ITS, numeri in crescita per i super-diplomi: più di 8 su 10 lavorano subito. Al Nord i percorsi più validi

Marcello G.
Di Marcello G.

Numeri in costante crescita, sotto ogni aspetto. Sono quelli degli ITS – gli Istituti Tecnici Superiori – che per l’ennesimo anno consecutivo mostrano il segno più in tutte le caselle del consueto monitoraggio Miur-Indire. I super-diplomi si dimostrano un’ottima scelta per chi vuole accorciare sia i tempi di studio che l’ingresso nel mondo del lavoro. Tre i dati più emblematici: nel primo triennio di osservazione (2014-2016) le Fondazioni che organizzano corsi professionalizzanti sono passate da 75 a 93; gli iscritti hanno superato quota diecimila (dai quasi 8mila del 2015 siamo arrivati agli attuali 11mila complessivi, quasi tutti diplomati); ma soprattutto il tasso di occupazione è elevatissimo, toccando oggi quota 82,5% (dal 78,3% di partenza).

Diplomati ITS: quasi tutti occupati (e soddisfatti)

Ma è tutto il sistema che ha lavorato bene. La spendibilità del titolo di studio è solo il primo gradino di un percorso molto più vasto. Perché un conto è trovare occupazione, un altro è trovarla coerente con il diploma conseguito. Ma, anche su questo, c’è da sorridere. Il monitoraggio, che ha preso in esame 2.774 iscritti in 113 percorsi erogati da 64 Fondazioni (il 69% degli ITS) non potrebbe essere più eloquente: l’87% dei diplomati ITS è soddisfatto dello sbocco trovato, essendo coerente con il percorso intrapreso. Circa la metà di questi (47%) ha firmato un contratto a tempo determinato, quasi 1 su 3 (il 30%) addirittura a tempo indeterminato. E, ancora: i corsi sono aumentati da 350 a 430 e le imprese coinvolte da 500 a più di 800.

Il modello tedesco è un punto di riferimento

Numeri che potrebbero crescere a ritmi persino più veloci nel prossimo triennio, quando lo Stato contribuirà con un finanziamento di 50 milioni di euro – 5 nel 2018, 15 nel 2019, 30 nel 2020 - al perfezionamento e alla promozione dell’offerta formativa, in aggiunta alle risorse del Fondo Nazionale. L’obiettivo è di raggiungere, a tempo di record, modelli di riferimento come i “Fachhochschulen”, gli analoghi istituti di formazione terziaria professionalizzante non accademica presenti in Germania, dove si specializzano oltre 800mila studenti ogni anno.

Il 90% degli ITS è promosso

Valutazioni più che lusinghiere pure per le strutture. Semaforo verde per ben 55 ITS su 93, distribuiti in 13 regioni differenti. In pratica, più di 1 istituto su 2 è promosso dal nucleo di valutazione, avendo superato il doppio criterio di giudizio: il primo sulla qualità dei percorsi, il secondo relativo al numero dei diplomati comparato a quello degli occupati a dodici mesi. A cui vanno aggiunte le 12 fondazioni che hanno ottenuto la sufficienza ma non hanno convinto appieno sugli aspetti occupazionali. Alla fine, dunque, circa il 90% degli ITS è assolutamente valido. Difficoltà solo nell’11% dei corsi.

Il Made in Italy il settore su cui si punta di più

L’area di studi con il maggior numero di percorsi conclusi è quella delle ‘Nuove tecnologie per il Made in Italy’ (con 49 percorsi, il 43%). Seguono la ‘Mobilità sostenibile’ con 18 percorsi (16%), le ‘Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali – Turismo’ con 15 percorsi (13%), l’’Efficienza energetica’ con 13 percorsi (11,5%). Anche sul fronte degli iscritti, diplomati e occupati è l’area ‘Nuove tecnologie per il made in Italy’ a prevalere con 1.182 iscritti, 963 diplomati e 808 occupati. Segue la ‘Mobilità sostenibile’ con 445 iscritti, 357 diplomati e 300 occupati.

I corsi più virtuosi sono tutti al Nord

I percorsi formativi più virtuosi, sempre dal punto di vista del numero di diplomati e del tasso di occupazione a 12 mesi, si trovano soprattutto in Veneto (13 percorsi, il 72% di quelli monitorati), in Lombardia (11 percorsi, il 42%) e in Emilia Romagna (7 percorsi, il 54%). Per innescare un clima di sana competizione il Miur ha voluto premiare tre ITS, uno per area geografica, che simboleggiano quanto di buono è stato fatto finora, i corsi che si sono distinti di più negli ultimi anni. Sono l’ITS Umbria Made in Italy-Innovazione, tecnologia e sviluppo della Regione Umbria (per il Centro), l’ITS A. Cuccovillo-Area Nuove tecnologie per il Made in Italy-Sistema meccanico meccatronico della Regione Puglia (per il Sud) e l’ITS Meccanica, meccatronica, motoristica e packaging della Regione Emilia Romagna (per il nord Italia).

Gli studenti ITS? Giovani e provenienti dagli istituti tecnici

Ma qual è il profilo dell’ITS tipo? Innanzitutto gli iscritti hanno degli standard piuttosto riconoscibili: sono soprattutto ragazzi tra i 19 e i 24, provenienti dagli istituti tecnici. Ma, rispetto agli inizi, sono raddoppiati anche in diplomati dei licei, che vedono nei corsi professionalizzanti un’alternativa di livello all’università, specialmente in alcuni campi. Mentre sul piano della partecipazione delle imprese si riscontra una presenza prevalente di aziende medio-piccole con una quota di dipendenti che oscilla tra i 9 e i 40. E anche i docenti che intervengono nei corsi vengono in larga parte dal mondo dell’impresa.

I problemi da risolvere

Naturalmente non è tutto rose e fiori. Ci sono ancora degli aspetti da migliorare. Come lo scarso appeal che gli ITS trovano tra i ragazzi degli istituti professionali. Quando, invece, potrebbero essere quasi uno sbocco naturale. O come i livelli di occupazione piuttosto bassi di alcune aree – quella dei servizi alle imprese su tutti – che non riescono a intercettare i bisogni lavorativi delle aziende. Molte fondazioni, poi, hanno corsi che non escono dalle zone basse del ranking da anni. Manca il coordinamento tra gli enti regionali coinvolti nel sistema ITS sopraffatto da un modello di gestione localistica. Infine il solito, annoso, problema: al Nord tutto sembra funzionare, nel meridione siamo invece in una sorta di età della pietra. Le fondazioni ‘bocciate’ dal Miur sono quasi tutte qui.


Marcello Gelardini


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