Estratto del documento

Istituto Tecnico Industriale di Stato “E. Mattei”

Anno scolastico 2008/2009

Indirizzo: Elettrotecnica ed automazione

La solitudine dell’uomo moderno

1

Maturando: Marcello Negrini

Classe: 5^C 2

Indice

Introduzione

Citazioni e considerazioni personali.......................................................... pag. 4

Tipologie di solitudine.....................................................................……...pag. 5

L’isolamento vissuto in maniera creativa .......................................……...pag. 6

Il sapere restare soli.................................................................................... pag. 6

1 - La solitudine nell’arte

1.1 Vincent Van Gogh: - Campo di grano con corvi......................... pag. 9

1.2 Giorgio De Chirico: - Il grande metafisico....................................pag. 11

- La stazione di Montparnasse…………..... pag. 12

- Ettore e Andromaca……………………….. pag. 13

1.3 Edward Munch: - Cenni biografici………………………………….pag. 15

- Gli occhi negli occhi…………………..…...pag. 16

- Separazione………………………………..pag. 17

- Sera sul viale Karl Johan……………………..pag. 18

2 - La solitudine in letteratura

2.1 Ermetismo…………………………………………………………….pag. 20

2.2 Cenni storici: - La prima guerra mondiale……………….....pag. 22

2.3 Quasimodo Salvatore: - Alle fronde dei salici……………………..pag. 27

- Ed è subito sera………………………... pag. 28

2.4 Giuseppe Ungaretti: - Cenni biografici………………………….....pag. 30

- Soldati……………………………………....pag. 31

3

- Fratelli…………………………………… pag. 32

- San Martino del Carso……………….....pag. 33

2.5 Luigi Pirandello: - Cenni biografici e poetica........................pag. 35

- Uno, nessuno e centomila………………...pag. 36

- Quaderni di Serafino Gubbio operatore.... ....pag. 38

3 - Sezione tecnica

Impianto elettropneumatico di foratura gestito da PLC…………pag. 40

1.1

Bibliografia

  • I classici dell’arte (Corriere della sera)
  • Storia e testi della letteratura (Paravia)
  • Clio magazine (La Scuola)
  • I sentieri della ragione (Atlas)
  • Internet

La solitudine dell’uomo moderno

4

“La solitudine è l'unico status mentale, spirituale e talvolta necessariamente fisico, in cui si riesca a ottenere un contatto con l'assoluto, dentro di sé e fuori di se stessi. Intendo la solitudine come scelta, non l'isolamento che è sinonimo di abbandono e quindi di una scelta operata da altri. Personalmente mi considero la minoranza di uno e spesso trovo nella solitudine il modo migliore, forse l'unico, per preservarmi da attacchi esterni tesi anche inconsapevolmente ad interrompere il filo dei pensieri o a disturbare le sempre più rare vertigini di qualche sogno”. F. De André

In queste pagine ho deciso di trattare il tema della solitudine poiché è un aspetto che accomuna senza alcuna eccezione ogni essere umano; infatti ogni uomo - in ogni epoca e luogo - ha potuto, durante la propria esistenza, confrontarsi con questo stato emotivo che pone l’individuo in una condizione di completa nudità di fronte a se stesso ed alle proprie debolezze.

La società odierna, pervasa dalla tecnologia e dall’industrializzazione, mette a disposizione mezzi quali internet, chat, social network, cellulari che hanno modificato radicalmente le abitudini dell’uomo divenuto ormai per definizione un soggetto in perenne contatto con i suoi simili.

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È quindi divenuta socialmente accettata la tesi che l’uomo moderno debba adeguarsi a questo modus vivendi. Tuttavia non è l’unica strada possibile: di fatto non esiste solamente il bipolarismo tra individuo sociale ed individuo emarginato, bensì questi due aspetti possono essere compenetrati nell’uomo creando infinite sfaccettature. Ciò nonostante la maggior parte delle persone non comprende affatto questa grande varietà di aspetti, a causa di un modo superficiale di analizzare la realtà, che li induce a catalogare in maniera riduttiva ed erronea coloro che scelgono di non adeguarsi pienamente - o in parte - agli standard posti dalla società moderna. Vengono infatti trascurati gli aspetti più profondi e forse più rappresentativi della loro scelta, che non è affatto spinta da autolesionismo o incapacità di confronto, bensì da una necessità che nasce dal profondo e che non può essere ignorata.

Nella mente d’ogni uomo esiste un angolo nascosto che possiede una grande energia e dove si annidano delle sensazioni molto intense, sopite per la maggior parte del tempo quotidiano ma dirompenti quando ci caliamo in un quadro di riflessione ed espressività.

Osservando l’incessante fluire degli eventi quotidiani, può apparire strano che esista la solitudine: viviamo in un mondo sovraffollato, le città sono caotiche, le strade ingombre d’auto, gli spazi vitali sempre più ristretti, ma riusciamo a scovare una dimensione più “umana”, più “nostra” quando troviamo un angolo verde, tranquillo, dove possiamo restare soli.

Tutto ciò può sembrare un paradosso: cerchiamo di fuggire dalla solitudine vivendo in città compresse, ma ritroviamo noi stessi quando siamo soli.

La solitudine è per noi una sorta di guscio indispensabile, una conchiglia che ci appartiene e ci protegge dal caos della quotidianità e favorisce il ritrovamento di una dimensione che più ci appartiene.

Tipologie di solitudine

La solitudine può essere interpretata e vissuta in vari modi: essa può infatti scaturire da esperienze di emarginazione familiare e sociale, o può essere ricercata e vissuta come momento di riflessione e di crescita individuale. 6

Vi sono quindi molteplici tipologie di solitudine nella società odierna:

  • Ve ne sono di forzate, in genere imposte dalle circostanze della vita, come la prigionia, gli handicap e la malattia o l’abbandono di una persona cara.
  • Vi sono ancora solitudini imposte dalla società: i mezzi di comunicazione, i mass-media che invitano ad isolarsi, a distinguersi esprimendo modi di vita “unici” e che accentuano l’individualismo; tuttavia la meta proposta è tristemente illusoria, poiché è raggiungibile con comportamenti ed oggetti uguali per tutti.
  • Vi sono poi solitudini volute e ricercate: quelle dell’artista, del creativo, dell’asceta o di chi sente il bisogno di ricercare un momento suo, per recuperare le energie disperse nel mondo e per dar spazio a quella parte soffocata dall’affanno della vita.

Essere soli può costituire un peso a livello psicologico qualora non derivi da una scelta personale; sul piano sociale sono numerosi gli esempi di questa solitudine “subita” che sempre più frequentemente si verifica anche all’interno della famiglia. Nella società attuale i bambini trascorrono spesso molto del loro tempo libero soli: privi della compagnia di fratellini e amici aspettano fiduciosi il rientro dei loro genitori che, oberati dal troppo lavoro, non trovano neppure il tempo di parlare e di giocare con i propri figli che di certo soffrono per questa condizione di emarginazione.

Allo stesso modo gli anziani, pur vivendo in famiglia, possono avvertire l’isolamento che deriva dal mancato riconoscimento della loro funzione sociale, o da un bisogno di comunicazione che non sempre trova soddisfazione negli altri membri della famiglia, producendo sconforto e frustrazione.

Sia i bambini che gli anziani sono i soggetti più deboli sul piano sociale ad avvertire in maniera più incisiva il problema dell’emarginazione.

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L’isolamento vissuto in maniera creativa

Se dunque è vero che questa tipologia di solitudine intesa come “subita” va indagata perché ad essa si trovino delle risposte adeguate, è pur vero che esistono altri modi di vivere la solitudine.

L’isolamento può essere infatti vissuto in maniera creativa, nel momento in cui sia frutto di una scelta che l’individuo persegue per ricavarsi uno spazio di riflessione in cui ritrovare la propria soggettività al di fuori del caos quotidiano. In questa accezione, la solitudine costituisce un momento senza alcun dubbio positivo per l’individuo, un fattore benefico e di arricchimento che lo porta a riappropriarsi di una dimensione di tranquillità interiore che nel mondo di oggi si è indotti a trascurare con sempre maggiore facilità.

Il saper restare soli

La solitudine, nonostante offra all’uomo innumerevoli opportunità per maturare e divenire un soggetto autonomo, è spesso rivestita di svariate valenze negative ed è sempre più diffusa la convinzione che vivere in solitudine sia una condizione spiacevole da cui fuggire a qualsiasi costo.

Tuttavia la solitudine può essere anche una meravigliosa opportunità di sviluppo e di benessere interiori. Un’occasione preziosa da sfruttare. Una condizione cercata, anziché subita.

Non esiste creatività artistica senza concentrazione e isolamento; lo scrittore, il pittore, il pensatore, il compositore necessitano di grande raccoglimento e pure le nostre attività quotidiane che impegnano attivamente le nostre facoltà necessitano di solitudine: lo studio, la riflessione, l'introspezione, la lettura vengono meglio se ci isoliamo dalla “pazza folla”.

Non ogni solitudine è positiva: ci sono forme di fuga dagli altri che sono patologiche, c'è soprattutto quella cattiva solitudine che è l'isolamento, quindi la chiusura rispetto agli altri.

Ma tra isolamento, chiusura e mutismo da un lato e bisogno della presenza fisica degli altri, e attivismo smodato dall'altro, la solitudine è equilibrio e forza. Guida l'uomo alla conoscenza di sé, e richiede molto coraggio.

Il silenzio è il custode dell'interiorità; non si tratta solo dell'astenersi dal parlare ma del silenzio interiore, quella dimensione che ci restituisce a noi stessi.

La 9

Solitudi

ne

nell’arte

. 10

La solitudine nell’arte

Vincent Van Gogh

Van Gogh Vincent [Zundert, 30 marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890]

Campo di grano con corvi

Quest’opera di Van Gogh è del luglio 1890, realizzata poco tempo prima del suicidio e giudicata dalla critica il suo “testamento spirituale”.

Spesso si sostiene che il campo di grano abbia dei toni drammaticamente cupi, accentuati dal funereo volteggiare dello stormo di corvi neri e dalle pennellate rabbiose e scomposte.

Cupo in realtà è solo il cielo, che da un blu rassicurante passa a tonalità cromatiche sempre più scure. 11

L'artista non vede futuro per la sua esistenza immediata, e la sua anima continua ad ardere di un fuoco divoratore.

Il campo di grano sembra una foresta in fiamme, in cui strade vuote, che portano verso l'ignoto, cercano di farsi largo e su cui volteggiano tristi presagi: i corvi neri appunto, che sembrano arrivare come avvoltoi su un cadavere.

La tela è un grido di dolore, accentuato dal ritmo a strappi delle pennellate.

In mezzo ad un cielo tenebroso macchie bianche sembrano voler indicare gli astri o nuvole minacciose, ma in realtà raffigurano la solitudine dell'artista, ripiegato su se stesso.

Nell'ansia di cercare qualcosa che colleghi il campo di grano al cielo, Van Gogh non trova altro che se stesso, svuotato.

I corvi neri sembrano stare per arrivare come una minaccia incombente, una tempesta della natura e simboleggiano l’imminente fine dell’artista.

Il campo di grano è il componimento poetico di uno sconfitto: la strada non porta infatti da nessuna parte ed è virtualmente percorsa da una persona, l'artista, che non sa dove andare, né cosa cercare.

L’interpretazione di Van Gogh di questo suo quadro si legge nelle lettere inviate al fratello Theo: “Sono campi estesi di grano sotto cieli agitati, e non avevo bisogno di uscire dalla mia condizione per esprimere tristezza e solitudine estrema”.

Infatti, chi percorre le strade del quadro non ha una meta precisa dove andare, non ha futuro.

Non è ovviamente un quadro realistico, ma esprime molto realisticamente una situazione emotiva ai limiti del collasso.

La strada è il limite maggiore non tanto del quadro, ma dell'esistenza stessa di Van Gogh, lacerata da percorsi travagliati, errabondi, diametralmente opposti, che l'hanno sì arricchito di molteplici esperienze, ma anche portato alla sregolatezza e infine alla follia e a una morte prematura. 12

Giorgio De Chirico

De Chirico Giorgio [Volos, 10 luglio 1888 – Roma, 20 novembre 1978]

- Il grande metafisico

- La stazione di Montparnasse

- Ettore e Andromaca

Questi quadri di De Chirico regalano toni caldi e appassionanti la cui armonia riporta l'osservatore immerso in quello stato di malinconia e solitudine propria dell’artista. Egli giunge con la sua produzione pittorica a traguardi espressivi di grandissimo valore traslando la vita contemporanea dal piano reale a quello della metafisica.

Il grande metafisico

13

Il pittore esprime la figura dell'uomo come manichino privo di identità: il suo volto bianco e vuoto è una costruzione abbandonata. De Chirico contrappone un viso privo di espressività, indice forse di inconsistenza spirituale, ad un corpo complesso e articolato.

De Chirico con questo quadro rappresenta l’uomo che si copre di oggetti con i quali crede di realizzare ed esprimere se stesso ma che rimane oppresso dalla materia che si accalca attorno a lui.

I personaggi che caratterizzano lo stile dell'artista sembrano capitati quasi per caso in luoghi ad essi estranei, sono immobili, silenziosi, si trovano in mezzo ad architetture della realtà il cui senso ultimo traspare nelle ombre inquietanti di un'esistenza sfuggente e chiusa in se stessa.

Forse l'uomo non è nemmeno più un manichino, forse ne è ormai solo l'ombra.

In questi ambienti minacciosi i soggetti non più uomini e nemmeno manichini, diventati l'ombra di se stessi, sono lontani e al tempo stesso vicini. Occupano spazi in ambienti la cui prospettiva sfugge alla comprensione e cercano una via di scampo.

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La stazione di Montparnasse

In quest’opera il punto di fuga (ideale) esiste ma è lontano (in alto a destra), in cima ad una ripida salita, chiara allusione alla metafora della vita: l'uomo è “a due passi dalla salvezza” ma le ombre, rivolte verso il basso, lo trattengono: cosa possono due puntini, protagonisti della scena, contro tutto ciò?

In questi complessi irreali tutto è sospeso tra incubo e realtà, tra evasione e costrizione, tra veglia e sogno. L'oblio e la solitudine caratterizzano lo spazio occupando volumi prospettici unitari e allo stesso tempo frammentari.

Ettore e Andromaca

Il mondo ha abbandonato l’uomo.

L’uomo ha abbandonato se stesso lasciando al suo posto il manichino che, in quest’opera, si trasforma in questo strano oggetto costituito da righe, squadre e strumenti misuratori.

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