I.T.I.S. G. Fauser - NO
La guerra fredda nel mondo e nello spazio
A cura di: Okae Fosu George Michael
Vittoria Patrick
Cremon Andrea
Classe 5ACA
Anno scolastico: 2009/2010
Premessa
Al fine della realizzazione di questa tesi d'esame abbiamo collaborato alla ricerca e alla stesura del materiale trovato tramite sistemi informatici e libri di testo.
Abbiamo voluto parlare di questo argomento perché, secondo il nostro punto di vista, il periodo seguente alla seconda Guerra Mondiale ha influenzato l'ambiente socio-economico e culturale della società moderna.
Per questo motivo ci siamo concentrati sulla situazione italiana durante la Guerra Fredda, e dei personaggi di rilevanza politica o economica che l'hanno caratterizzata; in particolar modo abbiamo voluto parlare di Enrico Mattei (Andrea Cremon) e di Aldo Moro (Vittoria Patrick e Okae Fosu George Michael), approfonditi anche tramite il progetto di cineforum svolto durante l'anno scolastico 2009/2010.
In conclusione abbiamo preso in considerazione, a causa della corsa allo spazio seguita da URSS e USA, il progetto dello Space Shuttle.
Indice
Capitolo 1 Il terrorismo in Italia
Situazione italiana nel 1960-1970
Terrorismo politico
Le Brigate Rosse
L'assassinio di Aldo Moro
Il declino del terrorismo italiano
Approfondimenti sul caso
Capitolo 2 La guerra fredda
2.1 La rottura della pace dopo la seconda guerra mondiale
2.2 Due visioni nel mondo
Il collasso della pace nel dopoguerra
Contenimento e guerra fredda
La guerra di Corea
Amministrazione Eisenhower e la rappresaglia massiccia
Eisenhower, operazione Solarium e more gang for the buck
Imperialismo yankee, decolonizzazione, operazione coperte e John Foster Dulles
Patti di difesa nel terzo mondo
America Latina ed Asia
La crisi di Suez
Minacce in entrambi i blocchi
Iran, petrolio e influenza comunista
La crisi dei missili di Cuba
Il pantano del Vietnam
SALT I e SALT II
L'assalto politico alla distensione negli Stati Uniti
Regan e il pericoloso aumento delle tensioni
Il collasso dell'Unione Sovietica
Capitolo 3 Lo space shuttle
3.1 La nascita del progetto
3.2 Caratteristiche e nozioni tecniche sullo space shuttle
3.3 Impieghi dell'STS
3.4 Profilo di missione
3.5 I miglioramenti dello space shuttle
Capitolo 4 Endoreattore a propellente solido
4.1 Velocità di combustione
4.2 Bruciatore a barra
4.3 Influenza del propellente
4.4 Influenza della pressione nella camera di combustione
4.5 Influenza della temperatura
4.6 Influenza del flusso dei gas
4.7 Influenza dell'accelerazione del veicolo
4.8 Pressione di equilibrio in camera di combustione
4.9 Il grano di propellente solido
4.10 Propellenti solidi
4.11 Propellenti solidi omogenei a doppia base
4.12 Propellenti solidi eterogenei o compositi
4.13 Ossidanti
4.14 Combustibile
Capitolo 5 Materiali compositi
5.1 Schermatura space shuttle
5.2 Controlli non distruttivi
1. Il terrorismo: premessa
Arma brutale, efficace e spettacolare, il terrorismo ha accompagnato le vicende politiche di questo secolo adattandosi alle più diverse situazioni. Una galassia in movimento che è difficile, ma non impossibile, sondare.
Se si escludono le guerre, non esiste altra forma di violenza politica più importante di quella che va sotto il nome di terrorismo. Così come è stato per le guerre, anche la violenza terroristica ha raggiunto il suo apice nel XX secolo, sviluppandosi progressivamente, sia in termini quantitativi sia in termini geografici, tanto che si può dire oggi che non esista Paese che non abbia avuto a che fare con il terrorismo.
Negli ultimi cento anni, poi, la presenza del terrorismo si è impostata con una forza drammaticamente crescente, sia per la frequenza e l'intensità degli episodi terroristici, sia per la quantità di violenza prodotta, sproporzionata rispetto ai mezzi solitamente utilizzati, tanto che accanto al modello del terrorismo “contro lo Stato” se ne può proporre un altro, di terrorismo “di Stato”. È da tenere presente poi che quello che era un tempo un fenomeno eccezionale e abnorme, è oggi quasi un elemento della vita quotidiana.
Il ricorso a forme di terrorismo si associa dunque alle dimensioni della lotta politica ed è particolarmente intenso nei Paesi più sviluppati del mondo. Ciò significa che nella stessa misura con cui cresce la quantità di persone che si occupano di politica, così aumentano le possibilità di tensione tra gruppi sociali e ideologie politiche.
Per tanti versi il terrorismo appare inafferrabile e mobilissimo: alle motivazioni ideologiche spesso si possono sostituire quelle religiose, ma anche quelle politiche. Ma l'aspetto che forse lascia più attoniti di fronte ad un tentativo di valutazione globale è l'indiscriminatezza dei possibili obiettivi dei movimenti terroristici: neppure i Paesi che hanno realizzato gli standard democratici più alti ne sono esenti, vanificando così ogni tentativo di interpretazione troppo unilaterale di questa problematica.
1.1 La situazione italiana tra gli anni '60 e '70
Negli anni Sessanta l'opportunità di un cambiamento politico, rispetto agli anni precedenti, tardò a verificarsi. Le resistenze all'apertura ai socialisti nella politica erano considerevoli e provenivano principalmente da centri economici e finanziari privati e da una parte consistente del mondo cattolico, dotati di grande influenza sulla DC, e ostili al socialismo e al comunismo. Nel 1960 il governo presieduto dal democristiano Fernando Tambroni, per ottenere la maggioranza in parlamento fece ricorso ai voti del partito neofascista del Movimento sociale. Ne erano conseguiti disordini e manifestazioni in molte città. I momenti di crisi attraversati nel 1960 rafforzarono gli orientamenti di cauta apertura ai socialisti del nuovo segretario della DC, Aldo Moro, eletto nel 1959, e destinato a diventare l'artefice della politica di centro-sinistra.
Con le elezioni politiche del 1963, la DC perse molti consensi soprattutto al nord. Alla fine del 1963, Aldo Moro, riuscì a formare una coalizione organica di governo con il PSI, comprendente oltre alla DC e ai socialisti, i socialdemocratici e i repubblicani. Tale coalizione durò fino al 1968. Con i governi organici di centro-sinistra iniziò una nuova fase della vita italiana contrassegnata da grandi fermenti, da contraddizioni e da difficoltà.
La prima questione che dovettero affrontare i governi di centro-sinistra presieduti da Moro fu il superamento della recessione economica iniziata nel 1963. Elemento di novità in questi anni fu il considerevole aumento della forza contrattuale dei sindacati dei lavoratori, conseguita anche mediante una maggiore unità sindacale e il superamento di vecchie divisioni. Nella DC intanto si venne rafforzando la corrente di centro che aveva assunto la segreteria con Mariano Rumor. Tale corrente democristiana dava della politica di centro-sinistra un'interpretazione più moderata di quella seguita da Aldo Moro, il quale risultò progressivamente isolato dal suo stesso partito.
Le elezioni politiche del 1968 videro una ripresa della DC, ma delusero le attese del partito socialista. Moro pagò così l'insuccesso e venne messo da parte.
Intanto, sia in Italia che nel resto del mondo, si vennero a verificare fatti che vengono indicati con una sola parola: il Sessantotto. Gli eventi che si susseguirono dalla guerra in Vietnam, alla “primavera di Praga”, dallo scontro tra Unione Sovietica e Cina, ai moti del “maggio francese” ebbero in Italia echi profondi ma contrastanti e vennero ad alimentare le tensioni. Ad aggravare ulteriormente la tensione si inserirono azioni criminali, condotte da gruppi della destra eversiva con la complicità occulta di personaggi appartenenti a corpi dello Stato, che misero in atto una strategia della tensione, al fine di creare le condizioni di una svolta politica autoritaria. La strage provocata da una bomba situata all'interno della Banca nazionale dell'Agricoltura di Milano, in piazza Fontana, il 12 dicembre 1969 fu soltanto il primo tra i numerosi attentati che si susseguiranno durante il corso degli anni Settanta.
Con l'avvio degli anni Settanta si aprì in Italia un lungo periodo di instabilità politica, in cui le minacce portate, da destra e da sinistra, all'ordine democratico si accompagnarono a crescenti difficoltà del sistema economico.
1.2 Terrorismo politico
Il volto dell'Italia alla metà degli anni Settanta era quello di una nazione precipitata in una situazione di grave malessere, benché ancora ricca di iniziative e di capacità di reazione. Mentre crescevano i disordini alimentati dai gruppi della sinistra extra-parlamentare, e dall'altra parte, avanzava la strategia del terrore con altre stragi tra la popolazione civile, incominciarono ad operare movimenti clandestini armati, come le Brigate Rosse, che fecero degli attentati (contro magistrati, dirigenti industriali, amministratori pubblici, giornalisti, dirigenti sindacali) e dell'omicidio politico la loro arma principale, con l'intento di trascinare il Paese in una guerra civile preludio di un'immaginata rivoluzione comunista. Dopo molte incertezze anche il sistema politico basato sui partiti parlamentari, incominciò a reagire alla duplice sfida della crisi economica e del terrorismo di destra e di sinistra. Fatto saliente di questa fase politica fu la crescita elettorale del PCI, guidato da Enrico Berlinguer, che nel 1973 aveva lanciato la strategia del compromesso storico, cioè di un rinnovato incontro tra comunisti e cattolici. Nelle elezioni politiche del 1976 il PCI raggiunse una vetta mai toccata prima. Anche la DC, che appariva negli anni precedenti in declino, si risollevò. In quella situazione era difficile pensare ad una stabilizzazione politica senza qualche accordo tra i due maggiori partiti, del governo e dell'opposizione: anche il PSI proponeva la realizzazione di “equilibri più avanzati” sul piano politico.
1.3 Le Brigate Rosse
Le Brigate Rosse sono un'organizzazione terroristica clandestina di estrema sinistra fondata nel 1969 da esponenti del movimento studentesco trentino, quali Renato Curcio, Mara Cagol, da ex militanti comunisti (Alberto Franceschini) e da dirigenti dei nuclei estremisti di fabbrica (Mario Moretti). I membri si proponevano, tra l'altro, di inasprire le lotte sociali contro il sistema capitalistico, separare il Partito comunista, giudicato imborghesito alla base e ostacolare la politica di alleanza tra PCI e DC.
La concezione del movimento era quella di un'avanguardia di massa che “deve indicare il cammino per il raggiungimento del potere e l'instaurazione della dittatura del proletariato”: gli aderenti si muovevano sulla base delle decisioni di quella che era definita “direzione strategica”, che definiva azioni mirate alla disarticolazione del potere politico statale. L'espressione della direzione strategica erano le cosiddette “risoluzioni strategiche”, documenti di analisi politica che di volta in volta indicavano gli obiettivi primari da raggiungere e il modo (azioni armate) attraverso il quale raggiungere gli stessi.
Nella storia delle Brigate Rosse si possono distinguere sostanzialmente tre fasi:
- La propaganda armata (1970-1974);
- L'attacco al cuore dello Stato (1974-1980);
- La divisione e la dissoluzione (1981-1988).
Esse esordirono tra il 1972 e il 1973 colpendo alcune strutture produttive del sistema capitalistico (Sit-Siemens, Fiat, Pirelli) con attentati e sabotaggi alle fabbriche. Poi passarono a colpire oltre alle istituzioni anche le persone che in qualche modo le rappresentavano: alcuni dirigenti di grandi complessi industriali, tra cui Fiat, Sit-Siemens, Alfa Romeo, … furono rapiti e sottoposti ad umilianti “processi popolari”. Nell'autunno del 1973 vennero decisi tre settori di attività: grandi fabbriche, lotta alla controrivoluzione e settore logistico che, di lì a poco, con la diffusione dell'organizzazione nel Nord Italia, vennero trasformati in “fronti”. Cominciò così la fase più violenta della lotta armata con una serie di sequestri e ferimenti “dimostrativi” ai danni di magistrati, capi della polizia, giornalisti militanti politici e sindacali. Curcio e Franceschini vennero arrestati nel settembre del 1974, e ad ottobre si riunì la prima direzione strategica delle BR, in cui venne ridefinita la struttura dell'organizzazione alla luce degli arresti di Curcio e Franceschini che evasero l'anno seguente grazie a un raid compiuto dai loro compagni, guidati dalla Cagol, compagna di Curcio, poi uccisa nel giugno del 1975 in uno scontro a fuoco con le forze dell'ordine. Curcio fu nuovamente catturato dopo pochi mesi. Nel 1976 l'organizzazione fu praticamente rifondata e le BR decisero di alzare il livello dello scontro con le istituzioni decidendo di attaccare il “cuore dello Stato”.
Molte furono le vittime degli attentati delle Brigate Rosse: oltre ai numerosissimi morti tra le forze dell'ordine, che danno significativamente le dimensioni della portata quasi militare della lotta terroristica, l'organizzazione colpì semplici operai, come il genovese Guido Rossa colpevole di aver denunciato alla polizia un compagno di fabbrica sospettato di attività terroristica; giornalisti, come Carlo Casalegno, vicedirettore de “La Stampa”, e Walter Tobagi, del “Corriere della Sera”; professori universitari, come Vittorio Bachelet.
L'azione terroristica più importante e clamorosa fu sicuramente il sequestro di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, che si aprì con la strage della scorta in via Fani, a Roma, il 16 marzo 1978, e si chiuse, quasi due mesi dopo, il 9 maggio, con l'uccisione dello statista. L'attività delle BR andrà calando solo negli anni Ottanta sia a causa di fratture interne, sia a causa di un intervento più duro da parte dello Stato, che con l'istituzione di un corpo speciale anti-terrorismo, l'approvazione di leggi più dure nei confronti dei terroristi, con sconti di pena in caso di pentimento e l'inserimento di infiltrati, riuscì ad arrestare la maggior parte dei militanti. Nel 1981 si concluse definitivamente il percorso unitario delle BR. Nonostante nel 1987 venne sancita “la chiusura unitaria dell'esperienza storica delle BR”, alcuni militanti compirono un attentato mortale contro il senatore democristiano Roberto Ruffilli. Nell'autunno del 1988, un'ondata di arresti, pose fine anche all'attività di quest'ultimo gruppo.
1.4 L'attacco al cuore dello Stato: l'assassinio di Aldo Moro
Con le elezioni del 1976, in cui il PCI aveva raggiunto una vetta mai toccata prima, s'insediò il governo guidato dall'on. Giulio Andreotti. In questo periodo, tutte le componenti sociali chiedono una svolta e davanti alla situazione di crisi totale che continua ad investire gli istituti e i valori della società, la domanda che nasce dal Paese appare sempre più omogenea e comune sia ai ceti moderati che a quelli progressisti: una politica economica più attiva, la tutela dell'ordine pubblico che continua a deteriorarsi sotto la pressione della violenza politica e della criminalità comune. Ma se comuni sono le richieste, diverse sono le prospettive in cui esse s'insediano. Di fronte e in contrasto con le aspirazioni al ristabilimento dell'ordine e della normalità espresse dai ceti che si riconoscono nei vecchi modelli sociali e politici, stanno le attese di quelle forze che s'identificano con la sinistra politica. Per queste forze la garanzia della svolta è costituita dall'ingresso ormai avvenuto del PCI nell'area del potere e dal suo crescente peso nelle decisioni di governo.
Il governo instaurato nel 1976 dall'on. Andreotti entrò in crisi. L'ultimo atto della crisi di governo coincideva con quello che giustamente veniva definito come l'episodio più drammatico del dopoguerra: il rapimento di Aldo Moro da parte delle BR.
Nelle ultime settimane di febbraio e ai primi di marzo il negoziato tra i partiti sul programma di governo passava in secondo piano; tutto il dibattito si riduceva ad un serrato confronto all'interno della DC fra i gruppi che sostenevano la soluzione di una maggioranza con il PCI e quelli che gli erano ostili. Fondamentale e decisivo era il ruolo di Aldo Moro nel mettere d'accordo le varie componenti del partito su di una soluzione unitaria che prevedeva il varo di un governo democristiano sostenuto da una maggioranza di comunisti, socialisti, repubblicani, socialdemocratici. La soluzione era tuttavia a termine prefigurando chiaramente che la durata del governo non sarebbe andata oltre l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, prevista per il dicembre 1978: veniva così rinviata di un anno la scelta fra l'ingresso del PCI nel governo e le elezioni anticipate.
Raggiunto l'accordo in seno alla DC, l'on. Andreotti procedeva alla formazione del governo.
I partiti che si erano impegnati a sostenere il governo e in particolare i comunisti, che avevano preannunciato un rinnovamento almeno parziale, rimanevano sconcertati e si apprestavano a movimentare il dibattito parlamentare con le loro critiche e le loro pretese quando il Paese venne sconvolto da una drammatica notizia.
La mattina del 16 marzo un commando di brigatisti rossi, bloccata l'auto dell'on. Moro a poca distanza da casa sua e uccisi con un'azione fulminea i cinque agenti di scorta, rapiva il Presidente della DC. La notizia rapidamente diffusa provocava la più profonda sensazione nel Paese.
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