
Un 60 non fa paura, un 100 non fa cultura: questa è una delle frasi tipiche che accompagnano i maturandi da quando la Riforma Berlinguer ha trasformato il nome della Maturità in Esame di Stato e la valutazione da sessantesimi a centesimi.
E non è solo un’esagerazione goliardica: la riduzione progressiva degli studenti respinti e l’inflazione dei 100 (magari con lode) hanno trasformato l’atto finale delle scuole superiori in una (quasi) formalità, da affrontare in scioltezza come una tesi universitaria, dove l’incognita è solo il voto finale ma non il conseguimento del titolo. Non è un caso che sia sempre più diffusa la tradizione di farsi accompagnare all’orale da amici e parenti, vestiti eleganti, in modo da essere già pronti per un post social che immortali i festeggiamenti.
Niente a che vedere con i tormenti che accompagnavano gli esami in sessantesimi, che hanno dato il via a una prolifica saga cinematografica: i dati più recenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, come fa notare il portale Skuola.net, ci raccontano infatti di un rito di passaggio dove, oggi, il lieto fine è praticamente garantito, con un tasso di promozione molto vicino al 100%. A patto di superare l'unico, vero sbarramento: lo scrutinio di ammissione.
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La "tagliola" è prima dell'esame (soprattutto in Sardegna)
Perché, per poter partecipare all’esame, da qualche anno a questa parte, bisogna aver raggiunto la sufficienza in tutte le materie, condotta inclusa: ecco quindi che il vero scoglio da affrontare è l’ammissione: non a caso, nel 2025, ben il 3,5% degli studenti di quinto superiore non è stato ammesso alla Maturità.
Le regioni con le maglie più strette in questa fase preliminare sono state la Sardegna (con ben il 7,1% di non ammessi), la Liguria (5,0%) e il Trentino-Alto Adige (4,6%). Al contrario, gli scrutini si sono rivelati decisamente più clementi in Molise (2,6% di respinti), Campania, Valle d'Aosta e Veneto (tutte al 2,9%).

Questo "filtro" preventivo operato dai Consigli di classe ha fatto sì che alle prove finali arrivassero solo gli studenti in grado di ottenere il diploma abbastanza agevolmente.
I dati, anche in questo senso, sono emblematici: la media nazionale di chi è stato bocciato durante l'esame dell’anno scorso, al termine delle prove, si è attestata a un microscopico 0,3%. Confermando quanto avviene da anni, con il dato che oscilla di poco rispetto a tale quota.
In sintesi: le vittime dell'ammissione sono infinitamente di più di quelle delle commissioni. Peraltro, il grosso della selezione è già stata operato strada facendo: ricordiamo, infatti, che la dispersione scolastica attualmente investe l’8,2% di giovani tra i 18 e i 24 anni, che hanno mollato la scuola prima di conseguire il diploma di Maturità.
Voti finali: i 100 doppiano i 60
Ma, tornando all’esame, cosa succede concretamente a chi riesce a sedersi davanti ai professori? I dati, anche qui, distruggono un altro falso mito rispetto alla difficoltà delle prove, rivelando che i voti alti sono numericamente superiori a quelli minimi. Nell'ultima tornata, coloro che si sono salvati in extremis diplomandosi con 60/100 sono stati appena il 4,9% a livello nazionale.
Guardando, invece, alla vetta della classifica, le eccellenze abbondano: il 7,1% degli studenti ha ottenuto un rotondo 100 (senza lode). A questi si aggiunge un ulteriore 2,8% (pari a quasi 14 mila candidati) che ha conquistato l'ambitissimo "100 e lode".
Sommando queste due fasce, scopriamo dunque che sfiora il 10% la quota di diplomati col massimo dei voti, una cifra esattamente doppia rispetto a chi si accontenta del 60. L'Esame di Stato, insomma, premia la maggioranza dei ragazzi con votazioni medio-alte.

La spaccatura geografica: il Sud domina sui voti massimi, il Nord sui 60
Esaminando le performance sul territorio nazionale, emerge poi una spaccatura ormai consolidata: il Mezzogiorno si conferma la vera "fucina" dei cervelloni d'Italia.
La Calabria domina incontrastata la classifica delle eccellenze: non solo vanta la percentuale più alta di "100 e lode" (6,1%), ma è anche la regione con il maggior numero di diplomati con 100 tondo, toccando quota 12,0%: in totale, quasi 1 maturando calabrese su 5 è arrivato al punteggio massimo.
Subito dietro, per quanto riguarda i 100 senza lode, troviamo la Sicilia (10,3%), la Puglia (9,9%) e la Campania (9,5%), affiancate da ottime performance anche in Basilicata (8,9%) e Molise (8,3%). Fuori dal Sud, merita una menzione l'Umbria, che si difende benissimo sia sui 100 (8,6%) sia sulle lodi (4,4%).
Al contrario, il Nord della Penisola mostra un quadro di maggiore rigidità nelle valutazioni apicali. In Valle d'Aosta la lode è un miraggio (0,3%) e i 100 senza lode si fermano al 3,0%.
Anche Lombardia (4,0% di 100), Piemonte (5,0%), Trentino-Alto Adige e Veneto (entrambi al 5,1%) registrano percentuali di voti massimi ben al di sotto della media nazionale.
Inoltre, proprio nelle regioni settentrionali si concentra il maggior numero di studenti usciti con il "punteggio di sopravvivenza" (60/100): la maglia nera spetta alla Lombardia (6,8%), tallonata dalla Liguria (6,4%) e dal Veneto (6,0%).
La lezione che se ne ricava è chiara: la sfida decisiva per i maturandi si gioca durante l'anno scolastico, per garantirsi l'ammissione. Invece, una volta decriptato il plico ministeriale, la strada verso il diploma è tutta in discesa.