
Diplomi facili, esami mai sostenuti e documenti che, secondo gli investigatori, sarebbero stati preparati a tavolino. È questo il quadro dell’inchiesta che ha portato al sequestro di un istituto paritario in Campania e all’iscrizione di 9 persone nel registro degli indagati.
Una vicenda che arriva proprio nei giorni della Maturità 2026 e che fa un certo rumore, perché tocca un punto molto sensibile: il valore del diploma.
Mentre migliaia di studenti stanno affrontando le prove scritte, orali, ansia e notti sui libri, secondo l’accusa ci sarebbe stato chi avrebbe trasformato il percorso scolastico in una scorciatoia a pagamento.
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La vicenda: cosa è successo
Il sequestro riguarda una società attiva nel settore della formazione paritaria, con sede legale a Caserta e sedi operative ad Acerra, in provincia di Napoli, e Orta di Atella, nel Casertano.
L’inchiesta è stata condotta dalla Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Nola. Secondo quanto emerso, l’istituto sarebbe diventato una sorta di meta per studenti provenienti anche da altre regioni italiane, attirati dalla possibilità di ottenere più facilmente il titolo.
Non si parla quindi solo di irregolarità burocratiche, ma di un sistema che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe permesso ad alcuni candidati di arrivare al diploma senza seguire davvero il percorso previsto.
Studenti da tutta Italia e presenze “fantasma”
Uno degli aspetti più forti dell’indagine riguarda la provenienza degli studenti. Alcuni candidati, secondo gli investigatori, sarebbero stati residenti fuori dalla Campania, in particolare in regioni come Lombardia, Piemonte e Sardegna, ma avrebbero indicato un domicilio nel Napoletano.
Grazie ad una sapiente artefazione dei registri elettronici e dei documenti, alcuni di questi sarebbero risultati regolarmente presenti sia a lezione che alle prove d'esame per l'ammissione alla Maturità.
Il punto è che, secondo la ricostruzione, una parte di loro non si sarebbe mai presentata fisicamente nell’istituto per sostenere gli esami. Eppure, nei documenti, quelle prove risultavano svolte.
Da qui l’accusa: la documentazione relativa agli esami sarebbe stata falsamente predisposta dagli indagati, facendo apparire regolare un percorso che, secondo gli inquirenti, regolare non era.
Le accuse: associazione per delinquere e falso in atto pubblico
Nei confronti dei 9 indagati è stato emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari. Le ipotesi di reato sono associazione per delinquere e falso in atto pubblico, finalizzati al rilascio di diplomi di idoneità alla frequenza della quinta classe della scuola secondaria di secondo grado.
Spiegato in modo semplice: secondo l’accusa, sarebbero stati prodotti o utilizzati atti falsi per certificare passaggi scolastici che avrebbero permesso agli studenti di arrivare all’ultimo anno e poi al diploma.
Tra le anomalie riscontrate dagli investigatori ci sarebbero anche firme molto simili tra loro, elaborati mancanti o senza indicazione dell’autore e aule considerate non adeguate a ospitare tutti i candidati che risultavano presenti alle prove.
Inoltre, sembra che la società oggi sequestrata rappresenti la prosecuzione dell’attività dell’istituto paritario originariamente finito sotto indagine e successivamente cessato.