
Se pensavi di essere l’unico a chiedere un "aiutino" a ChatGPT per il tema di italiano o la versione di latino, sappi che sei in ottima compagnia. Un recente sondaggio condotto dalla Our Hong Kong Foundation su 1.200 tra studenti e docenti, pubblicato a gennaio 2026, ha scoperchiato il vaso di Pandora: l'IA non è più un'eccezione, è la regola.
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I numeri del fenomeno: la scuola è "connessa"
Dimenticate i tempi in cui l'IA era roba da film di fantascienza. Oggi, tra i banchi di scuola - il sondaggio è stato svolto a Hong Kong, ma potrebbe presto essere una realtà anche qui da noi - è la normalità. Secondo la ricerca, il 95% degli studenti usa regolarmente strumenti di Intelligenza Artificiale per studiare e iI 91% dei professori non è da meno e la integra nella didattica.
In pratica, l'IA è diventata il nuovo "compagno di banco" a cui chiedere tutto, ma con una velocità di risposta che nessun umano può battere. Il problema è che però quasi 1 studente su 4 (23%) ammette chiaramente di non riuscire a completare i compiti senza l'aiuto di un algoritmo.
"Cervelli pigri" e privacy a rischio: l'allarme dei prof
Se da un lato l'IA velocizza il lavoro, dall'altro i docenti asiatici sono preoccupati. Il 71% degli educatori teme che un'eccessiva dipendenza dall'IA possa indebolire le capacità di risoluzione dei problemi degli studenti, mentre il 63% è preoccupato per il pensiero critico.
Ma c’è un altro problema, forse più immediato: la sicurezza. Molti studenti, infatti, hanno ammesso di aver condiviso dati personali sensibili con questi strumenti, spesso senza una piena comprensione dei rischi. La fondazione ha quindi esortato il governo a stabilire framework chiari e una piattaforma di IA centralizzata e sicura per le scuole.