bismillah c est les tenebres
Il Post

Tutto comincia con un messaggio sospetto su Snapchat. Siamo in Francia, agli inizi di ottobre, quando in una chat utilizzata dagli studenti per organizzare le proteste compare un certo “Mamadou”.

Il suo messaggio è piuttosto bizzarro: mescola parole arabe, espressioni francesi e slang giovanile in modo talmente goffo da insospettire subito i ragazzi. Tra le frasi utilizzate ce n'è una in particolare: “Bismillah, c’est les ténèbres”, una frase poi diventata il simbolo delle proteste studentesche in Francia- 

E non solo: l'espressione ha ormai superato i confini della Francia, arrivando anche nelle piazze italiane. Ma perché proprio queste parole hanno conquistato così tanti giovani?

Indice

  1. Cosa significa “Bismillah, c’est les ténèbres”?
  2. Da dove nasce la frase? Il messaggio su Snapchat e i sospetti sulla polizia
  3. Perché gli studenti francesi hanno trasformato la frase in uno slogan?
  4. Dalla Francia all'Italia: lo slogan arriva anche nelle nostre piazze

Cosa significa “Bismillah, c’est les ténèbres”?

La traduzione letterale di “Bismillah, c’est les ténèbres” è più o meno “In nome di Dio, sono le tenebre”.

La prima parola, Bismillah, deriva dall'arabo e significa “in nome di Dio”. È un'espressione utilizzata tradizionalmente dai musulmani prima di iniziare un'attività, ma che nel linguaggio colloquiale di alcuni giovani francesi può assumere anche un significato simile a “andiamo” o “si comincia”.

La seconda parte, c’est les ténèbres, è invece francese e rimanda al buio, alle tenebre, ma anche a una situazione cupa o particolarmente negativa. Il punto è che, messe insieme, queste parole non costruiscono un'espressione dal significato preciso.

Da dove nasce la frase? Il messaggio su Snapchat e i sospetti sulla polizia

Tutto avrebbe avuto inizio nei primi giorni di ottobre 2026, quando sui social francesi ha cominciato a circolare lo screenshot di una conversazione su Snapchat.

Il protagonista era un account chiamato “Mamadou”, che chiedeva di essere aggiunto a un gruppo utilizzato dagli studenti per organizzare i blocchi degli istituti scolastici.

Nel messaggio comparivano espressioni arabe, parole del gergo giovanile francese e riferimenti alle proteste, mescolati in modo decisamente poco naturale. Tra questi, proprio “Bismillah, c’est les ténèbres”, accompagnato da altre frasi come “Quando c'è il blocco, wallah, fratello mio?”.

Agli occhi di molti studenti, quel tentativo di parlare come un adolescente risultava talmente forzato da suscitare immediatamente sospetti. Secondo alcuni manifestanti, dietro il profilo poteva nascondersi un agente di polizia intenzionato a infiltrarsi nelle chat private per raccogliere informazioni sulle proteste.

Questo non ha impedito allo screenshot di diventare virale, trasformandosi rapidamente in un meme.

Perché gli studenti francesi hanno trasformato la frase in uno slogan?

Così, gli studenti hanno iniziato a ripeterla per ridicolizzare quello che consideravano un goffo tentativo di imitare il loro linguaggio. Ma anche per denunciare gli stereotipi che, secondo alcuni manifestanti, emergerebbero dal messaggio.

L'accostamento di parole arabe, slang e riferimenti alle proteste è stato infatti interpretato da diversi giovani come una caricatura dei ragazzi di origine nordafricana, quasi a suggerire un collegamento automatico tra determinate comunità e comportamenti violenti.

Così, una frase nata in un contesto di sospetto e ironia è diventata un modo per esprimere dissenso, anche nei confronti degli stereotipi e dei rapporti tra giovani e forze dell'ordine.

Il meccanismo è quello tipico della cultura dei meme: si prende un contenuto percepito come assurdo, lo si ripete, lo si modifica e gli si attribuisce un nuovo significato condiviso.

Dalla Francia all'Italia: lo slogan arriva anche nelle nostre piazze

La popolarità dell'espressione non si è fermata ai confini francesi.

Il 9 ottobre lo slogan è comparso anche durante una manifestazione sindacale a Bruxelles, mentre il 13 ottobre è stato ripreso dall'attivista Greta Thunberg durante un incontro con gli studenti in protesta nella Seine-Saint-Denis, nell'area parigina.

Pochi giorni dopo, il 15 ottobre, la frase è arrivata anche nelle manifestazioni studentesche di Bologna, per poi essere utilizzata a Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre.

In questo passaggio da un Paese all'altro, il significato della frase si è progressivamente allargato: non soltanto una presa in giro del presunto infiltrato, ma anche un riferimento alla protesta giovanile e alla solidarietà tra studenti.

Da uno screenshot su Snapchat a un'espressione ripetuta nelle piazze di più Paesi europei: per comprendere il linguaggio delle nuove generazioni, non basta tradurre le parole. A volte è necessario conoscere la storia che si nasconde dietro di esse.

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