Liceo Virgilio? Non facciamolo diventare il "caso Weinstein" della scuola

Marcello G.
Di Marcello G.

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Da istituto tra i più prestigiosi e blasonati di Roma a simbolo della decadenza non solo della scuola ma del Paese intero. Tanto da spingere il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, durante un’intervista, a proporne la chiusura. Il tutto in poco più di un anno. È una rapida discesa agli inferi quella del liceo classico Virgilio. Il primo atto va in scena a marzo 2016, quando viene arrestato un alunno - con tanto di blitz durante la ricreazione - per spaccio di droga e altri ragazzi vengono perquisiti e segnalati come possibili complici e consumatori abituali. L’ultimo, in ordine di tempo, viene allestito la scorsa settimana: nel giro di due giorni scoppiano altrettante bombe carta nel cortile interno, sempre durante l’intervallo, davanti agli occhi di oltre 300 studenti, senza che si riesca a risalire ai responsabili.

Gli studenti del Virgilio sotto la gogna mediatica

Questo ha scatenato l’invettiva di Gramellini e l’indignazione di tutti, Miur incluso con tanto di comunicato. Bene, ma non benissimo. Non vogliamo difendere gli studenti del Virgilio, o meglio quelli che hanno effettivamente commesso un dolo, ma al contrario accusare l’ipocrisia di un sistema che cerca i capri espiatori da processare mediaticamente ma non riesce ad affrontare i problemi a telecamere spente, ovvero nella normale quotidianità. Bastava andarsi a leggere il Rapporto di Autovalutazione del Virgilio, pubblicato sul portale del Miur ‘Scuole in chiaro’ (datato 3 Luglio 2017) per imbattersi in frasi del genere: “A volte, le famiglie non supportano il ruolo valutativo e di controllo che è proprio della Scuola, giungendo in qualche caso a delegittimarne la funzione istituzionale. Oppure: Le regole sono spesso disattese per una diffusa volontà di contestazione dell'Istituzione scolastica e pubblica in generale”. O, ancora: “Emerge un bisogno di maggiore diffusione e comprensione delle regole democratiche, di collaborazione scuola-famiglia sul tema del rispetto dell'altro”.

Genitori schierati dalla parte degli studenti ‘fuorilegge’

Più chiaro di così? Fanno tutti quel che vogliono e, al momento della sentenza, arriva il “Non expedit”. Si legge ancora nel Rapporto, “il mancato rispetto delle regole è anche dovuto ad un pregresso di non sufficiente rigore e alla mancata attuazione delle sanzioni previste dal Regolamento d'Istituto. L'irrogazione di sospensioni, nel complesso inferiore ai dati dichiarati da altre scuole, conferma le circostanze qui esposte”. A firmare la ‘grazia’? Direttamente le famiglie, che difendono anche contro l’evidenza i propri figli. I ragazzi fumano erba a scuola? Loro irridono: “Gli spinelli servono per calmarli”; “Meglio in classe che per strada”; 'Vuol dire che qui c’è roba buona”. Scoppiano due petardi? Parlano di “cose deprecabili, stupide ma riferibili ad una goliardia che c'è sempre stata nella scuola e che non riguarda il clima dell'istituto”. Gli studenti scambiano la scuola per un albergo a ore? I genitori sminuiscono il comportamento dei figli e se la prendono con il ‘guardone’ che ha filmato il tutto, annunciando denunce. Insomma, minacce e intimidazioni all’insegna del più classico ‘lei non sa chi sono io’.

La miglior difesa è l’attacco? Qualcuno la pensa così

Così la situazione fa in tempo a degenerare ulteriormente. Crolla un controsoffitto, per protesta si occupa. Nel corso della protesta, la scuola pubblica diventa - stando ai cronisti - una villa privata, dove organizzare un party con ingresso a pagamento, dove bere alcool a fiumi, dove chiudere a chiave i bagni e ‘affittarli’ a coppiette in cerca d’intimità, dove vendere ogni tipo di stupefacente, dove fare sesso indisturbati. Fatti che hanno portato allo sgombero dell’edificio. Anche se la vera bomba (oltre alle due scoppiate in cortile), stavolta metaforica, è esplosa solo alcune ore fa: proprio durante l’occupazione, mentre due ospiti amoreggiavano confusi tra la folla, un terzo riprendeva la scena.

La preside del Virgilio: ‘un clima mafioso e intimidatorio’

La cosa che stupisce di più, però, è che mentre fuori dal portone del Virgilio si grida allo scandalo e si stigmatizzano gli ormai troppi comportamenti fuorilegge di cui si sono resi protagonisti i suoi alunni, dentro sembra tutto normale. Gli studenti non solo non tentano minimamente di giustificarsi ma passano immediatamente al contrattacco. Un esempio per tutti: viene portato via il presunto spacciatore? Loro occupano la presidenza. Ma è nella quotidianità che il senso d’onnipotenza si manifesta ai massimi livelli: si vocifera che una volta un’alunna ripresa da una docente, perché stava fumando a scuola, abbia risposto alla professoressa in un modo tale da farla andar via in lacrime. Neanche il cambio di preside ha sortito gli effetti sperati. La stessa preside che parla di “un clima mafioso e intimidatorio”. Pochi alunni che tengono in ostaggio centinaia di coetanei.

Situazioni che, però, accadono in tutti gli istituti

Ma, a questo punto, la domanda è lecita: lo storico liceo di via Giulia è in preda al malocchio? Cosa sta succedendo? Né più né meno quello che si verifica quotidianamente in tantissimi istituti d’Italia. Skuola.net monitora i ragazzi, cerca di far emergere le problematiche che convivono con la quotidianità scolastica, tenta di richiamare l’attenzione sulle cose che non vanno. E le cose, effettivamente, non vanno come dovrebbero. Basta snocciolare i singoli capitoli che sono stati chiamati in ballo dal ‘caso Virgilio’. Droga a scuola? Beh, stando a quanto ci dicono gli studenti lo spaccio è ormai una consuetudine: circa 1 ragazzo su 2 riferisce che nel proprio istituto si smercino sostante stupefacenti, che quasi sempre a farlo sono gli stessi alunni e che i controlli sono scarsi. L’occupazione è illegale? In un quarto delle scuole continuano senza sosta ogni anno. E una buona fetta partecipa solo per puro divertimento, nessuno scopo costruttivo. Mamme e papà troppo alleati dei figli? I dati confermano la tesi: in occasione dei colloqui con i professori, quasi 1 genitore su 10 arriva ad alzare la voce o addirittura ad aggredire i docenti.

Le colpe di pochi non ricadano sulla parte sana della scuola

La notizia da prima pagina, nella vicenda del Virgilio, è forse un’altra: che ciò accada in uno dei templi del nostro sistema didattico. Tutti si aspettano che prima o poi il caso di cronaca possa provenire da contesti sociali complicati, dalle periferie estreme, che sia il frutto di situazioni familiari non proprio idilliache. Squallido pensare che poche decine di ‘figli di papà’, che hanno tutto, sporchino il nome di una scuola che comunque rimane un punto di riferimento. In tantissimi gli affidano i propri figli pensando di fargli un favore. Ma, alla fine, è su di loro che ricadono le colpe di pochi soggetti. Su chi ha ricevuto un buona educazione e, a differenza di quel piccolo gruppo, lo dimostra. Non è gridando allo scandalo che si risolvono le cose. È bene aprire gli occhi. Perché se tutto questo succede in luogo messo costantemente sotto osservazione, chissà cosa può avvenire lontano dalle luci della ribalta. Lo dobbiamo a chi ancora crede che una buona istruzione sia il punto di partenza per migliorare la società.


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