Per 1 studente su 4 proteste a scuola: ma tra autogestione e occupazione vince la soluzione morbida

Marcello G.
Di Marcello G.

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Per la scuola è ormai una tradizione iniziare, con i primi freddi, la stagione dell’ostruzionismo. Molti gli spunti per poter dire che le cose non vanno: dalla didattica alle strutture fatiscenti, fino ai servizi che mancano. A dircelo i circa 2500 studenti delle superiori che hanno partecipato a una web survey di Skuola.net. Circa 1 su 4, infatti, ha visto bloccare la didattica a causa delle proteste studentesche. Tra questi, per più della metà si è trattato di autogestione (il 50%, cui va aggiunto un 6% di ‘non partecipanti’), mentre il 28% ci ha detto che c’è stata una vera e propria occupazione (il 17% da partecipante attivo, l’11% da osservatore).


Le autogestioni


Tra chi ha partecipato all’autogestione, il giudizio è positivo: per il 43% è stata ben organizzata, con corsi e lezioni alternative apprezzate dai ragazzi. Per il 40%, invece, pur essendo stata strutturata a dovere, ha visto una partecipazione non così ampia. Solo il 17% la giudica negativamente: per il 15% è stata organizzata male, per il 2% appena è stata un fallimento.
I motivi dell’autogestione? Si va dalle polemiche sui contenuti della legge di riforma ‘La Buona Scuola’ ai problemi interni alla scuola (che, assieme, si dividono equamente la metà delle motivazioni: 25% per entrambe). Senza trascurare il malumore per le poche iniziative del Governo a favore dei giovani (10%) e per i problemi sociali (9%). Anche se qualcuno ammette di aver partecipato solo per divertirsi assieme ai compagni: è il 12% del totale. Come questi ragazzi non hanno scelto una forma più estrema di protesta? La maggior parte – il 38% - dice di non aver occupato semplicemente perché non ne ha avuto modo, mentre una buona fetta di studenti (il 22%) pare non condividere l’occupazione come forma di protesta costruttiva. Una minoranza quelli che hanno ripiegato sull’autogestione per non violare la legge (6%), per il divieto dei genitori (4%) o per paura di ritorsioni da parte dei professori (6%). Anche perché, in fondo, i docenti non si sono opposti più di tanto all’autogestione: solo nel 12% dei casi hanno promesso conseguenze negative; mentre nel 59% delle situazioni hanno mantenuto un atteggiamento d’indifferenza e nel 29% hanno addirittura appoggiato la protesta.

Le occupazioni


Solo in pochi, dunque, hanno scelto l’occupazione. Sfidando consapevolmente le regole, visto che l’89% di loro sa benissimo che occupare la scuola è illegale. Il 55% lo ha fatto perché la ritiene la mossa più efficace, l’11% per emulare i compagni. Anche se, pure qui, non mancano i furbi: il 14% si è accodato per divertirsi con gli amici, l’8% per non fare lezione. Ma, a prescindere dalle motivazioni, anche le occupazioni sono state giudicate positivamente dalla maggioranza: il 49% ci ha detto che è stata ben organizzata, il 16% ‘così così’. Più alta, rispetto alle autogestioni, la quota degli scontenti: per il 22% è stata male organizzata, il 13% la considera un fallimento. Più incentrati sulla propria scuola e non sui problemi generali sembrano i motivi che hanno portato alle occupazioni. Nel 41% dei casi si è trattato di una protesta contro la cattiva gestione degli spazi e della didattica nel proprio istituto. Il 27%, invece, dice di averlo fatto per opporsi alla ‘Buona Scuola’. Il 12% per stimolare il Governo a prendere iniziative in favore dei giovani. Solo l’11% per stare più tempo con i compagni di classe.
Quello che cambia di più, rispetto alle autogestioni, è l’atteggiamento dei docenti. I prof, in base a quello che ci hanno riportato i ragazzi, hanno minacciato ritorsioni per gli ‘occupanti’ nel 36% dei casi. Non è comunque bassa la percentuale di professori che, più o meno apertamente, si sono schierati con gli studenti: il 46% non reagendo affatto, il 18% dicendosi d’accordo con l’iniziativa.

Chi non partecipa


E chi non ha partecipato né all’autogestione né tantomeno all’occupazione? Non sono in molti, in totale non superano il 17% tra quelli che hanno avuto ondate di protesta nella propria a scuola. Qualcuno lo ha fatto perché le ritiene perdite di tempo (29%), altri perché apertamente contrari ai motivi scatenanti (19%), altri ancora per l’opposizione dei genitori (14%), senza tralasciare quelli che ne hanno approfittato per studiare per migliorare i propri voti (13%).

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