
I ragazzi della Gen Z sono più tradizionalisti dei loro nonni. È quello che emerge da una ricerca condotta da Ipsos e dal Global Institute for Women's Leadership del King's College di Londra: sui ruoli di genere, i maschi più giovani hanno infatti visioni persino più conservative di quelle dei baby boomer.
Un terzo di loro ritiene che la moglie debba obbedire al marito e che sia l'uomo a dover avere l’ultima parola sulle decisioni importanti della famiglia: posizione condivisa da appena il 12% dei loro padri e nonni.
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Il trend esiste anche tra le ragazze
L'indagine ha coinvolto oltre 23mila persone in 29 Paesi - Italia compresa, insieme a Stati Uniti, Germania, Francia, Spagna e molti altri.
Il risultato più clamoroso è questo: sui ruoli di genere, i maschi della Gen Z hanno il doppio delle probabilità di avere opinioni tradizionali rispetto ai baby boomer.
E non è solo una questione maschile - anche tra le donne il trend esiste, anche se con numeri più contenuti: 18% nella Gen Z contro 6% delle baby boomer.
Il paradosso che dice tutto
C'è poi un dato che innesca il cortocircuito. I giovani uomini sono il gruppo più propenso ad affermare che le donne con una carriera di successo siano più attraenti: il 41% concorda con questa affermazione.
Quindi da un lato vogliono una moglie che obbedisce, dall'altro trovano attraente una donna che si afferma professionalmente. È un cortocircuito che dice tutto sulla confusione identitaria di questa generazione - non ipocrita per forza, ma genuinamente disorientata su cosa voglia dire essere un uomo oggi.
Lo conferma anche un altro numero: il 43% dei ragazzi Gen Z concorda sul fatto che i giovani uomini debbano cercare di essere fisicamente forti, anche se non lo sono per natura.
Il disagio corre sui social
Il disagio è reale, corre sui social e nasce principalmente in un ecosistema informativo dominato da algoritmi che premiano i contenuti forti, polarizzanti, emotivamente carichi.
E negli ultimi anni, una fetta enorme di quel contenuto è stata prodotta da podcaster, streamer e creator conservatori che hanno intercettato qualcosa di reale: il disagio dei ragazzi giovani.
Metà degli uomini statunitensi concorda che "oggi la società sembra punire gli uomini per il solo fatto di essere uomini" e crede che il proprio genere subisca discriminazioni.
Il 16% dei maschi della Gen Z pensa che il femminismo abbia causato più danni che benefici - una percentuale che supera quella dei boomer.
Una generazione disorientata
Come osserva la ad di Ipsos UK, Kelly Beave, stiamo assistendo a una grande rinegoziazione di come uomini e donne incarnano i ruoli di genere. Non è una regressione lineare - è un cortocircuito culturale, una generazione che oscilla tra modernità e tradizione senza riuscire a trovare un equilibrio.
La Gen Z non è una generazione di misogini. È una generazione disorientata, che in mancanza di modelli validi sta cercando risposte nelle stesse gabbie che le generazioni precedenti avevano faticosamente iniziato ad aprire.
Vale la pena dircelo chiaramente: senza semplificare, senza accusare, ma senza nemmeno fare finta che non stia succedendo.