Daniele Grassucci
Autore
persona solitaria

Un'app che ti chiede, senza troppi giri di parole: "Ehi, sei morto?". Non è l'inizio di una serie distopica su Netflix, ma la realtà: si chiama proprio così, “Are You Dead?”, ed è diventata in pochi giorni l’app a pagamento più scaricata dell’App Store in Cina.

Indice

  1. Are you dead? Come funziona l'app che ti chiede se stai bene
  2. Una App per chi vive in solitudine
  3. Perdersi - in tutti i sensi - in una megalopoli cinese
  4. Chiusi in casa, gli hikikomori in Cina

Are you dead? Come funziona l'app che ti chiede se stai bene

Il funzionamento è tanto semplice quanto inquietante: ogni due giorni, l'app ti invia una notifica chiedendoti di premere un grande pulsante sullo schermo. È il tuo "segnale di vita". Se per due volte consecutive ignori il check-in, l'app trae le sue conclusioni e fa scattare l'allarme: invia automaticamente un messaggio ai tuoi contatti di emergenza, chiedendo a un amico o a un familiare di venire a bussare alla tua porta.

Una App per chi vive in solitudine

Perché un'app così "cruda" ha successo? Il motivo è che l'idea incontra le necessità delle persone che vivono la realtà della vita in solitaria nelle grandi metropoli cinesi: ad esempio studenti universitari fuori sede, giovani professionisti e lavoratori digitali che passano giorni senza contatti umani diretti.

Di sicuro il nome è d'effetto e non passa in osservato, ma pensaci bene: vivendo in una grande città, in uno di quei condomini abitati da decine e decine di persone, non è raro che non si conosca nemmeno il nome del proprio vicino di pianerottolo.

In effetti, "Are You Dead?" risponde a una paura molto umana: quella di stare male o avere un incidente in casa e restare invisibili per giorni.

Perdersi - in tutti i sensi - in una megalopoli cinese

Il successo dell'App riflette il cambiamento sociale senza precedenti che sta investendo la Cina.

Per decenni, la società cinese si è basata su famiglie patriarcali e reti di vicinato strettissime. Oggi, la rapida crescita economica e una urbanizzazione massiva ha polverizzato queste tradizioni, creando una nazione di "persone sole".

Milioni di giovani migrano dalle campagne alle megalopoli per lavorare in settori iper-competitivi con ritmi pressanti (come il famoso "996": dalle 9 alle 21, sei giorni su sette), finendo per vivere in micro-appartamenti dove il contatto umano è ridotto allo zero. È la generazione dei "giovani nidi vuoti" (kongchao qingnian), ragazzi che hanno successo professionale ma che, nel privato, non hanno nessuno che si accorgerebbe della loro assenza.

Per avere un'idea di come si vive in uno dei grattacieli delle affollate metropoli cinesi, è molto interessante il video di journeyofjackson su Instagram

Chiusi in casa, gli hikikomori in Cina

In questo scenario si inserisce il crescente fenomeno degli hikikomori in Cina. In una società dominata dal "Neijuan" (la spirale della competizione estrema), molti giovani scelgono il ritiro sociale come via di fuga da aspettative familiari asfissianti e un mercato del lavoro disumano

Chiusi nelle loro stanze, questi ragazzi trasformano lo spazio privato in una fortezza contro un mondo esterno percepito come ostile.

 

A cura della Redazione di Skuola.net Questo articolo è frutto del lavoro condiviso della redazione di Skuola.net (direttore Daniele Grassucci): un team di giornalisti, data analyst ed esperti del settore education che ogni giorno produce contenuti e approfondimenti originali, seleziona e verifica le notizie più rilevanti per studenti e famiglie, garantendo un'informazione gratuita, accurata e trasparente.
Skuola | TV
Come si diventa giornalisti sportivi? A lezione con il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca

Il direttore della testata della Rai dedicata agli sport, Paolo Petrecca, racconta i dietro le quinte del giornalismo sportivo, tra regole del mestiere, telecronache, social e gavetta

Segui la diretta