
Un'app che ti chiede, senza troppi giri di parole: "Ehi, sei morto?". Non è l'inizio di una serie distopica su Netflix, ma la realtà: si chiama proprio così, “Are You Dead?”, ed è diventata in pochi giorni l’app a pagamento più scaricata dell’App Store in Cina.
Indice
Are you dead? Come funziona l'app che ti chiede se stai bene
Il funzionamento è tanto semplice quanto inquietante: ogni due giorni, l'app ti invia una notifica chiedendoti di premere un grande pulsante sullo schermo. È il tuo "segnale di vita". Se per due volte consecutive ignori il check-in, l'app trae le sue conclusioni e fa scattare l'allarme: invia automaticamente un messaggio ai tuoi contatti di emergenza, chiedendo a un amico o a un familiare di venire a bussare alla tua porta.
Una App per chi vive in solitudine
Perché un'app così "cruda" ha successo? Il motivo è che l'idea incontra le necessità delle persone che vivono la realtà della vita in solitaria nelle grandi metropoli cinesi: ad esempio studenti universitari fuori sede, giovani professionisti e lavoratori digitali che passano giorni senza contatti umani diretti.
Di sicuro il nome è d'effetto e non passa in osservato, ma pensaci bene: vivendo in una grande città, in uno di quei condomini abitati da decine e decine di persone, non è raro che non si conosca nemmeno il nome del proprio vicino di pianerottolo.
In effetti, "Are You Dead?" risponde a una paura molto umana: quella di stare male o avere un incidente in casa e restare invisibili per giorni.
Perdersi - in tutti i sensi - in una megalopoli cinese
Il successo dell'App riflette il cambiamento sociale senza precedenti che sta investendo la Cina.
Per decenni, la società cinese si è basata su famiglie patriarcali e reti di vicinato strettissime. Oggi, la rapida crescita economica e una urbanizzazione massiva ha polverizzato queste tradizioni, creando una nazione di "persone sole".
Milioni di giovani migrano dalle campagne alle megalopoli per lavorare in settori iper-competitivi con ritmi pressanti (come il famoso "996": dalle 9 alle 21, sei giorni su sette), finendo per vivere in micro-appartamenti dove il contatto umano è ridotto allo zero. È la generazione dei "giovani nidi vuoti" (kongchao qingnian), ragazzi che hanno successo professionale ma che, nel privato, non hanno nessuno che si accorgerebbe della loro assenza.
Per avere un'idea di come si vive in uno dei grattacieli delle affollate metropoli cinesi, è molto interessante il video di journeyofjackson su Instagram
Chiusi in casa, gli hikikomori in Cina
In questo scenario si inserisce il crescente fenomeno degli hikikomori in Cina. In una società dominata dal "Neijuan" (la spirale della competizione estrema), molti giovani scelgono il ritiro sociale come via di fuga da aspettative familiari asfissianti e un mercato del lavoro disumano.
Chiusi nelle loro stanze, questi ragazzi trasformano lo spazio privato in una fortezza contro un mondo esterno percepito come ostile.