
Una studentessa di 17 anni, iscritta in un istituto superiore di Battipaglia, è stata bocciata per troppe assenze nonostante si trovi in coma da dicembre 2024 a causa di una grave patologia cerebrale.
La scuola l'ha giudicata "non classificata" (N.C.) negli scrutini finali, scatenando la dolorosa reazione del padre. Il genitore ha inviato una lettera all'istituto definendo il provvedimento "offensivo e disumano" e chiedendone l’annullamento.
Ma il dirigente scolastico difende la scelta facendo appello alla legge. Lo scontro, in altre parole, si muove tra rigore burocratico e buonsenso.
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La reazione della famiglia e la replica del preside
Il caso, sollevato dal quotidiano ‘Il Mattino’, mette in luce la disperazione di un padre che ha deciso di impugnare formalmente il provvedimento della scuola.
Secondo il genitore, la decisione è inaccettabile poiché una persona in stato vegetativo non può fisicamente presenziare alle lezioni né tantomeno dimostrare profitto o impegno tra i banchi. Per questo motivo ha chiesto ufficialmente alla scuola di annullare lo scrutinio, ricevere i dettagli scritti della procedura adottata e correggere la decisione.
La replica del dirigente scolastico dell'istituto, però, non va nella stessa direzione: sul piano normativo non era possibile procedere diversamente.
Il preside ha poi respinto con forza l'idea di una disattenzione o mancanza di empatia da parte della scuola. Tant'è che la giovane sarebbe stata ricordata in un momento pubblico organizzato dall'istituto, senza contare il fatto che una docente si sia recata personalmente a casa sua per farle visita.
Il dirigente ha poi chiarito la differenza sostanziale rispetto all'anno scolastico precedente, quando a giugno 2025 la ragazza era stata promossa alla classe successiva.
In quel caso, infatti, erano disponibili le valutazioni del primo quadrimestre (prima del malore di dicembre 2024) sulle quali formulare un giudizio complessivo.
Quest'anno, invece, la studentessa non ha potuto frequentare le lezioni, lasciando i professori privi di qualsiasi elemento valutativo su cui basare un voto.
Il labirinto della normativa e la ricerca di una soluzione
Dal punto di vista puramente burocratico, la scuola si è difesa applicando l'articolo 14 del Dpr 122/2009.
La legge impone agli studenti delle superiori di aver frequentato almeno il 75% del monte ore annuale delle lezioni per poter essere ammessi all'anno successivo o all'Esame di Stato.
È vero che il collegio dei docenti può prevedere delle deroghe per casi eccezionali o gravi motivi di salute, ma è anche vero che la norma pone un limite: la dispensa dalle assenze non si trasforma automaticamente in una promozione se mancano elementi sufficienti per una valutazione complessiva. Senza verifiche, interrogazioni o osservazioni, il consiglio di classe non ha i documenti necessari per procedere.
La vicenda ha inevitabilmente scosso l'opinione pubblica, dividendo chi sostiene la necessità di rispettare le regole amministrative pensate per la generalità dei casi e chi invoca invece il buonsenso di fronte a una tragica situazione limite.
Al momento, l'unica strada percorribile per ottenere una rettifica e andare incontro alla famiglia potrebbe risiedere in un intervento straordinario da parte dell'Ufficio Scolastico Regionale, anche se finora non è stata formalizzata alcuna ipotesi concreta.