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aula vuota università

In questi giorni un acceso dibattito ha scosso la realtà universitaria palermitana e, più in generale, il mondo accademico italiano. Tutto nasce da un post su Facebook di un professore della facoltà di Giurisprudenza dell'ateneo siciliano, che ha proposto una curiosa forma di boicottaggio contro il popolo ebreo sui social per quanto sta accadendo a Gaza.

Una dichiarazione che ha subito sollevato polemiche e condanne, sia da parte del rettore dell'istituto di pertinenza del docente che dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini.

Indice

  1. La frase che ha acceso lo scandalo
  2. La posizione dell’Università di Palermo
  3. La reazione del Governo
  4. La difesa del docente

La frase che ha acceso lo scandalo

"Cominciamo a far sentire gli amici ebrei soli, togliamo loro l'amicizia su Facebook": questa, come riportato dal 'Corriere della Sera', l'invito social della discordia.

Parole che non hanno lasciato grande spazio a interpretazioni, e che il professore ha poi ulteriormente approfondito: "Non voglio intromettermi in questioni che non mi riguardano direttamente ma, avendo a disposizione pochissimi strumenti per opporci all'Olocausto palestinese, un segnale, per quanto modesto, potrebbe consistere nel ritirare l'amicizia su Fb ai vostri 'amici' ebrei, anche a quelli 'buoni', che si dichiarano disgustati da quello che sta facendo il governo di Israele e le IdF... è una piccola, piccolissima cosa ma cominciamo a farli sentire soli, faccia a faccia con la mostruosità di cui sono complici".

Un messaggio che ha provocato una valanga di critiche e accuse di antisemitismo.

La posizione dell’Università di Palermo

Il rettore dell'Università palermitana si è subito dissociato dal gesto del professore, definendolo "un'iniziativa personale culturalmente pericolosa e lontana dai principi del nostro ateneo". E ancora: "Prendo le distanze da quanto dichiarato dal professore... Su temi complessi come il conflitto in Medio Oriente, la strada da percorrere deve essere quella del dialogo e del confronto critico, non dell'isolamento e di ciò che si avvicina a una censura ideologica".

La reazione del Governo

Anche la ministra dell’Università Anna Maria Bernini è intervenuta, parlando di una "presa di distanza netta e doverosa da affermazioni inaccettabili". Secondo la Bernini, le parole del professore non offendono "solo il popolo ebraico ma tutti coloro che si riconoscono nei valori del rispetto e della convivenza civile".

E ha aggiunto: "I conflitti si superano con il dialogo, non con l'isolamento, ed è solo attraverso questa via che si può costruire un autentico percorso di pace".

La difesa del docente

Travolto dalle polemiche, il docente ha provato a giustificare il suo punto di vista: "Accusarmi di antisemitismo è una panzana... Gli israeliani rappresentano una società che rispetto a quello che accade nel loro Paese sta dando una risposta flebile: io ho solo stigmatizzato il silenzio degli israeliani, così come avrei fatto con qualsiasi altro popolo". E infine ha aggiunto: "Mi dispiace che sia accaduto, al di là di tutto... Sono stato travolto da una valanga di insulti e minacce, che non mi sembra il modo giusto per regolare un dibattito civile". Basterà per far rientrare, almeno in parte, il caso?

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