
Appena escono i nomi dei commissari esterni della Maturità 2026, succede sempre la stessa cosa: prima si cerca la propria commissione sul portale del Ministero, poi parte la seconda fase. Quella più “investigativa”.
Nome e cognome alla mano, migliaia di maturandi iniziano a cercare i commissari su Google, Instagram, TikTok, Facebook, LinkedIn e ovunque sia possibile trovare qualche informazione in più.
Un classico pre-esame: capire chi saranno i prof esterni, che materia insegnano, da quale scuola arrivano e, magari, che tipo di presenza hanno online.
Ma attenzione: cercare informazioni pubbliche è una cosa, trasformarsi in stalker digitali è un’altra. Questa guida serve a orientarsi con buon senso: solo una piccola “indagine” social per farsi un’idea.
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Indice
- Prima regola: parti sempre dal portale MIM
- Cerca nome e cognome, ma occhio agli omonimi
- Usa la materia come indizio
- Controlla la bio, non interpretare troppo i contenuti
- Instagram: cosa puoi vedere davvero
- TikTok: meno profili prof, più rischio confusione
- Google può aiutare più dei social
- Cosa NON fare mai
- Come usare le informazioni senza andare in ansia
- Il metodo migliore: verifica, confronta, respira
Prima regola: parti sempre dal portale MIM
Prima di aprire Instagram o TikTok, la fonte da cui partire resta una sola: il portale ufficiale del Ministero dell’Istruzione e del Merito, dove vengono pubblicate le commissioni dell’Esame di Stato attraverso il servizio dedicato.
Per la Maturità 2026, la commissione è composta da presidente esterno, due commissari esterni e due commissari interni per ciascuna classe.
Il portale ti serve per recuperare le informazioni corrette: nome, cognome, materia, scuola o classe abbinata. Senza questi dati, la ricerca sui social rischia di diventare un caos di omonimi, profili sbagliati e falsi allarmi in chat.
Cerca nome e cognome, ma occhio agli omonimi
Il primo passo è il più semplice: cercare il nome completo del commissario su Instagram o TikTok. Meglio partire con la forma esatta, quindi:
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nome + cognome
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nome.cognome
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nome_cognome
-
cognome.nome
Molti account social usano combinazioni abbastanza riconoscibili, ma non sempre il nome utente coincide con il nome reale. Per questo è importante non fermarsi al primo profilo che sembra plausibile.
Se trovi un account con lo stesso nome del commissario, controlla sempre altri elementi: città, scuola, materia, bio, eventuali contenuti pubblici. Un nome uguale non basta per dire “è lui” o “è lei”.
Usa la materia come indizio
La materia può aiutare tantissimo. Se il commissario esterno insegna italiano, matematica, inglese, economia aziendale o una disciplina di indirizzo, prova a cercare combinazioni come:
- nome cognome + prof
- nome cognome + docente
- nome cognome + scuola
- nome cognome + materia
A volte i docenti non hanno profili social molto attivi, ma possono comparire in contenuti pubblicati da scuole, progetti, eventi, conferenze, orientamento, laboratori o pagine istituzionali.
Su TikTok, invece, è meno frequente trovare profili professionali di docenti, ma può capitare di incrociare video pubblici, commenti o contenuti collegati alla scuola. Anche qui vale la stessa regola: se non ci sono elementi chiari, non dare per certo nulla.
Controlla la bio, non interpretare troppo i contenuti
Se trovi un profilo pubblico, la bio può essere più utile di cento post. Cerca elementi semplici: professione, città, scuola, materia insegnata, interessi pubblici.
Quello che invece non conviene fare è interpretare troppo foto, caption o video. Un profilo social racconta solo una parte della persona, spesso fuori dal contesto scolastico.
Non è detto che un commissario molto ironico online sia “facile” all’esame, così come un profilo serio non significa automaticamente interrogazione impossibile. Insomma: usa i social per orientarti, non per costruire leggende metropolitane.
Instagram: cosa puoi vedere davvero
Su Instagram, la differenza principale è tra profili pubblici e privati. Instagram spiega che, se un account è privato, solo i follower approvati possono vedere i post; se è pubblico, i contenuti sono visibili agli utenti della piattaforma.
Quindi, se il profilo è privato, la ricerca finisce lì. Non serve mandare richieste sospette, usare account secondari o chiedere ad altri di “indagare”. Se il commissario ha scelto di tenere il profilo chiuso, va rispettato.
Se invece il profilo è pubblico, limitati a osservare le informazioni disponibili: bio, contenuti pubblici, eventuali riferimenti professionali. Non commentare, non scrivere in DM, non taggare il docente nelle storie.
TikTok: meno profili prof, più rischio confusione
Su TikTok la ricerca può essere più complicata, perché molti utenti usano nickname, abbreviazioni o nomi non completi. Anche TikTok distingue tra account pubblici e privati: con un account privato, solo le persone approvate possono seguire l’utente e vedere i suoi contenuti.
Se trovi un profilo che potrebbe appartenere a un commissario, controlla bene prima di trarre conclusioni. Su TikTok è ancora più facile sbagliare persona, soprattutto se il nome è comune o se l’account non contiene riferimenti chiari alla scuola o alla professione.
Google può aiutare più dei social
A volte il modo più efficace per trovare informazioni su un commissario non è Instagram né TikTok, ma Google. Una semplice ricerca con nome, cognome, materia e città può portare a pagine scolastiche, documenti pubblici, vecchie comunicazioni, progetti didattici o pagine di istituti.
Questo può essere utile soprattutto per capire se il docente insegna effettivamente quella materia e in quale scuola lavora. Anche in questo caso, però, bisogna evitare conclusioni affrettate: le informazioni online possono essere vecchie, incomplete o riferite a omonimi.
Cosa NON fare mai
La guida investigativa ha dei limiti chiarissimi. Eccoli:
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Non scrivere ai commissari in DM.
Non è opportuno, può essere invasivo e non ti darà nessun vantaggio.
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Non mandare richieste a profili privati solo per “spiare”.
Se un account è chiuso, va rispettato.
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Non creare account fake.
È una pessima idea e rischia solo di creare problemi.
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Non diffondere screenshot nelle chat di classe.
Soprattutto se contengono foto, familiari, commenti o informazioni personali.
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Non giudicare un commissario dai social.
Un post, una foto o una bio non dicono come sarà all’esame.
Come usare le informazioni senza andare in ansia
Anche se trovi il profilo di un commissario, la cosa più utile è restare lucidi. Sapere qualcosa in più può togliere un po’ di mistero, ma non cambia la preparazione.
Le cose che contano davvero restano altre: programma svolto, materie affidate agli esterni, griglia di valutazione, simulazioni, collegamenti per l’orale e indicazioni dei tuoi docenti.
I social possono darti qualche indizio, ma non devono diventare una fonte di panico. Il commissario non si “batte” cercandolo su TikTok: si affronta arrivando preparati.
Il metodo migliore: verifica, confronta, respira
Se vuoi fare una ricerca sensata, segui questo ordine:
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prima recupera i nomi dal portale MIM;
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poi controlla eventuali informazioni pubbliche su scuola, materia e città;
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solo dopo cerca eventuali profili social;
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infine confronta tutto con calma, senza trasformare ogni dettaglio in un presagio.
E se non trovi nulla? Va benissimo così. Non tutti hanno profili pubblici, non tutti usano i social con il proprio nome e non tutto deve essere rintracciabile online.