Università, qualcosa si muove: più laureati e meno fuori corso. E c'è più lavoro

Notizie positive, almeno in parte, per il mondo dell'Università italiana. Il Rapporto 2018, elaborato dall'Anvur - l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario - conferma infatti alcune tendenze non proprio entusiasmanti ma evidenzia anche qualche novità rispetto a all'ultimo rapporto (quello del 2016) che lasciano ben sperare.

Più laureati, ma concentrati al Nord

Per quanto riguarda il numero dei laureati, infatti, da sempre siamo agli ultimi posti fra i paesi europei nella fascia d'età tra i 25 e i 34 anni. E anche nel 2017 il dato rimane tale: con il 26,9 per cento di laureati, precediamo la sola Romania; contro una media europea del 39 per cento. La quota, però, è in ascesa: i laureati, dal 2007 al 2017, sono cresciuti di 8 punti. Anche se, va detto, si concentrato soprattutto negli atenei del Nord Italia.

Prendere la laurea...conviene!

Ciò che fa la differenza, in negativo, rispetto al resto d'Europa - così come segnala Andrea Gavosto, presidente della Fondazione Agnelli su La Voce.info - è l’assenza di una formazione terziaria professionalizzante. Ci sono solo gli Istituti tecnici superiori e i corsi biennali non universitari, peraltro con numeri sconfortanti: solo 4mila iscritti.

Ricordiamo, però, ancora una volta che laurearsi è conveniente. Dal 2015 al 2017, complice la parziale ripresa economica, il tasso di occupazione dei laureati (sempre nella fascia 25-34 anni) è aumentato di ben 4 punti (arrivando al 66,2 per cento), mentre quello dei diplomati (63,6 per cento) è rimasto sostanzialmente stabile.

Numeri che crescono anche al Sud, ma onestamente si può fare di meglio: nelle regioni meridionali, il tasso di occupazione dei 24-35enni laureati è salito dal 41 per cento del 2014 al 47,2 per cento del 2017, mentre il tasso di disoccupazione è sceso dal 33,6 al 26,5 per cento.

Più immatricolati e meno abbandoni

Non solo prendere la laurea conviene, ma il rapporto Anvur segnala sia la ripresa delle immatricolazioni sia il calo degli abbandoni. Dopo la forte discesa negli anni della crisi, dal 2014 le immatricolazioni sono tornate a salire: in rapporto alla popolazione dei diciannovenni, siamo passati dal 46,2 al 50,3 per cento.

L'altra notizia degna di rilievo, come detto, è il calo degli abbandoni, piaga storica dell’università italiana, che si traduce in appena il 60 per cento degli immatricolati laureati entro otto anni dalla prima iscrizione. In particolare, il tasso di rinuncia dopo il primo anno - pari al 16 per cento dieci anni fa - è ora sceso al 12 per cento, lasciando presagire per il futuro un deciso aumento della percentuale di laureati.


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17 dicembre 2018 ore 15:00

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