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Essere e apparire

Oltre alle immagini, ai messaggi e agli slogan della realtà in cui viviamo c'è altro.

Basta guardarsi intorno con più attenzione per rendersene conto e scoprirlo. Tutto ciò che si deve fare è cercare di andare oltre le apparenze. Spesso si tende a confondere i termini "essere" e "apparire", credendo che siano la stessa cosa, mentre invece c'è una bella differenza.

Essere e apparire sono i corrispondenti di essenza e immagine, reale e desiderato, ciò che sei davvero e ciò che vorresti essere o che gli altri vuoi che pensino di te. Frutto della divergenza tra essere e apparire è la maschera.

Il travestimento non appartiene all'uomo, ma ha radici specifiche nel corso della cultura storica e nell'affermarsi del sapere scientifico; la finzione è in ogni caso legata alla paura, all'insicurezza, alla lotta per l'esistenza.

L'epoca in cui il tema dell'essere e apparire è stato affrontato maggiormente è tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Chi più del Dorian Gray di Oscar Wilde si è preoccupato del suo aspetto esteriore in modo da farlo apparire così diverso dal suo io interiore? Mussolini, forse, aveva utilizzato questa tecnica per prendere potere. Ma Pirandello sostiene che l'uomo non può fare a meno di una maschera che gli dona un ruolo o un'apparenza.

La vita e le opere di Luigi Pirandello

Luigi Pirandello nasce a Girgenti (oggi Agrigento) nel 1867, da una famiglia borghese. Nel 1891 si laurea all'Università di Bonn in glottologia e studia la psiche umana, prendendo spunto dall'ideologia di Freud. Torna in Italia nel 1893 e l'anno successivo si sposa con una giovane benestante siciliana, da cui avrà tre figli.

Si stabilisce poi a Roma dove si dedica alla sua attività letteraria e di docente universitario alla facoltà di Magistero. Comincia a pubblicare poesie, saggi, romanzi e novelle (che, a partir dal 1909, apparivano sul "Corriere della Sera"). Intanto deve affrontare una grave crisi economica familiare e per di più in quel periodo la moglie viene colpita da una grave malattia mentale.

La celebrità gli giunge soltanto in età matura, quando a partire dal 1915 si dedica soprattutto al teatro. Grazie alle sconvolgenti novità delle sue opere, Pirandello diventa l'autore più famoso e discusso del teatro italiano. Così nel 1925 forma la compagnia Teatro dell'Arte di Roma.

Con l'arrivo del successo internazionale, la vita dello scrittore cambia radicalmente: a quasi sessant'anni abbandona l'insegnamento, si lascia alle spalle la vita borghese e sedentaria svolta fino a quel momento per girovagare per palcoscenici e alberghi di tutto il mondo, al seguito dei suoi attori teatrali.

Nel '34 gli viene conferito il premio Nobel per la letteratura. Mussolini, attraverso il Ministero degli Esteri, cerca subito di sfruttarne la fama internazionale sperando di usarlo come portavoce estero delle ragioni del fascismo impegnato nella conquista dell'Etiopia. Ma Pirandello non si presta a tale servilismo.

Durante le riprese cinematografiche de Il fu Mattia Pascal, effettuate a Roma, si ammala di polmonite e muore nel 1936, lasciando incompiuto “I giganti della montagna”.

Della sua vastissima produzione ricordiamo: Il fu Mattia Pascal, Uno, Nessuno e Centomila e la raccolta di tutte le sue opere teatrali Maschere nude.

La concezione dell'uomo in Pirandello

A Pirandello interessa il dramma individuale. Scava a fondo nella psicologia dei suoi personaggi e li osserva da tutti i punti di vista possibili perché vuole giungere alla verità.

Interpreta la crisi dell'uomo contemporaneo legata all'impossibilità di conoscere la realtà, perché essa è sfuggente, tanto che ognuno la può interpretare a modo suo. Dunque nessuno la conosce, perché è fatta di immagini. Anzi, l'uomo non conosce neppure se stesso.

Infatti mentre crede di essere uno, è centomila, perché è di volta in volta come gli altri lo vedono o come vogliono che sia.

Generalmente l'uomo accetta di vivere secondo i canoni impostigli dalla società, creando così una maschera, e egli in uno stato di solitudine e incomprensione finisce col sentirsi nessuno.

Nessuno dunque sa quale sia la sua vera identità né quella degli altri. Secondo Pirandello è questo il dramma dell'uomo e lo affronta nelle sue commedie a volte con ironia amara e altre con gran pietà.

Il fu Mattia Pascal

Una delle opere più famose di Pirandello è “Il fu Mattia Pascal”. Questa parla appunto di Mattia Pascal, che vive nell'immaginario paese ligure di Miragno, insieme alla madre e al fratello.

Il padre ha lasciato loro in eredità una discreta fortuna consistente in case, terreni e vigneti. La giovane vedova incapace di amministrare il patrimonio, lo affida a Batta Malagna. Quest'ultimo però, con il trascorrere degli anni, si impossessa di tutti i loro averi e costituisce la causa principale del declino della famiglia Pascal.

I due fratelli Mattia e Roberto vivono allegri e liberi da ogni pensiero morale, senza apparenti problemi e in maniera agiata. Il Malagna ha avuto infatti la capacità di non fargli mancare nulla e di nascondere l'immensità di debiti che presto li avrebbe fatti precipitare.

Costretto a sposare Romilda, da cui aspetta un bambino, Mattia si trova a convivere anche con la suocera vedova che lo disprezza e lo considera un fannullone ricco soltanto di debiti. Da questo momento la vita di Mattia diventa un inferno.

Ormai senza ricchezze, si trasferisce in una casa umile; la moglie perde la sua originaria bellezza e sembra non amarlo più; le due figlie muoiono una dopo l'altra a causa della loro gracilità.

In seguito muore anche l'adorata madre dopo aver sopportato i soprusi della suocera-strega la quale continua per la povertà di Mattia a odiare il genero e a rovinare la già precaria tranquillità della casa.

Per la prima volta in vita sua il protagonista si ritrova a cercare lavoro, e grazie all'amico Pomino, ne trova uno come bibliotecario.

Ma un giorno Mattia, esasperato dalla noia e dall'inutilità del suo lavoro, decide di fuggire. Arriva a Montecarlo e vince una discreta somma che lo fa diventare quasi ricco.

Decide di ritornare a casa per riscattare le sue proprietà e di avere finalmente una vita serena. Ma proprio mentre era sul treno di ritorno legge su un giornale che a Miragno è stato ritrovato il cadavere di Mattia Pascal.

Egli si sarebbe suicidato in una sua vecchia proprietà, a causa dei dissesti finanziari e dei lutti familiari. Dapprima sconvolto, comprende presto che può crearsi una nuova vita, senza legami con il passato ed essere finalmente libero.

È ricco e non essendo più Mattia Pascal non ha più alcun creditore. Così cambia identità e con il nome di Adriano Meis comincia a viaggiare prima in Italia e poi all'estero, fino a che decide di stabilirsi a Roma, in una camera ammobiliata sul Tevere.

S'innamora, ricambiato, di Adriana, figlia del padrone di casa. Mattia vorrebbe sposarla e ricominciare tutto da capo. Ma Adriano Meis non esiste, non ha nessuno dei diritti che hanno i cittadini iscritti all'anagrafe.

Non può fare nessuna di quelle cose della vita quotidiana che necessitano di un'identità, quindi neanche sposarsi. La sua fuga per fare il morto non è una bella professione. La libertà dunque è solo un'illusione.

Scopre che a Mattia non resta che farla finita anche con la nuova identità simulando il suicidio di Adriano Meis nelle acque del Tevere.

Erano passati soltanto due anni dalla sua prima supposta morte. Eppure tante cose erano cambiate. La moglie Romilda si era risposata con il suo amico Pomino ed aveva avuto una bambina.

Lui aveva pensato di essere rinato e finalmente libero di fare ciò che desiderava, nonostante ciò non aveva potuto vivere pienamente la sua nuova vita, ma era evidente che gli altri lo avevano fatto.

Avevano stentato a riconoscerlo e il suo ritorno non aveva causato lo scompiglio che si era immaginato. Mattia ben presto li abbandona e lascia che la moglie e l'amico continuino a vivere insieme.

Non gli resta che ritornare a fare il bibliotecario e di andare di tanto in tanto a far visita alla propria tomba consapevole di essere per sempre “Il fu Mattia Pascal”.

La morale dell'opera

L'opera di Pirandello può essere considerata una lunga favola che attraverso una storia, una moltitudine di personaggi vuole trasmettere al lettore una morale.

L'uomo non può lottare contro la propria sorte, anche se tristemente avversa e nemmeno crearsela con le proprie mani come fa Mattia Pascal diventando Adriano Meis.

Siamo tutti delle marionette con una maschera, pronti ad adattarci alla varietà enorme di situazioni che ci coinvolgono.

La realtà e il fascismo

La realtà non è sempre così facile da scoprire. I potenti della terra hanno spesso e più volte nel corso della storia manipolato la realtà per creare un'apparenza strumentale al proprio progetto politico.

Ed è proprio così che fece Mussolini. Con il fascismo lui aveva intenzione di creare un movimento più che un partito e inizialmente lo era.

In un primo momento raccolse gli scontenti di ogni provenienza, ma poi Mussolini capì che la debolezza della classe dirigente, incapace di stabilizzare la situazione economica e sociale, si poteva vincere solo conquistando i favori dei gruppi dominanti del padronato industriale e dei proprietari terrieri, sempre più intolleranti verso le manifestazioni popolari e pronti ad appoggiare chiunque fosse disposto a usare le maniere forti.

Il fascismo divenne poi Partito Nazionale Fascista (PNF) nel 1921 e usò la violenza delle squadracce contro chi gli si opponeva.

Il timore dei socialisti di appoggiare dei governi borghesi e il precario sostegno dato dagli stessi cattolici resero debolissimi gli ultimi governi liberali. Anche Giolitti, dopo qualche parziale successo, dovette rinunciare e dimettersi.

Il governo Facta, ultimo ministero liberale, si dimostrò ancora più debole. Il 28 ottobre 1922 reparti armati di fascisti compirono la marcia su Roma, che ebbe il potere di impressionare fortemente la monarchia e gli uomini più eminenti dello Stato.

Infatti, re Vittorio Emanuele III, rifiutando la proposta del capo del governo Facta di proclamare lo stato d'assedio, per il timore di una deprecata guerra civile, nella speranza di migliorare la situazione, chiamò al Quirinale Mussolini e gli offrì l'incarico di formare il governo.

Oltre ad essere capo del Governo, Mussolini si proclamò duce del fascismo, ovvero guida.

Nelle elezioni del 1924 condotte tra violenze di ogni genere, la coalizione di Mussolini ottenne la maggioranza assoluta. Dopo aver fatto assassinare Giacomo Matteotti, che aveva denunciato il clima in cui le elezioni si erano svolte, nel 1925 Mussolini trasformò il regime in una dittatura.

Gli oppositori furono costretti all'esilio, condannati al carcere o al confino o addirittura uccisi.

Nel 1926 il fascismo vietò le organizzazioni sindacali e lo sciopero. Vennero istituiti due sindacati fascisti, allo scopo di controllare le richieste dei lavoratori e di diffondere la propaganda fascista.

Nel 1928, il Partito Nazionale Fascista stabilì ufficialmente il suo potere sullo Stato italiano: ai gerarchi del partito, che costituirono il Gran Consiglio del Fascismo, fu affidato il compito di nominare i ministri e il capo del governo; il Parlamento e il re persero ogni potere.

Nel 1939 la Camera dei deputati fu sostituita dalla Camera dei fasci e delle corporazioni. Il controllo del territorio fu in mano alla milizia fascista.

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Sintesi

Materie

  • Italiano - Pirandello e l'opera "Il fu Mattia Pascal".
  • Storia - Fascismo.
  • Cittadinanza e costituzione - Articoli 13 e 21.
  • Geografia - Stati Uniti.
  • Scienze motorie - Basket.
  • Musica - Jazz & Verdi.
  • Storia dell'arte - Cubismo & Picasso.
  • Inglese - Oscar Wilde & The Picture of Dorian Gray.
  • Scienze - I vulcani.
  • Francese - Les Volcans.
  • Tecnologia - La macchina fotografica.
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