Estratto del documento

Van Gogh

La solitudine del genio

A cura di Silvia Corio

Liceo Scientifico N. Parentucelli

Sarzana – La Spezia

A. Sc. 2008/09

Sommario

  • Introduzione
  • Documenti
  • Biografia
  • Opere
  • Contesto culturale
  • Contesto storico
  • Approfondimenti
  • Bibliografia
  • Le ragioni di una scelta

Le ragioni di una scelta

Ho scelto di parlare dell’arte di Van Gogh, perché alla scuola media, facendo una copia di un particolare del dipinto Pianura della Crau, sono rimasta affascinata dal suo modo di dipingere con brevi pennellate nervose. L’uso di colori accesi, i contorni neri ben definiti, la densità della pittura danno profondità al dipinto.

Oltre alla tecnica, mi conquista lo spirito della sua arte, che per lui era la vita stessa; riesce infatti ad esprimere in ognuno dei suoi quadri, l’essenza stessa del paesaggio reale, che riprodotto sulla tela diventa universale e parla al cuore di tutti.

L’estate scorsa ho avuto modo di apprezzare alcuni dipinti di Van Gogh al Musée d’Orsay di Parigi e, al ritorno, ho provato a fare una copia di uno Notte stellata, dei miei preferiti per il contrasto tra la dolcezza della notte e le pennellate vorticose, quasi drammatiche.

Per concludere la mia scelta è motivata anche dal fatto che, pur essendo vissuto nel XIX secolo, Van Gogh è un artista moderno che, con la sua sensibilità, anticipa temi ed emozioni dei movimenti pittorici del secolo successivo, pur rimanendo un esempio unico ed inimitabile nella pittura mondiale. Silvia Corio

Documenti

Lettera a Theo, fine agosto 1882

“Solo dipingendo mi sono accorto, per la prima volta, di quanta luce c’è ancora nel crepuscolo. Io dovevo cercare di conservarla, quella luce, rendendo al tempo stesso lo scintillio e la profondità di tutta quella gamma di colori. […] Mi sono sistemato con un foglio bianco davanti al punto che colpisce la mia attenzione, guardo quello che ho dinanzi agli occhi, e mi dico: questo foglio bianco deve diventare qualcosa; torno a casa insoddisfatto, lo metto da parte, e quando mi sono un po’ riposato vado a guardarlo in preda a un’angoscia indefinibile. ’’

La lettera è tratta dall’epistolario di Van Gogh; esso costituisce una confessione del suo ricchissimo mondo interiore che si rivela attraverso le lettere scritte al fratello Theo, alla sorella, a pittori contemporanei e mercanti d’arte. Spesso contengono schizzi e disegni, come quella qui riprodotta.

Nella lettera sopra citata il lettore può riconoscere due aspetti fondamentali dell’arte e della personalità di Van Gogh; il primo è la capacità dell’artista di cogliere nel particolare gli aspetti della natura, come le sfumature di colore e le diverse tonalità che fanno del paesaggio una realtà mutevole; il secondo aspetto è l’insoddisfazione e l’angoscia che prova il pittore, poiché non si ritiene all’altezza di esprimere ciò che ha colto in un momento particolare.

Testo di Aurier

[…],

“In quasi tutte le sue tele sotto la materia così materia, si nasconde, per lo spirito che sa vederlo, un pensiero, un’idea, e quest’idea, sostrato essenziale dell’opera, ne è al tempo stesso la causa iniziale e finale. In quanto alle sfavillanti, sfolgoranti sinfonie di colori e di linee, quale che sia la loro importanza per il pittore, esse non sono nel suo lavoro che semplici mezzi espressivi, semplici processi di simbolizzazione. Se si rifiutasse, infatti, di ammettere sotto quest’arte naturalistica l’esistenza di tendenze idealistiche, gran parte dell’opera che noi studiamo resterebbe quasi del tutto incomprensibile”.

Van Gogh sente un desiderio irrefrenabile di riprodurre in tutti i suoi aspetti ciò che osserva e per questo potrebbe sembrare naturalista, ma d’altro canto vuole rappresentare nelle sue tele ciò che lo vede, i particolari che pochi riescono a cogliere. Inoltre come sostiene Aurier in vede come lui ogni tela di Van Gogh non vi è solo lo studio pittorico, perché l’artista riesce a trasmettere forti emozioni, che spesso travolgono l’osservatore, lo coinvolgono al punto che il suo spirito si trova in un vortice di idee e pensieri.

Di sicuro quindi il pittore comincia con una fase naturalista, che dura poco, poiché il suo animo tende ad andare oltre la pura realtà, così come appare a prima vista.

Quello di Van Gogh è un simbolismo oggettivo di base realistica: vuole un’arte moderna, libera da schemi accademici e veristici, che renda la vita e non l’aspetto esteriore delle cose con colori e forme che, nel loro accordo e contrasto, ricreino l’organica unità tra soggetto ed oggetto, tra sentimento umano e realtà della natura.

Biografia

Praticamente sconosciuto in vita, Van Gogh è divenuto in seguito un artista celebratissimo. La natura stessa della sua pittura, così personale ed emotiva, ha portato a considerarlo un artista unico, anche se il suo esempio fu fondamentale per molti successivi movimenti artistici.

Figlio di un pastore protestante, Vincent Van Gogh nacque nel 1853 in Olanda. Inizialmente decise di seguire le orme del padre e diventare un predicatore, ma alla fine maturò la scelta a favore della professione artistica.

Si dedicò intensivamente alla pittura a olio, rappresentando con realismo il lavoro e la vita della campagna olandese. La morte improvvisa del padre lo colpì profondamente, nonostante i loro rapporti fossero da tempo problematici.

Poco dopo si recò a Parigi, dove conobbe Toulouse - Lautrec, Monet, Renoir, Degas, Pissarro. Ma la vita a Parigi non si rivelò affatto semplice e Van Gogh decise di andare alla ricerca di un ambiente solitario e rilassante.

Così, nel 1888, partì per Arles, in Provenza e prese in affitto la Casa Gialla.

Scrisse a Gauguin perché lo raggiungesse: provava per lui una profonda ammirazione, ma nel giro di poco più di un mese i loro rapporti si logorarono. Vincent divenne preda di una crescente tensione, finché una sera si mutilò l’orecchio destro con un rasoio.

Gauguin, appresa la notizia, partì per Parigi senza rivedere l’amico, che con l’orecchio ferito, dipinse Autoritratto con l’orecchio bendato.

Vincent decise di farsi ricoverare nel manicomio di Saint-Rémy, non lontano da Arles; inizialmente aveva il permesso di dipingere anche fuori del ricovero; in seguito questo permesso gli fu negato e la sua salute peggiorò.

Contattò allora il dottor Paul Gachet, amico di molti artisti; ma dopo alcuni mesi, trascorsi serenamente ad Auvers, fu invaso dal terrore di avere nuovi attacchi e si sparò un colpo di rivoltella; morì il 29 luglio del 1890.

Per Theo il colpo fu terribile: in poche settimane perse la ragione e morì in Olanda sei mesi dopo il fratello.

Opere

Periodo olandese (1881-1885)

Donne che portano sacchi di carbone

Paesaggio con ponticello bianco I mangiatori di patate

Donne che portano sacchi di carbone

1882

Carboncino, acquerello opaco e inchiostro su carta velina

Durante il periodo di permanenza in Belgio Vincent fece numerosi disegni dei lavoratori e la sua opera mostra l’intensità di chi aveva assistito di persona alla vita della miniera.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità  2009

Titolo: Van Gogh La solitudine del genio

Autore: Silvia Corio

Descrizione: la tesina analizza alcune opere di Van Gogh inquadrando l'opera dell'artista nel contesto storico-culturale.

Materie trattate: Arte, Filosofia, Letteratura, Storia, Fisica, Scienze

Area: umanistica

Sommario: Arte, Van Gogh, Opere, L'angoscia Filosofia, Kierkegaard, La solitudine dell'artista Letteratura, Pascoli, L'artista nella società  borghese Storia, La Belle Epoque, La miseria dell'artista, Riutilizzo delle tele Fisica, I raggi X, Il dipinto Notte stellata Scienze, Le costellazioni

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