Oro blu
Indice:
Introduzione
Acqua come:
Elemento poetico
“Alla fonte di
Fonti → latino: Orazio:
Bandusia” “I fiumi”
Fiumi → italiano: Ungaretti: “Le lac”
Laghi → francese: Lamartine: “Das Fräulein
Mari → tedesco: Heine:
stand am Meere”
Elemento biologico
Anatomia umana: Omeostasi e Sistema escretore
Elemento pittorico
Arte: Monet: “Impression, soleil
levant”
Elemento spirituale
Inglese: Coleridge:
- “The Rime of the Ancient
From
Mariner”:
“The Water Snakes”
- Eliot:
- “The Waste Land”
“La symphonie pastorale”
Francese: Gide:
Principio del tutto
Filosofia: Talete
Introduzione
1
L’acqua è una delle risorse naturali più importanti.
La vita sulla Terra è, infatti, cominciata nell’acqua e oggi, ovunque si trovi acqua allo stato liquido, è presente anche qualche forma di vita.
L’acqua è il liquido più comune sulla Terra e ricopre tre quarti della superficie; anche il sottosuolo contiene grandi quantità di acqua, mentre l’atmosfera è il serbatoio dell’acqua allo stato aeriforme, il vapore acqueo.
Anche se molto comune, l’acqua è un liquido tutt’altro che banale: possiede proprietà uniche che l’hanno resa indispensabile per la comparsa e l’evoluzione della vita sulla Terra.
Fin dal passato più remoto, infatti, le civiltà che riuscirono a gestire, curare e distribuire l’acqua furono quelle che ottennero successo politico, economico e militare.
Questo bene è ora, però, in via di estinzione a causa dell’eccessivo consumo che se ne fa e che se ne è fatto in passato e a causa dell’inquinamento, che dalla superficie scende rapidamente nel sottosuolo.
Oggigiorno, si parla soprattutto del cosiddetto oro nero, il petrolio.
Si fanno guerre per il petrolio, si attuano genocidi, macchinazioni politiche, e soprattutto accordi, fragili accordi, che, in breve, si rompono, per dare vita ad altri conflitti, armati e non.
Ma non si parla dell’acqua; non ancora perlomeno.
Perché, se nei secoli passati, il vaso di Pandora era l’oro giallo, e in questo secolo è l’oro nero, in futuro il problema principale sarà rappresentato dall’oro blu.
Basta guardare i numeri:
Attualmente, un quinto della popolazione mondiale non ha accesso ad acqua potabile sicura. Nel 2000, 400 milioni di persone avevano gravi problemi a causa della scarsezza di acqua, e questo dato, secondo gli esperti, crescerà sempre più, tanto che si prospetta che nel 2025 le persone con gravi problemi di mancanza d’acqua saranno 3 miliardi, ovvero la metà della popolazione mondiale.
Inoltre, 5 milioni di persone muoiono ogni anno per la mancanza di acqua potabile e, fra questi, due terzi sono bambini…
Perciò, che dire, beviamo finché siamo in tempo, perché di questo passo fra non molto anche una semplice doccia sarà un lusso che pochi si potranno permettere.
Acqua come elemento poetico
2
L’acqua è stata trattata in campo artistico sotto i più diversi aspetti.
Ovidio, poeta latino, per esempio, ha dedicato una delle sue Odi alla fonte di Bandusia; Ungaretti, artista italiano, ha invece parlato dei fiumi che hanno, in qualche modo, influenzato la sua vita;
Lamartine, esponente del Romanticismo francese ha dedicato un celebre poema al lago di Bourget, mentre Heine, artista tedesco a
Das Fräulein
cavallo tra il Romanticismo e il Naturalismo ha scritto “
stand am Meere” “Signorina in riva al mare”.
ovvero
Latino
Orazio: Vita
Quinto Orazio Flacco nasce a Venosa l'8 dicembre del 65 a.C., al confine tra Puglia e Lucania. È figlio di un liberto che si trasferisce poi a Roma per fare l'esattore delle aste pubbliche, compito poco stimato ma redditizio. Il poeta è dunque di umili origini, ma di buona condizione economica. Segue perciò un regolare corso di studi a Roma e poi ad Atene, dove studia filosofia. Quando scoppia la guerra civile Orazio si arruola nell'esercito di Bruto e combatte nella battaglia di Filippi (42 a.C.). Nel 41 a.C. torna in Italia e diventa segretario di un questore. Nel 38 a.C. viene presentato a Mecenate da Virgilio, probabilmente incontrato nel contesto delle scuole epicuree di Napoli ed Ercolano. Dopo nove mesi Mecenate lo ammette nel suo circolo. Da allora Orazio si dedica interamente alla letteratura, tanto che non si sposa e non ha figli. Mecenate gli dona una villa in Sabina, molto gradita al poeta. Con la sua poesia fa spesso azioni di propaganda per l’imperatore Augusto. Esempi di propaganda augustea sono le “Odi” ed il “Carmen saeculare”, composto nel 17 a.C. in occasione della ricorrenza dei Ludi Saeculares. Muore nel novembre dell'8 a.C. ed è sepolto sul colle Esquilino, accanto al suo amico Mecenate, morto solo due mesi prima.
Orazio: opere
3
- “Satire”, in due libri che comprendono 18 satire, scritte tra il 41 e il 30 a.C.: il I libro (10 satire) è dedicato a Mecenate e fu pubblicato tra il 35 e il 33 a.C. Il II libro (8 satire) fu pubblicato nel 30 a.C.
- “Epodi”, 17 componimenti, pubblicati nel 30 a.C.
- “Odi”, in tre libri con 88 componimenti, pubblicati nel 23 a.C. Un quarto libro con altri 15 componimenti fu pubblicato intorno al 13 a.C.
- “Carme secolare”, del 17 a.C., scritto per incarico di Augusto e destinato alla cerimonia conclusiva dei Ludi Saeculares.
- “Epistole”, in due libri. Il I libro comprende 20 lettere composte a partire dal 23 e pubblicate nel 20 a.C., con dedica a Mecenate, mentre il II libro, con tre lettere, scritto tra il 19 e il 13 a.C., comprende l’ “Ars Poetica” che fu presa a canone per la composizione poetica nelle epoche successive.
Quinto Orazio Flacco
Orazio: dalle “Odi”
4
“Alla fonte di Bandusia” (Carmina, III, 13)
O fonte di Bandusia più splendente del cristallo,
Degna di vino soave, non senza ghirlanda di fiori,
Domani avrai in dono
Votivo un capretto sulla cui
Fronte spuntano appena le corna a promessa
Di lotte d’amore: invano, ché il figlio
Del gregge lascivo domani insanguinerà
Le tue gelide acque,
L’ora spietata dell’ardente
Canicola non riesce a toccarti, tu amabile
Frescura offri ai tori stanchi
Del vomere e al gregge errante.
Anche tu sarai una delle fonti celebri,
Poiché io canto l’elce che domina
La grotta rocciosa di dove canterine
Balzano le tue acque. (trad. L. Canali)
5
La fonte di Bandusia, presso Venosa
Secondo alcuni commentatori, la fonte di Bandusia si trova presso Venosa, città dove Orazio è nato; secondo altri, essa si trova nella tenuta sabina del poeta. Il paesaggio, con la fonte coperta da alberi che la proteggono dal sole, con acqua freschissima che ristora animali assetati, rientra nel tipo di paesaggio ameno. Esso è delineato con l’essenzialità classica solita a Orazio. Non manca poi un’altra impronta propria di Orazio: l’amore per le piccole e umili cose, che la poesia può rendere grandi e nobili.
La fonte è dedicata a Bandusia; ad essa spetta un sacrificio che è fatto con un animale che diviene ora conscio della sua forza (il capretto a cui spuntano le corna). Vi è l’elogio della frescura, che la fonte offre, e la semplice descrizione dei lecci, che sorgono sulla roccia da dove zampillano con chiara voce cristallina le limpide acque. La struttura è bipartita: la prima parte contiene la promessa di sacrificio, la seconda un breve inno, che si chiude con la promessa della gloria. Mancano indizi cronologici, ma l’orgogliosa fiducia che il poeta mostra nella propria arte sembra indicare che egli non è ai primi tentativi lirici.
Italiano
6
Ungaretti: Vita
Giuseppe Ungaretti nasce nel 1888 ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi. Trasferitosi a Parigi nel 1912, frequenta l’università e stringe contatti con i rappresentanti delle avanguardie. Nel 1914, allo scoppio della guerra, si trasferisce a Milano; pubblica le prime poesie e fiancheggia gli interventisti. Partecipa alla guerra, combattendo sul Carso. Nel 1916 esce quasi inosservata la raccolta “Il porto sepolto”, primo nucleo dell’“Allegria”, che con il titolo di “Allegria di naufragi” compare a guerra finita, nel 1918. In questo anno, Ungaretti torna a Parigi. Nel 1921 è a Roma, impiegato presso il Ministero degli Esteri. Negli anni successivi cresce la popolarità del poeta. Nel 1930 muore il figlio Antonietto, ennesima esperienza dolorosa del poeta. Tra il 1936 e il 1942 tiene la cattedra di Letteratura italiana all’Università di San Paolo in Brasile. Nel 1942, rientrato in patria, è eletto Accademico d’Italia. Ottiene vari premi letterari. Dal 1947 insegna Letteratura moderna e contemporanea all’Università di Roma. Muore a Milano nel 1970.
Ungaretti: opere
Oltre al libro più importante di Ungaretti, l’“Allegria”, saranno da ricordare il “Sentimento del Tempo” (1933), seconda raccolta poetica, cui seguiranno “Il dolore” (1947) e “Vita di un uomo” (1969), che raccoglie la precedente produzione. Importanti anche i saggi critici e le raccolte di traduzioni.
La guerra e l’immediato dopoguerra propongono due esperienze fondamentali e tra loro in buona misura divergenti: quella di Ungaretti (“Allegria” 1916) e quella di Montale (“Ossi di seppia” 1925). Se quest’ultima nasce dalla tradizione crepuscolare e si dirige verso una dimensione discorsiva, ragionativa, l’opera di Ungaretti nasce dalla tradizione simbolista e avanguardista, più francese che italiana, e si dirige verso una poesia d’alta concentrazione lirica, di estrema distillazione stilistica, nutrita di immagini isolate e improvvise folgorazioni: è insomma lirismo puro.
Ciò che colpisce in primo luogo è la presenza di “versicoli”, cioè la rarefazione delle parole sullo sfondo della pagina bianca e la frantumazione dei versi tradizionali, ridotti sovente a parole singole.
Ungaretti: dall’“Allegria”
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“I fiumi”
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Cotici il 16 agosto 1916
Mi tengo a quest’albero mutilato Ma quelle occulte
Abbandonato in questa dolina Mani
Che ha il languore Che m’intridono
Di un circo Mi regalano
Prima o dopo lo spettacolo La rara
E guardo Felicità
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna Ho ripassato
Le epoche
Stamani mi sono disteso Della mia vita
In un’urna d’acqua
E come una reliquia Questi sono
Ho riposato I miei fiumi
L’Isonzo scorrendo Questo è il Serchio
Mi levigava Al quale hanno attinto
Come un suo sasso Duemil’anni forse
Ho tirato su Di gente mia campagnola
Le mie quattro ossa E mio padre e mia madre.
E me ne sono andato
Come un acrobata Questo è il Nilo
Sull’acqua Che mi ha visto
Nascere e crescere
Mi sono accoccolato E ardere d’inconsapevolezza
Vicino ai miei panni Nelle distese pianure
Sudici di guerra
E come un beduino Questa è la Senna
Mi sono chinato a ricevere E in quel suo torbido
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