Ipertecnologici e disorientati: per studiare i ragazzi italiani non vanno oltre Google e Wikipedia

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Di redazione

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I ragazzi di oggi sono sempre connessi. Per tenersi in contatto con gli amici, per giocare, per svagarsi nei momenti liberi (e non solo in quelli). Smartphone, tablet e pc i loro compagni fidati. Ma, quando si tratta di studiare, le loro fonti si riducono all’osso. Tra tante risorse a disposizione, finiscono per usare solo le più diffuse. Dei circa 35mila studenti che hanno risposto a una recente web survey di Skuola.net, il 73% ritiene che Google sia la fonte più utile per ottenere informazioni; il 21% gli preferisce Wikipedia; ignorato tutto il resto (social network, forum e programmi per la produttività si fermano al 2%). Questa è la conseguenza di una scarsa conoscenza di modelli didattici innovativi, che utilizzano al meglio la tecnologia per formare e trasmettere conoscenza.

Università, un’eccellenza tra le telematiche

L’Italia, però, sarebbe anche pronta al cambiamento. Soprattutto in ambito accademico qualcosa si sta muovendo. Ci sono delle università che hanno fatto dell’e-learning il proprio marchio di fabbrica, ma bisogna saper scegliere bene. In questa opera di ricerca, una grossa mano la può dare l’Anvur (l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca). Ebbene, analizzando i suoi Rapporti periodici, abbiamo scoperto che c’è un ateneo ‘a distanza’ che non solo è l’unica tra le telematiche a ottenere il giudizio “Btel-pienamente soddisfacente” ma addirittura insidia le università tradizionali (piazzandosi ai primi posti assoluti tra i 19 atenei – statali e privati – monitorati dall’Agenzia): è l’Università Telematica Internazionale Uninettuno.

Tanti riconosco i vantaggi dell’e-learning. Ma la novità li ‘spaventa’

Peccato che gli studenti, nonostante la confidenza che hanno con le nuove tecnologie, siano quasi ‘spaventati’ dall’idea di conseguire una laurea senza frequentare fisicamente dei corsi e recarsi in un’aula chiusa tra quattro mura. In tanti, tra gli intervistati da Skuola.net, riconoscono però i vantaggi di questa nuova tipologia: il 40% apprezza soprattutto la possibilità di organizzare i tempi di studio in maniera autonoma, il 23% si concentra proprio sul metodo didattico alternativo, il 23% sul risparmio economico, il 10% apprezza il fatto di entrare a far parte di una community internazionale (su Internet le distanze si azzerano). Ma solo il 13% – poco più di 1 su 10 – si dice molto interessato all’ipotesi d’iscriversi a un’università telematica. Mentre un altro 12%, pur dandogli credibilità, preferisce ancora gli atenei ‘classici’.

Tecnologia sconosciuta a scuola: 9 su 10 la usano solo per fare i compiti

Il motivo? Forse perché, soprattutto la scuola dell’obbligo, non abitua i ragazzi a sfruttare fino in fondo gli strumenti innovativi. Perché se è vero che 2 ragazzi su 3 usano quotidianamente la tecnologia anche per studiare, è altrettanto vero che quasi tutti – l’88% - la sfruttino solo per fare i compiti o effettuare ricerche, per ottimizzare i tempi e ripassare in maniera veloce, col minimo sforzo. Quasi nessuno si prende la briga di utilizzare i software di scrittura (7%): si preferisce carta e penna. Chat e gruppi di discussione sono banditi (5%). Nel frattempo, però, la distanza che ci separa dagli altri Paesi si allarga: basti pensare che negli Stati Uniti circa il 30% degli studenti di livello superiore seguono almeno un corso ‘a distanza’ (sono più di 6 milioni). Un metodo didattico innovativo, come quello proposto proprio dall’Università Telematica Internazionale Uninettuno, potrebbe essere la soluzione da cui partire per recuperare il terreno (e il tempo) perduto in questi anni.

Il caso dell’Università Telematica Internazionale Uninettuno: un modello didattico innovativo che prepara al futuro

Centralità dello studente (e non più del docente); una conoscenza che non si trasmette ma si costruisce - in funzione delle esigenze di ogni iscritto - attraverso corsi online, materiali multimediali, esercitazioni interattive e confronto con i tutor telematici (i professori del futuro); piena e costante integrazione tra teoria e pratica; passaggio da un apprendimento passivo e competitivo a un apprendimento attivo e collaborativo e un’offerta formativa in linea con le richieste del mercato del lavoro globale. Sono questi i punti di forza di un modello didattico e psicopedagogico che raggiunge migliaia di persone in 163 Paesi (con lezioni impartite in cinque differenti lingue). Un trasferimento continuo di saperi che non rimane ancorato a spazi e orari. Lo chiamano cyberspazio didattico ed è l’evoluzione virtuale della facoltà: ci si possono trovare video-lezioni, bibliografie e sitografie, schede, infografiche, mappe concettuali che schematizzano la didattica, collegamenti ipertestuali, esercizi, tutoraggio interattivo, attività da svolgere in gruppo con altri studenti, aule digitali e laboratori web. Quanto basta per andare ben oltre Google e Wikipedia e proiettarsi nel domani.
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18 novembre 2017 ore 09:30

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