
Maturità che parte con il segno più, sia per numero di candidati - 527.747 per la precisione contro i 524.415 del 2026 - che per percentuale di ammessi al 96,8% contro il 96,5% di 12 mesi fa.
Un dato che rassicura e che conferma un trend in atto ormai da tempo - le proporzioni tra ammessi e fermati prima dell’esame sono simili da anni - ma che si sbriciola non appena si allarga la lente d'ingrandimento sulla mappa del Paese.
L'Italia delle ammissioni, infatti, viaggia a due velocità: se in regioni come il Molise o il Veneto i bocciati pre-esame si contano sulle dita di una mano, in territori come la Sardegna il tasso di non ammessi schizza addirittura al 7%, segnando un gap clamoroso col resto d’Italia.
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L'identikit della Maturità 2026: crescono i candidati, in cattedra quasi 14mila commissioni
Prima di addentrarsi nella giungla delle percentuali regionali, i dati rilasciati dal Ministero dell'Istruzione e del Merito permettono di delineare i contorni esatti di questa edizione.
I partecipanti sono in leggero aumento (+0,6% rispetto al 2025). Nel dettaglio, i candidati interni ammontano a 513.738 (in crescita dello 0,5%). Ma a fare il vero balzo in avanti sono i privatisti: 14.009 studenti esterni tenteranno l'impresa, con un sostanzioso +7,2% sull'anno precedente.
Analizzando i percorsi di provenienza, i Licei continuano a fare la parte del leone, con ben 273.959 candidati. Seguono gli istituti Tecnici (167.104) e i Professionali (86.684).
A giudicarli ci saranno 13.996 commissioni – composte dalla classica formula mista (un Presidente, due commissari esterni e due interni) – che si sono insediate proprio oggi, 16 giugno, per ultimare i preparativi in vista della seconda prova di indirizzo fissata per venerdì 19 giugno.
La geografia dei "non ammessi": scoppia il caso Sardegna
Tornando al traguardo delle ammissioni, il documento ministeriale offre uno spaccato sorprendente sulle differenze di severità tra i vari consigli di classe della Penisola. La vera criticità emerge guardando soprattutto ai territori bagnati dal mare: scoppia, infatti, il "caso Sardegna". L'isola, ancora una volta, veste di netto l'ingrata maglia nera d'Italia con il 7,0% di non ammessi: un tasso di respinti pre-esame che è più del doppio rispetto alla media nazionale (3,2%).
A farle compagnia nelle retrovie c'è la Liguria, che applica una selezione altrettanto spietata, fermando il 5,5% dei candidati. Sopra la soglia d'allarme della media nazionale si piazzano anche la Sicilia (3,7%), il Trentino-Alto Adige (3,6%), la Toscana (3,5%) e la Calabria (3,4%).
Le regioni più "clementi": Molise e Veneto in testa
Basta però risalire lo Stivale per trovare aree dove la bocciatura all'ultimo anno è un evento quasi eccezionale. Il Molise è la regione più virtuosa (o più "accomodante”, dipende dai punti di vista) del 2026, lasciando a casa appena il 2,3% degli iscritti (con un tasso di ammissione record del 97,7%).
Pochissimi esclusi anche in Veneto, dove si ferma a un passo dal traguardo solo il 2,7% degli alunni di quinto, tallonati a stretto giro dall'Emilia-Romagna e dalla Basilicata, entrambe con appena il 2,8% di non ammessi.
Infine, il grande "blocco del 3%": c'è, infatti, una nutrita fetta d'Italia che si attesta in modo incredibilmente uniforme su un tasso di non ammissione del 3,0% esatto. Ne fanno parte colossi demografici e territoriali ben distanti tra loro, come Lombardia, Lazio e Campania. E altre regioni di rilievo, quali Abruzzo, Marche e Umbria.