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Jeux D’Eau scritta nel 1901 da Maurice Ravel è espressione simbolica dei giochi d’acqua, dei suoni fluidi, degli zampilli di cascate e ruscelli. Questa composizione per pianoforte, spiazzò i critici dell’epoca per la sua particolarità e per le innovazioni che portò sulla sonorità e ritmicità del pianoforte. Molto di nuovo anche nell'armonia: fin dalla prima battuta l'accordo consonante ingloba due suoni che erano sempre stati considerati dissonanti. Con questo il nuovo concetto di consonanza diventa un tratto lessicale costante. E si tratta di un passo molto importante, da cui scaturirà nove anni più tardi, con il Trattato d'armonia di Schönberg, l'abolizione del concetto stesso di dissonanza.
Il protagonista non è più il soggetto della musica (come Liszt e Chopin) ma, assorbe tutto l'interesse dell'ascoltatore la melodia con la sua estrema sonorità e ritmicità anche se molto semplici. In una piccola polemica giornalistica che qualche anno dopo lo vide opposto ad un critico, Ravel rivendicò a sé la scoperta di una sonorità pianistica che era stata attribuita a Debussy.

Questa composizione rappresenta l’acqua e tutto quello che essa può fare: scrosciare in un fiume impetuoso, rallentare in pianura, cadere a capofitto da una cascata…
Con i suoi suoni lo spettatore non ascolta suono per suono ma li comprende nell’insieme proprio come un fiume che scorre dalla montagna al mare dove sono presenti miliardi di molecole d’acqua dove noi non ne vediamo ma le guardiamo nell’insieme proprio come i suoni della canzone.
Questa canzone è influenzata anche dei numerosi viaggi che Ravel ha compiuto all’estero e in luoghi esotici.

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