Viaggio: metafora di vita
Perché si viaggia? Qual è la vera metafora che si nasconde dietro l’irrefrenabile desiderio di muoversi? Quella di conoscere nuove culture, nuovi mondi? O forse quella di trovare un punto di riferimento che ci aiuti a conoscere meglio noi stessi?
Si viaggia per spirito di avventura, per conoscere altri popoli, per andare alla scoperta del mondo e accorgersi poi che quello a cui abbiamo sempre aspirato è lì.
Si viaggia per imparare ad amare ed essere amati, per dare sfogo alla rabbia.
Si viaggia per essere stati i primi o per dire io c’ero, per aiutare il prossimo o per farsi aiutare, perché si è amici o per fare nuove amicizie.
Si viaggia per incontrare qualcuno o per abbandonare qualcun altro, o per fuggire da se stessi.
Perché viaggiare è in fondo uno stato dell’animo, a cui non si può chiedere ragione della sua esistenza, esiste perché noi esistiamo.
Il viaggio come metafora della vita è una delle immagini più frequenti in tutte le letterature, è un concetto trattato molto spesso dagli scrittori di ogni epoca, dai mitici viaggi di Erodoto a quello ultraterreno di Dante. Esiste un’opera nella letteratura classica di tutti i tempi che riassume il tema del viaggio: l’Odissea di Omero.
Il viaggio nella letteratura classica
Ulisse ed Enea nel Mondo Classico rappresentano la figura del viaggiatore antico, l’eroe, l’uomo coraggioso, in grado di affrontare spostamenti faticosi.
Attraverso il viaggio eroi come Ulisse affermano la propria autonomia in opposizione ad ogni disegno, umano o divino, che possa ostacolare la libertà e il desiderio di conoscenza.
Nel Medioevo nascono nuove figure di viaggiatori come quella del pellegrino, interessato al viaggio come penitenza da affrontare per scontare peccati commessi; del mercante come Marco Polo, può diventare il narratore di paesi lontani e di popoli sconosciuti.
Con il Rinascimento, il viaggio diventa occasione di scoperte di nuove terre, di nuove civiltà, di nuovi valori che mettono in crisi i vecchi modelli universalmente riconosciuti come tali.
In questo periodo i viaggi si intensificano con le grandi scoperte geografiche, basti pensare a Cristoforo Colombo con la scoperta dell’America il 12 ottobre 1492.
Solo verso la fine dei ’700 il viaggio diventa un’esperienza interessante per sé, nasce il viaggio di piacere. Diventa mezzo utile per l’apprendistato, per la crescita intellettuale e morale, per l’educazione al mondo e alla vita.
Il viaggio come fuga da se stessi
Come abbiamo accennato prima, il viaggio assume anche il carattere di metafora della nostra inquietudine spirituale o interiore, soprattutto quando si è soli o stanchi della propria routine e sentiamo il desiderio di fuggire, il desiderio di ricerca del nuovo.
Basti pensare al Fu Mattia Pascal di Pirandello.
Mattia Pascal è un impiegato presso la biblioteca comunale di
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Miragno, un paesino ligure. Un giorno, dopo aver litigato con la moglie Romilda e la suocera si allontana da casa, diretto a Marsiglia, con l’intenzione di imbarcarsi per l’America. In una sosta a Montecarlo vince una grossa somma alla roulette. Mentre in treno fa ritorno a casa, legge sul giornale che a Miragno, dentro un mulino, è stato rinvenuto un cadavere in avanzato stato di putrefazione: dalla moglie e dalla suocera è stato riconosciuto proprio come quello di Mattia Pascal, scomparso da parecchi giorni.
Passato il primo turbamento, egli prova un senso di ebbrezza all’idea di potersi liberare della solita vita e costruirne una nuova.
Viaggia per quasi un anno in Italia e all’estero col nome inventato di Adriano Meis, poi si stabilisce a Roma in una pensione, con l’idea di condurre un’esistenza tranquilla. Ma egli si accorge di non poter vivere nella società senza un’identità civile. E infatti quando si innamora di Adriana, la figlia del proprietario della pensione, non può sposarla poiché non possiede un documento ufficiale della sua identità.
Così decide di ritornare alla sua solita vita, organizza la messinscena del suicidio di Adriano Meis, lasciando cappello e bastone sul ponte Margherita sul Tevere con un biglietto di “Addio” e ritorna a Miragno con la sua vera identità di Mattia Pascal.
Ma, tornato in paese, scopre che la moglie si è risposata con un suo vecchio spasimante, dal quale ha avuto anche una figlia. Se lo volesse, con l’aiuto della legge, potrebbe ricostruire la propria famiglia, ma sente di essere un intruso e che il suo vecchio mondo è cambiato: perciò preferisce vivere in solitudine. Di tanto in tanto si reca al cimitero per visitare la sua tomba, e se incontra qualcuno che gli chiede chi sia, risponde: io sono il fu Mattia Pascal.>>
Il viaggio rappresenta la fuga da se stesso e da una realtà che, per Mattia Pascal, è ormai divenuta insostenibile. L’aver dovuto sposare una donna solo perché incinta, il fatto di subire le critiche e l’odio della suocera, fanno sì che il protagonista si convinca di poter ricostruire una nuova vita lontano dal luogo in cui è nato.
Il viaggio è dunque anche una possibilità che il destino sembra regalargli, insieme alla notizia del ritrovamento di un cadavere nei pressi della sua abitazione, che è stato scambiato per il suo corpo.
La “finta morte” è l’unico modo per poter “rinascere” in un altro luogo. Ciò si dimostrerà però essere inutile, in quanto le paure, i fantasmi di Mattia si ripresenteranno anche in Adriano Meis, che fingerà nuovamente il suicidio, rifarà il proprio viaggio a ritroso e si abbandonerà all’idea di una non-vita, quando scoprirà di essere stato definitivamente sostituito anche dalla stessa, odiata moglie.
Il viaggio e l’emigrazione
Il tema del viaggio come fuga ritorna spesso nella letteratura o storia del ’900.
Ogni viaggio inizia con una partenza, con un distacco, che può apparire sia come qualcosa di necessario per sfuggire a una condizione di miseria o di emarginazione.
Questo tema si presenta anche nel dopoguerra, ma con caratteri più drammatici, come l’emigrazione.
Infatti…
L’Italia è oggi il sogno, per alcuni avveratosi, di molti immigrati provenienti dai paesi più poveri dell’Europa e del mondo.
Ma in passato non è stato così. Gli Italiani infatti sono stati protagonisti dei più grandi flussi migratori della storia tra Otto e Novecento.
Introduzione viaggio: metafora di vita, tesina
La seguente tesina di maturità Istituto Tecnico Turistico tratta del viaggio e dei primi viaggiatori dal Medioevo fino ai giorni nostri. Gli argomenti che permette di sviluppare la tesina sono: Italiano: Il Fu Mattia Pascal, Storia: Emigrazione 800-900, Storia dell'arte: Paul Gauguin - Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, Francese: Le voyage en train, Inglese: Thomas Cook e Grand Tour, Educazione Fisica: Apparato scheletrico, Tecnica Turistica: Tour Operator, Diritto: Libertà di circolazione.
Viaggio: metafora di vita, tesina
Collegamenti
- Italiano: Il Fu Mattia Pascal
- Storia: Emigrazione 800 - 900
- Storia dell'arte: Paul Gauguin - Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?
- Francese: Le voyage en train
- Inglese: Thomas Cook e Grand Tour
- Educazione Fisica: Apparato scheletrico
- Tecnica Turistica: Tour Operator
- Diritto: Libertà di circolazione