Federico Bianchetti
Autore
macron machiavelli

Niccolò Machiavelli aveva 44 anni quando scrisse Il Principe. Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese, ne ha appena quattro in più: 48.

Tra l'epoca in cui viveva l'uno e quella in cui vive l'altro passano cinquecentotredici anni: in mezzo ci sono la Riforma protestante, la Rivoluzione francese, quella industriale, e - tanto per rimanere in tema - ben due Guerre mondiali.

Un periodo talmente lungo da riscrivere ogni regola del mondo, cambiare ogni confine, demolire ogni certezza sulla natura umana.

O almeno, così credevamo. Quando il 2 marzo 2026 Macron si è presentato alla base di Île Longue in Bretagna, e ha detto che “per essere liberi bisogna essere temuti”, sembrava che quei cinquecentotredici anni non fossero mai passati. Sembrava, anzi, che Machiavelli gli avesse scritto il discorso.

Tutto ciò nasce in risposta al conflitto che si sta consumando in Medio Oriente, la cui portata non fa che allargarsi. E Macron, su questo, è stato diretto. Le parole del presidente francese si possono infatti riassumere in due righe.

La prima: la Francia aumenterà il numero delle sue testate nucleari e non dirà a nessuno quante ne avrà. La seconda: vi proteggiamo noi, Europa, ma le decisioni restano nostre. 

Indice

  1. Machiavelli aveva già spoilerato tutto
  2. La “deterrenza avanzata": cosa significa davvero
  3. Quante testate nucleari esistono nel mondo? Ecco chi le ha
    1. Arsenali nucleari nel mondo: le stime del SIPRI

Machiavelli aveva già spoilerato tutto

Nel suo discorso, Macron ha detto che “per essere liberi bisogna essere temuti, e per essere temuti bisogna essere potenti. Questo aumento del nostro arsenale ne è la dimostrazione”.

Quella frase non è solo una trovata retorica. È il cuore di un libro scritto nel 1513: Il Principe, di Niccolò Machiavelli. E se stai pensando “questo nome mi ricorda qualcosa del programma di italiano (o di storia e anche filosofia) del liceo”, hai fatto centro.

Nel capitolo XVII del Principe, Machiavelli scrive: “È molto più sicuro essere temuti che amati, quando si debba mancare dell’uno o dell’altro.” Cinquecentotredici anni fa. E ancora attualissimo.

Machiavelli stava parlando ai Principi italiani del Rinascimento, ma la logica è identica: l’amore è volatile, il timore e la paura sono emozioni molto più radicate, e quindi stabili. Chi viene amato può essere abbandonato nel momento del bisogno. Chi viene temuto viene rispettato anche quando fa comodo farlo.

Macron lo sa perfettamente. E la questione non riguarda solo l'attuale scenario mediorientale.

In un momento in cui gli USA di Trump si mostrano inaffidabili verso la NATO, in cui la Russia ha invaso l’Ucraina e continua ad agitare lo spettro nucleare, e in cui la Cina espande il suo arsenale più velocemente di chiunque altro, Parigi sceglie di non restare ad aspettare. 

La mossa è machiavellica anche in un secondo senso: Macron offre protezione, ma mantiene il controllo assoluto. Lo ha detto esplicitamente: non ci sarà nessuna condivisione della decisione finale sull’uso dell’arma nucleare.

Quella resterà nelle mani del presidente francese, e solo sue. Come nel Rinascimento:  il Principe dà sicurezza al popolo, ma il potere non lo condivide.

La “deterrenza avanzata": cosa significa davvero

Mentre per decenni la retorica europea si è fondata su diplomazia, dialogo, soft power e trattati multilaterali, il presidente francese è andato a Brest anche per presentare il nuovissimo sottomarino nucleare (si chiama L’Invincible, e sarà operativo a breve), spiegando senza troppi giri di parole che la pace in Europa è stata (e sarà) garantita dalla deterrenza atomica.

“Il prossimo mezzo secolo sarà un’era di armi nucleari” dice infatti Macron, che parla di dissuasion avancée - deterrenza avanzata. In pratica, è un upgrade della dottrina tradizionale francese della force de frappe, nata con de Gaulle negli anni ’60 e basata su un principio semplice: la Francia ha la bomba, e chiunque la attacchi sa che riceverà una risposta nucleare.

La novità è che questo scudo si allarga. Otto paesi europei hanno già detto sì alla proposta francese: Germania, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca. Potranno ospitare aerei strategici francesi capaci di trasportare testate nucleari. 

E l’Italia? Al momento, lo Stivale rimane alla finestra, osservando gli sviluppi dello scenario europeo ed internazionale: è infatti legittimo pensare che, in queste ore, la Premier Giorgia Meloni stia pensando al da farsi, per poi andare a riferire in Parlamento la strategia italiana.

Quante testate nucleari esistono nel mondo? Ecco chi le ha

Mentre scriviamo questo articolo, nel mondo ci sono 12.241 testate nucleari. Si tratta del totale stimato dal SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) per gennaio 2025.

Questo “club nucleare” è composto da nove paesi che detengono una concentrazione di potere distruttivo che non ha precedenti nella storia umana.

Di queste oltre 12mila testate, circa 2.100 sono in stato di massima allerta operativa: montate su missili, pronte a partire in pochi minuti, senza bisogno di ulteriori preparativi. Sì, duemila bombe atomiche con il motore acceso, perennemente.

Russia e USA insieme controllano circa il 90% di tutto l’arsenale nucleare mondiale. Francia e UK sono le uniche due potenze nucleari europee. 

Un dettaglio che molti ignorano: in Europa esistono già circa 100 bombe nucleari statunitensi- le B61-12 - dispiegate in sei basi NATO di cinque paesi: Italia (Ghedi e Aviano), Belgio, Paesi Bassi, Germania e Turchia.

E non sono un cimelio della Guerra Fredda: sono operative, armate e pronte a partire in qualsiasi momento.

Arsenali nucleari nel mondo: le stime del SIPRI

  • Russia: 5.459 testate

  • USA: 5.177 testate 

  • Cina: 600 testate 

  • Francia: 290 testate 

  • UK: 225 testate 

  • India: 180 testate 

  • Pakistan: 170 testate 

  • Israele: 90 testate

  • Corea del Nord: 50 testate

numero testate nucleari

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