono comparse lattine di spritz, gin tonic, margarita e martini con grafiche curatissime, colori pastello, font minimal.
Esteticamente parlando, alcune sono quasi indistinguibili da una bevanda analcolica.