macchina della polizia con lampeggianti

Il 5 febbraio il Governo ha varato nuove regole per aumentare la sicurezza nelle città. Il decreto legge punta molto a frenare la criminalità giovanile: ora i controlli saranno più rigidi e chi viene sorpreso con un coltello rischia sanzioni pesanti.

Per evitare scontri nelle piazze, è stato introdotto il blocco preventivo per fermare i violenti prima che inizino le proteste. Tra le altre novità, arriva una protezione legale ("scudo") per chi si difende (per gli agenti delle forze dell'ordine e per i cittadini) e vengono tagliati i fondi per l'avvocato gratuito ai migranti.

Ecco le misure principali contenute nel decreto legge, con un'attenzione particolare a quello che può riguardare più da vicino i giovani e il mondo della scuola.

Indice

  1. Stop ai coltelli per i minorenni (e non solo), pene severe e multe per i genitori
    1. Oggetti pericolosi, lista più ampia
    2. Multe alle famiglia
  2. Manifestazioni e proteste, arriva il fermo preventivo 
  3. L'arresto "differito": anche per chi aggredisce gli insegnanti
  4. Volti coperti e cortei non autorizzati, pene più aspre
  5. Daspo urbano più stringente, anche per minori dai 14 anni
    1. Anche stazioni e luoghi di transito
    2. Restrizioni dai 14 anni
    3. Niente assembramenti per i condannati di crimini gravi
  6. Il nuovo registro per la legittima difesa
  7. Il piano contro il disagio giovanile

Stop ai coltelli per i minorenni (e non solo), pene severe e multe per i genitori

Una novità importante riguarda il commercio di coltelli e similari, con regole molto severe pensate soprattutto per proteggere i più giovani. Da ora in avanti, sarà vietato vendere qualsiasi strumento da taglio ai minorenni, e questo divieto non vale solo nei negozi fisici, ma si estende rigorosamente anche agli acquisti online e su tutte le piattaforme di e-commerce.

Oggetti pericolosi, lista più ampia

Le nuove norme stabiliscono inoltre un limite molto netto per chiunque: si allarga l'elenco degli oggetti considerati pericolosi. In particolare, viene vietato il possesso senza un valido motivo di qualsiasi strumento con una lama affilata o appuntita che superi gli otto centimetri. La novità più importante, però, riguarda la gravità della punizione: quello che prima era considerato un reato minore (una contravvenzione) diventa ora un vero e proprio delitto, che può portare a una condanna fino a tre anni di carcere.

Il divieto si estende anche a tutte quelle armi per cui non è possibile ottenere un permesso, come i coltelli a scatto, quelli a "farfalla" o le lame superiori ai cinque centimetri che hanno un blocco di sicurezza o che si possono aprire con una mano sola. Lo stesso vale per gli oggetti progettati per essere mimetizzati o nascosti facilmente.

Multe alle famiglia

Per quanto riguarda i ragazzi, la legge chiama in causa direttamente le famiglie: se a commettere l'infrazione è un minorenne, la responsabilità ricade sui genitori, che dovranno pagare una multa salata, compresa tra i 200 e i mille euro

Manifestazioni e proteste, arriva il fermo preventivo 

Le forze dell'ordine hanno ora il potere di effettuare perquisizioni immediate se sospettano che qualcuno nasconda armi, esplosivi o attrezzi da scasso. Durante le manifestazioni, se c'è un pericolo concreto per la sicurezza, la polizia può accompagnare in ufficio e trattenere fino a 12 ore le persone considerate pericolose. Questo può accadere se qualcuno viene trovato con oggetti atti a offendere, se cerca di nascondere il proprio volto o se ha precedenti per violenze in piazza negli ultimi cinque anni. In ogni caso, il magistrato deve essere informato subito e può ordinare il rilascio se ritiene che il fermo non sia giustificato.

L'arresto "differito": anche per chi aggredisce gli insegnanti

Una delle novità più rilevanti è l'estensione dell'arresto in flagranza differita. In pratica, se le telecamere o le foto scattate durante un evento incastrano qualcuno, la polizia può procedere all'arresto entro 48 ore dal fatto, anche se non è intervenuta sul momento. Questa procedura si applicherà a chi danneggia beni pubblici durante i cortei, a chi scappa in modo pericoloso dopo un "alt" delle pattuglie e anche chi aggredisce non solo poliziotti o medici, ma anche presidi, insegnanti e personale delle ferrovie mentre lavorano.

Volti coperti e cortei non autorizzati, pene più aspre

Infine, ci sono regole più dure per chi partecipa alle manifestazioni. Diventa un reato vero e proprio usare caschi o altri sistemi per non farsi riconoscere, e in questi casi è previsto l'arresto immediato.

Anche chi organizza un raduno o un corteo senza avvisare prima la Questura andrà incontro a sanzioni molto più pesanti. Come si legge nel comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, "Per tali condotte è previsto l’arresto in flagranza".

Daspo urbano più stringente, anche per minori dai 14 anni

Il decreto introduce anche il concetto di zone a vigilanza rafforzata, aree della città che il Prefetto può blindare se colpite da troppi episodi di criminalità. In queste zone, la polizia può allontanare chiunque sia stato denunciato negli ultimi cinque anni per determinati reati, se il suo comportamento mette a rischio la sicurezza o impedisce agli altri cittadini di godersi gli spazi pubblici. Questi quartieri speciali rimarranno sotto controllo per un massimo di sei mesi, ma il provvedimento può essere rinnovato fino a un anno e mezzo.

Anche stazioni e luoghi di transito

Le nuove regole sul Daspo urbano, diventano molto più ampie e includono ora anche i luoghi di transito come stazioni ferroviarie, aeroporti, porti e tutti i mezzi di trasporto pubblico. Questo significa che chiunque si comporti in modo violento, minaccioso o molesto verso i passeggeri o il personale potrà essere allontanato da queste aree.

Restrizioni dai 14 anni

Una novità importante riguarda i giovanissimi, poiché per la prima volta queste restrizioni si applicano direttamente anche ai ragazzi dai 14 anni in su. Se un minore è stato denunciato o condannato negli ultimi cinque anni per disordini durante le manifestazioni, o per reati legati all'ordine pubblico e all'uso di armi, potrà essere tenuto lontano da queste zone sensibili

Niente assembramenti per i condannati di crimini gravi

Per chi viene condannato per crimini particolarmente gravi, come atti di terrorismo, omicidi o episodi di devastazione e saccheggio avvenuti durante dei disordini, le limitazioni alla libertà diventano ancora più strette. In questi casi, il giudice ha il potere di proibire al condannato di partecipare a qualunque tipo di riunione o assembramento pubblico per un tempo che va da uno a tre anni. Se la condanna principale è più lunga di tre anni, il divieto durerà per tutto il tempo della pena stessa.

Per rendere questa misura davvero efficace e assicurarsi che la persona non si presenti a cortei o manifestazioni, il tribunale può anche stabilire l'obbligo di firma. Questo significa che, proprio mentre si svolgono tali incontri pubblici, l'interessato deve presentarsi fisicamente presso un ufficio di polizia per certificare la propria presenza altrove.

Il nuovo registro per la legittima difesa

Si introduce una tutela per chi si trova a dover usare le armi per dovere o per difendersi, come nel caso della legittima difesa o dello stato di necessità. Quando è chiaro fin da subito che una persona ha agito per una valida ragione giustificata dalla legge, il Pubblico Ministero non la inserisce immediatamente nel registro ufficiale degli indagati. Il suo nome viene invece annotato in un elenco separato e provvisorio.

Nonostante questa distinzione, la persona coinvolta continua a godere di tutte le tutele legali previste per chi è sotto inchiesta, compresa la possibilità di avere un avvocato. Il magistrato ha a disposizione 120 giorni per svolgere i dovuti accertamenti e altri 30 per decidere se archiviare il caso. L'iscrizione nel registro degli indagati vero e proprio diventa obbligatoria solo in situazioni particolari, come quando bisogna cristallizzare una prova che non può aspettare il processo.

Poliziotti, militari e vigili del fuoco che finiscono sotto indagine per fatti avvenuti durante il servizio avranno diritto alla tutela legale pagata dallo Stato

Il piano contro il disagio giovanile

Oltre alle misure restrittive, si legge nel comunicato stampa, il Governo ha varato un piano che punta sulla prevenzione e sull'educazione per combattere il malessere tra i più giovani. Tra le misure, l’istituzione di una “rete territoriale per l’alleanza educativa”, che offre percorsi di formazione e supporto sociale per aiutare i genitori a riconoscere e fermare sul nascere comportamenti violenti o devianti. 

 

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