Sottopagati e poco valorizzati: ecco come vediamo il nostro futuro

Andrea Carlino
Di Andrea Carlino

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I giovani, il lavoro e l'ottimismo: un rapporto sempre più conflittuale. Una ricerca realizzata dal portale Monster, sulle aspettative di guadagno delle nuove generazioni, ha rivelato che 1 ragazzo italiano su 2 (il 50% del totale) prevede di guadagnare meno o molto meno dei genitori nel corso della propria vita lavorativa. Un dato che stride con quello che invece pensano i loro coetanei che vivono nelle altre grandi nazioni del mondo. Praticamente in tutti i casi il livello della 'sfiducia' è nettamente più basso: in Canada, ad esempio, è al 31%, in Francia al 27%, in Finlandia al 24%, negli Stati Uniti al 17%.

Come vedono il futuro lavorativo i giovani italiani

Il sondaggio, dunque, svela che in Italia i giovani già inseriti nel mondo del lavoro o in cerca di occupazione guardano con preoccupazione al proprio avvenire lavorativo, non solo dal punto di vista economico. Anche le prospettive di carriera, infatti, sono piuttosto scarse. Partendo dai numeri totali le differenze appaiono molto più chiare: a livello globale, più del 60% degli intervistati ha delle proiezioni di guadagno molto più alte o comunque superiori a quelle dei propri genitori. E solamente meno di un quinto (17%) prevede nel corso della propria carriera un potenziale di guadagno inferiore rispetto ai genitori. Una percentuale che scende ulteriormente tra coloro che prospettano guadagni nettamente inferiori rispetto ai genitori (sono solo il 7%). Tra i gruppi di intervistati italiani, invece, la situazione è ben diversa: appena il 26% si aspetta di guadagnare più dei genitori.

E negli altri Paesi?

Tra i più ottimisti, spiccano gli americani: 7 su 10 - il 71% - prevedono di guadagnare "molto di più" (32%) o "di più" (39%) durante la propria carriera rispetto ai genitori. Tra coloro che hanno mostrato pessimismo sul proprio potenziale di guadagno, solo il 12% si aspetta di ottenere meno dei genitori e appena il 5% degli intervistati statunitensi prevede di guadagnare molto meno. Si respira fiducia anche in Canada, dove più della metà dei ragazzi (55%) prevede guadagni "molto più alti" (22%) o "più alti" (33%) dei genitori. Tuttavia, dal sondaggio è emerso anche che quasi un terzo (31%) dei lavoratori canadesi ha prospettive di guadagno "più basse" o "molto più basse". Proseguendo il nostro viaggio, la maggior parte degli intervistati in Francia (54%) e Finlandia (56%) ha prospettive di guadagno "molto più alte" o "più alte" di mamma e papà. Metà di questi, quasi un quarto del totale (il 27% in Francia e il 24% in Finlandia) prevedono al contrario di guadagnare "meno" o "molto meno" dei genitori entro la fine della propria carriera.

La disoccupazione giovanile continua a preoccupare

Ad influenzare il punto di vista degli italiani ci potrebbero essere i dati sulla disoccupazione giovanile, che stentano a migliorare. In base alle ultime rilevazioni, la disoccupazione dei 15-24enni nell'area Ocse in agosto è stata dell'11,9%, contro il 5% degli over-25. L'Italia, con il 35,1% - sia pure in miglioramento rispetto al 35,4% di luglio - continua ad avere il terzo peggior tasso di disoccupazione giovanile dell'area Ocse, dopo Grecia (42,8%) e Spagna (38,7%). Per capire le proporzioni, la Germania è al 6,4% e la Francia al 23%. Ma il disagio nei confronti di una retribuzione inadatta alle proprie competenze sembra riflettersi anche nella crescita della tendenza a non cercare lavoro in maniera attiva. Gli ultimi dati Istat, indicano che il tasso di «mancata partecipazione» (la quota di chi è disponibile a lavorare, ma non si muove in autonomia) è cresciuto del 9,5% tra il 2007 e il secondo trimestre 2017, fino a rappresentare il 26,1% della forza lavoro nella fascia 25-34 anni. Il deficit italiano, infine, è aggravato dalla riduzione di opportunità lavorative per le risorse più qualificate, emerso in maniera più drastica rispetto agli altri paesi europei.
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