Estratto del documento

Liceo scientifico “Isac Newton”

Chivasso

A.S. 2008/2009

Alberto Maggiora

Classe V A

“Tempi moderni… a Torino”

Materie: storia – arte - filosofia -

Cinematografia - letteratura italiana - letteratura

Latina - inglese 1

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Indice

Mappa concettuale pag. 5

  • Introduzione pag. 6
  • Storia:
  • L’età giolittiana e la rivoluzione industriale in Italia pag. 7
  • Nord-Sud: due diverse realtà economiche italiane
  • Emigrazione e politica coloniale
  • Età giolittiana a Torino
  • Torino città di immigrazione
  • La FIAT e la sua storia
  • Il “modello americano”

La solidarietà cattolica a Torino: Giuseppe Cottolengo pag. 11

  • Le riflessioni di un intellettuale: CALVINO al Cottolengo e “La giornata di uno scrutatore”

Arte:

  • Modificazioni urbanistiche a Torino: sviluppo industriale e “barriere operaie” agli inizi del ‘900 pag. 12
  • Le barriere operaie
  • Il villaggio operaio Leumann

Filosofia

  • Il rapporto uomo-macchina e le classi sociali nell’analisi di K. Marx pag. 16
  • L’alienazione operaia
  • La forza-lavoro e il plusvalore
  • La borghesia
  • La lotta di classe

Cinematografia

  • Nascita dell’industria cinematografica a Torino pag. 19

La fabbrica e l’operaio visti da C. Chaplin pag. 19

  • “Tempi moderni”: una storia i cui personaggi sono l’industria,

la catena di montaggio, l’operaio alienato 3

Letteratura italiana

  • Il futurismo: esaltazione del progresso, delle macchine, pag. 21

delle metropoli

  • La nascita del movimento
  • Filippo Tommaso Marinetti e il futurismo in letteratura
  • Sant’Elia e la visione della “città futurista”

Letteratura latina

  • Tito Lucrezio Caro: la portata e i limiti del progresso pag. 24

Inglese

  • George Bernard Shaw: an unsocial Socialist pag. 26

Bibliografia pag. 27

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Introduzione

Torino: ecco il “filo conduttore” del mio lavoro.

Torino è la mia città, una città industriale con mille contraddizioni e problematiche, una città operaia, di grande immigrazione, una città che nella sua storia ha vissuto diverse crisi economiche, sino a quella odierna.

Torino però è anche stata città capitale d’Italia, città di cultura con grandi case editrici come l’Einaudi e sede di Università che sono state luogo di studio per molti intellettuali, città che ha visto nascere l’industria cinematografica in Italia e che in tempi recentissimi è stata anche città olimpica.

Torino è una città che non si è mai fermata, nonostante l’appellativo di “bugianen” dato ai torinesi.

La scelta del percorso tematico è stata difficile poiché varie erano le possibilità di sviluppo del mio lavoro: tra le tante ho scelto una indagine che mi permettesse di evidenziare l’importanza delle nostre radici e la peculiarità del nostro patrimonio architettonico, che consentisse di analizzare i cambiamenti che sono avvenuti nella nostra città in seguito alla nascita, nel primo Novecento, di alcuni “colossi” industriali, primo fra tutti la Fiat, e di ricercare le azioni di solidarietà, così importanti in questa città.

L’obiettivo di questo lavoro non è stato quindi solamente quello di ribadire l’importanza della Fiat o delle altre industrie torinesi, ma ho cercato anche di riflettere sulle conseguenze provocate dalla loro presenza sul territorio. Con il mio lavoro non ho cercato di analizzare tali effetti solo relativamente al livello urbanistico e sociale della città, ma ho anche tentato un’analisi della condizione lavorativa in cui si sono trovati gli operai in seguito all’introduzione delle macchine e alla loro crescente diffusione e importanza nella società. Per questa riflessione ho utilizzato concetti ricavati dallo studio delle teorie di K. Marx che, già nel 1844, scriveva la sua critica all’economia borghese e parlava di alienazione.

Le ragioni di questa scelta vanno ricercate nel mio personale desiderio di comprendere più adeguatamente la situazione odierna che porta ancora in sé i segni della strumentalizzazione operata dalle macchine sugli uomini e di cogliere le radici di tale fenomeno.

Tutto ciò spiega la scelta del titolo del mio lavoro: mi è sembrato significativo ricordare la lettura fatta da C. Chaplin di queste problematiche ed è per questo motivo che ho dedicato parte del mio lavoro ad una riflessione sul film “Tempi moderni”.

Al di là delle differenze e della lontananza temporale, penso inoltre possano essere ritenute ancora valide le affermazioni di Marx che sosteneva che il dominio alienante delle macchine porta alla perdita dell’anima e della propria identità, risucchiata da quella macchina che è stata inventata dall’uomo stesso. Le tesi di Marx diventano quindi una possibile chiave di interpretazione della realtà di oggi, in cui la macchina si ripropone con modalità diverse, ma ugualmente insidiose e “schiavizzanti”, riscontrabili nelle nuove tecnologie: i computer, la televisione, l’iPod, i telefonini, ecc.

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L’età giolittiana e la rivoluzione industriale in Italia

L’età giolittiana è il periodo dal 1903 al 1914 dominato politicamente dalla figura di Giovanni Giolitti, che viene ritenuto il più abile statista liberale dopo Cavour. Si laureò in Giurisprudenza nel 1860 e percorse rapidamente una brillante carriera amministrativa.

Il nuovo re d’Italia, Vittorio Emanuele III, chiamò al governo il giurista Zanardelli, che scelse come ministro degli Interni G. Giolitti, che poi, nel 1903, divenne a sua volta Presidente del Consiglio.

Il suo progetto politico aveva tre obiettivi principali:

  • Migliorare le condizioni delle classi lavoratrici attraverso una adeguata politica sociale
  • Stimolare l’industrializzazione del paese con l’importante intervento dello Stato nell’economia
  • Creare un equilibrio fra imprenditoria privata e pubblica

Per realizzare questo progetto Giolitti cercò di avere sempre un dialogo con tutte le componenti politiche presenti in parlamento, coinvolgendole anche nella realizzazione dei suoi piani.

Anche i deputati socialisti votarono più volte la fiducia al suo governo sui provvedimenti utili per i lavoratori.

In questo modo iniziarono importanti riforme come l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, l’istruzione pubblica a livello elementare, la municipalizzazione dei servizi pubblici. Giolitti non continuò la repressione antioperaia e rispettò il diritto di sciopero. Al sindacato venne riconosciuta la sua funzione di mediazione e, nel 1906, nacque la CGIL, il primo grande sindacato italiano.

Con l’inizio del XX secolo in Italia ci fu un periodo di tregua e discreta tranquillità sociale e le città divennero il luogo dove la borghesia agiata trovava occasioni di divertimento, ma anche le masse popolari furono coinvolte dai nuovi spettacoli offerti dal cinema.

Nord-Sud: due diverse realtà economiche italiane

Durante l’epoca giolittiana, l’Italia cominciò a progredire molto rapidamente, preparando il proprio avvenire di paese moderno: venne estesa la rete ferroviaria, aperti trafori alpini, si incrementò la produzione di energia idroelettrica, si realizzarono grandi opere di bonifica e d’irrigazione che consentirono un notevole incremento della produzione in tutti i settori. Ebbe inizio l’esportazione del cotone e la produzione del grano e dei vini raddoppiò. A Torino, con la FIAT, sorse l’industria automobilistica.

La produzione industriale quindi era in continua crescita, ma le condizioni dei lavoratori rimanevano difficili soprattutto a causa delle condizioni di lavoro e dei salari ancora molto bassi, soprattutto per le donne ed i minorenni. Era inoltre esploso con violenza il problema del Mezzogiorno, depresso ed impoverito, abbandonato ai latifondisti.

I progressi infatti non riguardarono tutto il paese perché aumentò il divario fra il Nord ed il Sud: anche nel periodo giolittiano quella che viene definita la “questione meridionale” non trovò soluzioni ed il Sud rimase escluso dallo sviluppo economico che si stava diffondendo al Nord. Questo fenomeno spiega la causa dell’emigrazione massiccia dal Sud verso il Nord del paese.

Emigrazione e politica coloniale

In politica estera Giolitti si staccò dalla Germania e cercò di riavvicinarsi alla Francia. Nonostante l’opposizione di parte dell’opinione pubblica, Giolitti volle una ripresa della politica coloniale allo scopo di includere l’Italia tra le Nazioni che possedevano colonie sulle coste dell’Africa settentrionale e con la speranza di dare una risposta ai problemi dell’emigrazione. Gli Italiani stabilirono una colonia nella Somalia, nel 1905.

In seguito al declino dell’Impero Ottomano l’Italia ampliò il suo “bottino” coloniale e, nel 1911, occupò la Libia che poteva così diventare terra di immigrazione per la popolazione meridionale.

Nel 1912 la guerra si concluse con l’annessione della Libia e Giolitti riuscì a far approvare il suffragio maschile includeva anche gli analfabeti e chi aveva compiuto il servizio militare. Questa fu una svolta importantissima perché coinvolse nella partecipazione politica le masse operaie e cittadine: una parte dei socialisti appoggiava Giolitti nelle riforme che miravano a migliorare la vita degli operai, mentre si verificava un avvenimento importantissimo per il paese perché i cattolici tornarono a partecipare alla vita politica. Il Papa Pio X si decise a permettere questo passo in quanto la crescita dell’elettorato,

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dovuta all’estensione del suffragio realizzata nel 1912, lasciava prevedere un grande rafforzamento dei socialisti. Con il patto Gentiloni venne garantito l’appoggio cattolico a quei candidati liberali che accettarono di sostenere alcune rivendicazioni dei cattolici. Di fronte a questo schieramento conservatore nel Partito Socialista cominciarono a prevalere le tendenze rivoluzionarie e nel paese tornarono ad accendersi i contrasti sociali.

Falliva così la politica sociale di Giolitti che, nel 1914, lasciava il governo al conservatore Antonio Salandra.

Età giolittiana a Torino

Gli anni dell’età giolittiana furono caratterizzati dal pieno successo del processo di industrializzazione nonostante i notevoli ostacoli che si frapponevano ad uno sviluppo industriale della città. Essi erano principalmente tre:

  1. L’elevato costo dell’energia ricavata dal carbone che costrinse le industrie cittadine, fino all’avvento dell’elettricità, a basarsi quasi esclusivamente sulla forza motrice idraulica fornita dai fiumi e dai canali della zona settentrionale della città.
  2. La mancanza di tradizione imprenditoriale determinata dal fatto che Torino era stata per lungo tempo ai margini dei grandi flussi commerciali europei e mediterranei ed iniziò ad industrializzarsi solo per l’intervento diretto dello Stato sabaudo nel settore delle industrie militari.
  3. La scarsità di capitali utilizzabili per investimenti produttivi.

Nonostante la presenza di questi rilevanti limiti, lo sviluppo urbano ed industriale torinese fu impetuoso: tra il 1881 ed il 1911 la popolazione residente aumentò del 69% grazie ad un imponente flusso immigratorio.

Fra il 1887 e il 1911 i lavoratori dell’industria aumentarono del 291%.

Torino città di immigrazione

Torino divenne meta ambita per un numero crescente di persone in cerca di impiego e di migliori condizioni di vita. Inizialmente, gli immigrati giunsero dalle vicine vallate alpine e dai centri della provincia; successivamente dal resto del Piemonte e da altre regioni del giovane Regno d’Italia. Il fenomeno immigratorio divenne, nel corso del tempo, una caratteristica distintiva della città. L’acuirsi del fenomeno fu anche favorito, verso la fine del XIX secolo, dalle difficoltà economiche nelle quali si dibatteva l’agricoltura: si verificò l’inurbamento di un crescente numero di contadini che si trasferirono, pur senza avere la sicurezza del reperimento di un lavoro stabile.

Erano sempre più numerose le industrie che trovavano sede a Torino, facendone un polo di attrazione per le popolazioni delle campagne, stremate dalla crisi agricola. La popolazione presente sul territorio comunale crebbe numericamente e costantemente anche con il contributo di persone provenienti dal Sud dell’Italia.

A livello di identità collettiva, inoltre, lo sviluppo industriale consentì al sistema cittadino di compensare la perdita delle funzioni di capitale tramite l’assunzione di un ruolo di leadership nazionale nel campo della modernizzazione economica e sociale del paese.

Iniziava inoltre ad emergere un nuovo ceto borghese, con caratteri imprenditoriali ed ideologici innovativi.

Il gruppo di borghesi emergenti, alleandosi ai settori più avanzati della classe politico-intellettuale, riuscì a porsi alla guida del processo di sviluppo industriale e a portarlo al successo.

Gli elementi positivi furono essenzialmente:

  • Una politica municipale di intervento nell’economia e di incentivazione dello sviluppo industriale che permise una stretta collaborazione allo scopo di perseguire un obiettivo comune;
  • Il boom della Borsa del 1905/6 che fece affluire ingenti quantità di denaro in particolare alle industrie automobilistiche;
  • Le grandi commesse statali di materiale per uso bellico, ottenute dalle aziende metalmeccaniche torinesi in relazione alla guerra di Libia, crearono un grande mercato per i nuovi prodotti e contribuirono ad indirizzare le aziende verso un’organizzazione di tipo fordista.

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Interessante fu l’intervento del governo comunale in campo economico a favore dello sviluppo industriale.

Il nuovo ruolo del Comune nella dinamica economica era caratterizzato da diverse concezioni di sviluppo economico e da un nuovo ruolo del potere politico nell’ambito del sistema sociale cittadino.

Il vecchio ceto egemone era ancora favorevole alla concezione ‘cavouriana’ dello sviluppo economico del Piemonte, basato in particolare sull’incremento delle industrie serica e vinicola.

La nuova classe dirigente non soltanto rappresentava l’emergente ceto imprenditoriale, ma sosteneva anche la scelta industriale innovativa e chiedeva l’intervento diretto del governo comunale nell’economia. Proprio sulle diverse concezioni della gestione della città si giocava lo scontro più importante fra la vecchia e la nuova classe.

Il periodo giolittiano a Torino si identificò con la lunga amministrazione del sindaco Frola (luglio 1903-aprile 1909) che apparteneva alla nuova classe dirigente. Con l’avvento del sindaco Frola, il governo comunale adottò una politica più moderna rispetto ai suoi predecessori sostenendo lo sviluppo industriale della città, in netto contrasto con le precedenti amministrazioni.

Il Comune adottò una politica tendente alla modernizzazione non solo economica, ma anche politica della città, con l’obiettivo di mantenere una notevole integrazione sociale vista l’espansione industriale e l’incremento delle masse lavoratrici.

Una importante risorsa cui poté attingere il sistema cittadino, inoltre, fu il patrimonio di conoscenze tecniche e produttive nel campo dell’industria meccanica, che aveva avuto origine nell’antica industria militare sabauda.

La città poté anche contare su una popolazione che, dal punto di vista dell’istruzione e della formazione tecnica, era fra le migliori d’Italia. Infatti negli anni centrali del periodo giolittiano, gli analfabeti in relazione al numero degli sposi erano il 3% (il dato più basso d’Italia) e il numero degli studenti del Politecnico aumentò del 162% tra il 1902/3 e il 1913/4.

Agnelli posa davanti alla nuova fabbrica Fiat (con 50 operai) in Corso Dante, accanto alla prima auto, la Fiat 0.

La FIAT e la sua storia

Il processo di industrializzazione culminò nel 1899 con la fondazione della Fiat – Fabbrica Italiana Automobili Torino – per opera, tra gli altri, del Senatore Giovanni Agnelli, nonno dell’Avvocato che giunse alla guida dell’azienda nel 1966 e la condusse ai vertici internazionali.

Ben presto la FIAT diventò, come è tuttora considerata, il dominio della famiglia Agnelli, ma i fondatori furono trenta e tutti concorsero a formare il capitale iniziale di lire 800.000.

Nel 1904 su 3.080 veicoli fabbricati tra tutte le case italiane, quelli prodotti dalla fabbrica torinese erano appena 268, dieci anni dopo dai cancelli di corso Dante uscivano 4.644 vetture, oltre la metà di tutta la produzione nazionale. La Fiat raggiunse così rapidamente il predominio sulle aziende concorrenti, grazie a Giovanni Agnelli e alla sua decisione di “fare notevole fu

l’aumento della produzione grazie alla razionalizzazione del lavoro e all’applicazione parziale dei metodi tayloristici.

Agnelli compì un viaggio negli Stati Uniti e da esso trasse le decisioni che più incisero su questa nuova fase produttiva della sua azienda. A Detroit Agnelli, visitando le grandi officine della Ford, apprese quanto la lavorazione in serie potesse abbassare i costi e rivoluzionare la produttività di una industria.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2009

Titolo: Tempi moderni... a Torino

Autore: Maggiora Alberto

Scuola: Liceo scientifico

Descrizione: Periodo giolittiano a Torino. Nascita della Fiat. Rapporto uomo macchina e alienazione operaia in Marx. Tempi moderni di Chaplin. Il futurismo e il progresso. Lucrezio e il limite del progresso.

Torino è la mia città, una città industriale con mille contraddizioni e problematiche, una città operaia, di grande immigrazione, una città che nella sua storia ha vissuto diverse crisi economiche, sino a quella odierna. Torino però è anche stata città capitale d'Italia, città di cultura con grandi case editrici come l'Einaudi e sede di Università che sono state luogo di studio per molti intellettuali, città che ha visto nascere l'industria cinematografica in Italia e che in tempi recentissimi è stata anche città olimpica. Torino è una città che non si è mai fermata, nonostante l'appellativo di "bugianen" dato ai torinesi.

La scelta del percorso tematico è stata difficile poiché varie erano le possibilità di sviluppo del mio lavoro: tra le tante ho scelto una indagine che mi permettesse di evidenziare l'importanza delle nostre radici e la peculiarità del nostro patrimonio architettonico, che consentisse di analizzare i cambiamenti che sono avvenuti nella nostra città in seguito alla nascita, nel primo Novecento, di alcuni "colossi" industriali, primo fra tutti la Fiat, e di ricercare le azioni di solidarietà, così importanti in questa città.

L'obiettivo di questo lavoro non è stato quindi solamente quello di ribadire l'importanza della Fiat o delle altre industrie torinesi, ma ho cercato anche di riflettere sulle conseguenze provocate dalla loro presenza sul territorio. Con il mio lavoro non ho cercato di analizzare tali effetti solo relativamente al livello urbanistico e sociale della città, ma ho anche tentato un'analisi della condizione lavorativa in cui si sono trovati gli operai in seguito all'introduzione delle macchine e alla loro crescente diffusione e importanza nella società.

Per questa riflessione ho utilizzato concetti ricavati dallo studio delle teorie di K. Marx che, già nel 1844, scriveva la sua critica all'economia borghese e parlava di alienazione. Le ragioni di questa scelta vanno ricercate nel mio personale desiderio di comprendere più adeguatamente la situazione odierna che porta ancora in sé i segni della strumentalizzazione operata dalle macchine sugli uomini e di cogliere le radici di tale fenomeno.

Area

Area: scientifica

Materie trattate

Materie trattate: italiano, Marinetti, Manifesto della letteratura, Parole in libertà, innovazioni letterarie delle avanguardie; Calvino, La giornata di uno scrutatore, realtà del Cottolengo a Torino e la crisi di un intellettuale comunista; filosofia, Manifesto, il Capitale, alienazione operaia e borghesia, il plusvalore; storia dell'arte, Sant'Elia, Manifesto dell'architettura futurista, le città del futuro; latino, T. Lucrezio, De Rerum Natura, portata e limiti del progresso; cinematografia, Chaplin, Tempi moderni, alienazione operaia alla catena di montaggio.

Bibliografia

Bibliografia:

  • Bruscagli - G. Tellini, Letteratura e storia Vol. 6 - 7, Sansoni
  • S. Guglielmino, Guida al novecento, Principato
  • I. Calvino, La giornata d'uno scrutatore, Mondadori
  • G. Garbarino, Opera (Letteratura - Testi - Cultura latina), Vol. 3, Paravia
  • N. Abbagnano - G. Fornero, Il Nuovo protagonisti e testi della filosofia, Vol. 3A, Paravia
  • Appunti scolastici delle lezioni di filosofia
  • N. Abbagnano, Storia della filosofia, Vol. 4, De Agostini
  • K. Marx - F. Engels, Manifesto del partito comunista, Tascabili Newton
  • G. Cricco - F. Di Teodoro, Itinerario nell'arte (Dall'età dei lumi ai giorni nostri), Vol. 3, Zanichelli
  • A. Negri, Elementi del paesaggio industriale-Il villaggio operaio, tratto da "Campagna e industria: i segni del lavoro", Touring Club Italiano

Altre fonti

Altre fonti: vari siti web, per la raccolta di informazioni sulla struttura urbanistica di Torino

  • Appunti scolastici delle lezioni di urbanistica
  • Alessandro Ravina, Le cinte daziarie di Torino, Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura (dal web)
  • Politecnico di Torino, Dipartimento Casa e Città, Beni culturali ambientali nel comune di Torino, Società degli Ingegneri ed Architetti in Torino, Torino 1984. (dal web)
  • Città di Torino, Assessorato per la Cultura Musei Civici, Torino tra le due guerre, cultura operaia e vita quotidiana in Borgo San Paolo, organizzazione del consenso e comunicazioni di massa, l'organizzazione del territorio urbano, Torino, Marzo Giugno-1978. (dal web)
  • Enrico Miletto, Torino: sviluppo industriale e barriere operaie ai primi del "900. La nascita della grande industria, Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea
  • A. Desider - M. Themelly, Storia e storiografia- il "900 dall'età giolittiana ai giorni nostri, Vol. 3 I tomo, D'Anna
  • Valerio Castronuovo, Torino un'antica sapienza di lavoro, Edizioni del capricorno, Torino
  • Carocci G., Giolitti e l'età giolittiana, Einaudi, Torino 1972
  • Gaeta F., La crisi di fine secolo e l'età giolittiana, UTET, Torino 1982.
  • L. Angeli, A. Castrovilli, C. Seminara, Corso Taranto: 30 anni di vita, speranze progetti, Edizioni Agat 1998 (Ricostruzione storico-sociologica dal web)
  • Fernaldo Di Giammatteo, Dizionario del cinema americano. Editori Riuniti
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