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Oggi è un giorno di lotta

Oggi è un giorno di lotta, domani è un giorno di vittoria, sguaina la spada e rafforza lo sguardo, l'energia che uscirà dal tuo sguardo paralizzerà i tuoi nemici, si chineranno d'innanzi a tale superiorità, ammireranno la grande forza che emani e chiederanno perdono per aver potuto pensare di sfidarti anche solo con lo sguardo.! Anonimo 1

Sono una ragazza di nemmeno diciotto anni, un'età sicuramente problematica, ma anche aperta alla vita, alla gioia, alla speranza. Qualcuno potrebbe, quindi, stupirsi della scelta del mio tema e leggere nella mia raccolta di testi, immagini, periodi, uno scoraggiamento e un avvilimento che di certo non mi appartengono.

Sin dalla nascita il neonato forse non lotta con la madre per vedere la luce? Ecco, è questo il senso della mia “lotta” nella vita, un susseguirsi di dolori, cadute, pianti, sofferenza che, tuttavia, non riescono a farmi perdere la fiducia nella vita.

Luciana Guadagno

Carminello “V A”

2008-2009 2

Indice

  • Italiano: Giovanni Verga e Luigi Capuana
  • Storia: L'età giolittiana
  • Psicologia: Gli atteggiamenti sociali
  • Pedagogia: Caratteri generali del Positivismo
  • Sociologia: L'agire sociale
  • Filosofia: Carl Marx e Auguste Comte
  • Musica: Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini, Giuseppe Verdi e l'Opera italiana
  • Inglese: William Wordsworth
  • Diritto: Il diritto alla salute
  • Economia: Tipi di reddito
  • Storia dell'Arte: Théodore Gericault “La zattera della medusa”; Jacques-Louis David “Il giuramento degli Orazi”; Giovanni Fattori “Il cavallo morto”
  • Geografia astronomica: I terremoti 3

Giovanni Verga

Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840 da una famiglia benestante della piccola nobiltà borghese, dopo aver compiuto gli studi privatamente, si scrisse alla facoltà di giurisprudenza, dove i forti interessi politici e sociali lo spingono ad abbandonare l'università per potersi dedicare all'attività di scrittore.

Compone all'età di 16 anni con tema patriottico Amore e Patria e i Carbonari della montagna.

Nel 1860, si arruola nella Guardia nazionale dove rimane per quattro anni. Nello stesso periodo lavora come giornalista e scrive alcuni testi di argomento patriottico nonché il romanzo Una peccatrice.

Pubblicato nel 1866, esso rappresenta la prima prova narrativa di Verga, centrata sul tema della donna fatale e su una passionale storia d'amore.

La svolta importante nella vita del Verga avviene nel 1869 quando si trasferisce a Firenze. Qui conosce Luigi Capuana e pubblica Storia di una capinera, che ottiene un grande successo da parte del pubblico.

Nel 1872 Verga si stabilisce a Milano, città dove vive per più di vent'anni. Qui entra in contatto con la vivace cultura milanese e con gli ambienti della Scapigliatura.

A Milano, pubblica un nuovo romanzo, Eva e l'anno seguente esce il lungo racconto Nedda, prima opera verghiana dedicata al mondo dei contadini meridionali.

Poi il Verga inizia la sua carriera veristica progettando di scrivere un ciclo dei Vinti. Esce la raccolta di novelle orientata in senso verista, Vita dei campi, già Malavoglia, accolto freddamente dal pubblico e dalla critica.

Malgrado l'insuccesso egli continua la strada della narrativa verista. Escono le raccolte di novelle Per le vie, dedicate all'ambiente urbano milanese, e le Novelle rusticane.

Il Verga ebbe pure delle esperienze teatrali. Nel 1884 ebbe grande successo l'opera teatrale Cavalleria rusticana, una delle novelle di Vita dei campi da cui Verga ha tratto un dramma.

Nel 1889 viene pubblicato Mastro-don Gesualdo, che riceve una favorevole accoglienza.

Nel 1893 Verga si ristabilisce a Catania, dove, amareggiato per il diffondersi del Decadentismo, trascorre una vita appartata e non scrive niente di realmente definitivo. Nel 1920 viene nominato senatore a vita. Muore nel 1922.

Quasi tutta la produzione di Verga è quella di un intellettuale emigrato al Nord, attratto dalla vita culturale settentrionale. La formazione di Verga avviene in un'isola arretrata e priva di opportunità per cui Verga decide di stabilirsi al Nord in cerca di successo e di spazi per esercitare il mestiere delle lettere, che è l'unico che gli interessi.

Si reca prima a Firenze, poi a Milano. Inseritosi nella vita culturale di queste due città, stringe rapporti importanti con editori e giornalisti.

Le opere di questo periodo riflettono gli ambienti mondani e gli ideali letterari della città in cui Verga vive, ma nello stesso tempo si iniziano però a riconoscere le tracce di un interesse sincero per gli aspetti semplici dell'esistenza.

Tali elementi si troveranno maggiormente in Nedda, novella che inaugura il grande periodo della narrativa verista.

L'interesse di Verga per la letteratura naturalistica francese contribuisce ad aumentare in lui un'idea verista del romanzo, infatti due sono le tecniche utilizzate: quella dell'impersonalità, ossia l'estraniarsi totalmente dall'opera, e quella dell'oggettività, in quanto cerca di rappresentare la realtà.

La sua narrazione per cui sarà impersonale e distaccata. L'autore sarà annullato e trasformato in testimone cronista del vero.

Con la formazione di una poetica verista, Verga attua due importanti scelte: da un lato cessa di scrivere romanzi graditi al pubblico mettendosi controcorrente; dall'altro individua nella Sicilia, sua terra d'origine, una realtà alla quale guardare con occhio lucido e distaccato.

Pescatori, minatori, pastori e contadini siciliani gli appaiono come i rappresentanti di un mondo arcaico, in cui esistono ancora violentissime passioni e i ceti ricchi vengono descritti nel loro attaccamento alle proprietà e ai beni materiali.

Verga riesce quindi ad attirare l'attenzione del pubblico sulla realtà desolante della sua terra, ma egli descrive anche la realtà urbana di una città come Milano.

In essa gli operai vivono in una condizione di sfruttamento, mentre le classi abbienti, ritratte in modo analogo a quelle meridionali, appaiono tutte dedite a una vita spensierata.

Il passaggio di Verga a una letteratura oggettiva fa pensare che Verga si sia convertito a un movimento letterario già esistente, mentre, in realtà, è lo scrittore stesso, attraverso le sue opere, a creare il verismo italiano.

L'essenza del verismo non va però ricercata negli argomenti trattati, negli ambienti descritti, ma piuttosto nel punto di vista del narratore, lucido e distaccato nel presentare la vicenda, e nella tecnica adoperata per realizzarlo.

La narrativa verista di Verga non ha infatti come oggetto solo le classi subalterne, contadini e pastori siciliani, operai. Il ciclo dei Vinti, se fosse stato completato, avrebbe offerto uno spaccato dell'intera società italiana.

Per Verga il verismo è quindi un modo di guardare e di rappresentare il mondo esterno basato su due principi: quello dell'oggettività, che non deve essere condizionata dalle convinzioni soggettive dell'osservatore, e l'annullamento dell'autore, che deve scomparire dall'opera.

La raccolta Vita dei campi riunisce otto novelle: Fantasticheria, Jeli il pastore; Rosso Malpelo, La Lupa, L'amante di Gramigna, Guerra di Santi e Pentolaccia, rappresentano il definitivo passaggio di Verga al verismo in quanto tende a trasformarsi in un narratore anonimo.

In esse domina l'ambiente siciliano. L'uomo, governato da sentimenti elementari e da istinti insopprimibili, si muove all'interno di una società arcaica le cui regole sono semplici e spietate.

Verga si serve del principio dell'impersonalità. In tal senso egli non solo evita di intervenire nella vicenda col suo punto di vista, ma tende a trasformarsi in un narratore anonimo e popolare che usa il linguaggio dei protagonisti.

Per le vie dedicato all'ambiente urbano milanese. Esce la raccolta Novelle rusticane, il clima è in parte mutato rispetto alle novelle di Vita dei campi.

Il paesaggio sociale ed economico si arricchisce. Inoltre, l'attenzione si sposta dall'individuo ai nuclei familiari: Gli orfani, I galantuomini.

Il tema della “roba” è presente in quasi tutte le altre. Negli Orfani, in Malaria, nell'Asino di San Giuseppe, la “roba” appare come un sogno distante.

La Lupa

La Lupa (tratto da Vita dei campi)

La novella racconta la tragica storia di un amore incestuoso fra un giovane e sua suocera. La Lupa è la figura di una donna determinata e diabolica che fa sposare la figlia con un giovane del paese “Nanni”.

Quest'ultimo finirà con l'essere suo schiavo, infatti alla fine, esasperato della situazione, la uccide. All'interno della novella sono presenti molti proverbi che richiamano la saggezza popolare.

Al villaggio era definita con il nome di Lupa in quanto non era mai sazia di ciò che aveva. Aveva una capacità di far suscitare passione agli uomini.

Viene definita anche come una donna che non frequenta la chiesa e i sacramenti. Nella novella il racconto riguarda soprattutto due fatti importanti: l'incesto iniziale e l'uccisione della Lupa.

I riferimenti religiosi riguardano gli aspetti demoniaci della donna. Caratterizzazione grottesca. 5

Luigi Capuana

Capuana nasce a Mineo, in provincia di Catania, da una famiglia di agiati proprietari terrieri e a Mineo frequenta le scuole comunali.

Nel 1851 si iscrive al Reale Collegio di Bronte che lascia dopo solo due anni per motivi di salute, proseguendo comunque lo studio da autodidatta.

Conseguita la licenza si iscrive, nel 1857, alla Facoltà di giurisprudenza di Catania che abbandona nel 1860 per prendere parte all'impresa garibaldina in funzione di segretario del comitato clandestino insurrezionale di Mineo e in seguito come cancelliere nel nascente consiglio civico.

L'avventura letteraria

Risale al 1861 la leggenda drammatica in tre canti “Garibaldi”, pubblicata a Catania dall'editore Galatola.

Nel 1864 si stabilisce a Firenze per tentare “l'avventura letteraria” e vi rimarrà fino al 1868.

A Firenze frequenta gli scrittori più noti dell'epoca, tra i quali Aleardo Aleardi, e nel 1865 pubblica i suoi primi saggi critici sulla “Rivista italica”, diventando nel 1866 critico teatrale della “Nazione”.

Nel 1867 pubblica sul quotidiano fiorentino la sua prima novella dal titolo “Il dottor Cymbalus”, che prende a modello il racconto di Dumas figlio “La boîte d'argent”.

Il ritorno in Sicilia

Nel 1868 ritorna in Sicilia pensando di rimanervi per poco tempo, ma la morte del padre e i problemi economici lo costringono a rimanere nell'isola.

Diventa dapprima ispettore scolastico, poi consigliere comunale di Mineo e infine viene eletto sindaco del paese.

Fu in questo periodo che si accosta alla filosofia idealistica di Hegel.

A Milano: l'attività letteraria

6

Nel 1875, Capuana si reca per un breve soggiorno a Roma e nello stesso anno, su consiglio dell'amico Giovanni Verga, si trasferisce a Milano dove inizia a collaborare al Corriere della Sera come critico letterario e teatrale.

Nel 1877 esce a Milano la sua prima raccolta di novelle, Profili di donne, e il romanzo Giacinta, considerato il manifesto del verismo italiano.

Nel 1880, nello stesso anno in cui Verga pubblica Vita dei campi, Capuana, che è un entusiasta divulgatore del naturalismo francese e contribuisce con Verga a elaborare la poetica del verismo italiano, raccoglie i suoi articoli su Zola Studi.

Ritorna a Mineo, dove inizia a scrivere il romanzo che lo renderà celebre vent'anni dopo, dal titolo Il Marchese di Roccaverdina, originariamente Il Marchese di Santaverdina.

A Roma: scrittore eclettico

Dal 1882 al 1883 lo scrittore risiede a Roma e dirige il “Fanfulla della Domenica”. Gli anni fino al 1888 li trascorrerà a Catania e a Mineo, per tornare infine a Roma dove vi rimarrà fino al 1901.

In questi anni la sua produzione letteraria fu ricchissima.

Nel 1882 pubblica una raccolta di fiabe dai molti motivi folkloristici, “C'era una volta”, le raccolte di novelle “Homo” (1883), “Le appassionate” (1893), “Le paesane” (1894) e i migliori saggi critici nei quali, staccandosi dal naturalismo, rivela una propria estetica dell'autonomia dell'arte.

Sempre di questo periodo sono i suoi romanzi più noti, tra i quali “Profumo”, che apparve dapprima in 10 puntate su “Nuova Antologia” dal luglio al dicembre 1890 e in volume nel 1892, e “Il Marchese di Roccaverdina” (1901).

Nel maggio del 1888 va in scena, al teatro Sannazzaro di Napoli, una commedia in cinque atti tratta dal romanzo “Giacinta”, con buon successo di critica e di pubblico.

Nel 1900 lo scrittore ottiene la cattedra di letteratura italiana presso l'Istituto Femminile di Magistero a Roma. Lavora inoltre al romanzo “Rassegnazione”, che esce in cinque puntate su “Flegrea” dall'aprile al maggio dello stesso anno.

A Catania: l'impegno universitario e la morte

Nel 1902 Capuana si trasferisce a Catania, per insegnare lessicografia e stilistica all'università.

Tra le sue ultime opere vi sono i volumi di fiabe e novelle, Coscienze (1905), Nel paese di Zagara (1910), Gli Americani di Rabbato (1912).

Muore il 29 novembre 1915 a Catania, poco dopo l'entrata in guerra dell'Italia.

Le opere critiche

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Capuana fu l'assertore più convinto e teoricamente preparato del verismo, sostenitore instancabile del “metodo impersonale” che vide pienamente realizzato nelle opere dell'amico Verga, in quelle del De Roberto e in parte nelle proprie.

Ebbe anche notevoli doti di critico, che certo furono superiori alle sue capacità inventive, dove veniva spesso a mancare proprio quella “forma vitale” che egli cercava nell'opera d'arte.

La poetica del vero

Nel primo periodo della sua critica, nel “Il Teatro italiano contemporaneo. Studi sulla letteratura contemporanea”, la poetica del verismo che Capuana aveva elaborato si poneva come regola fondamentale quella di ritrarre direttamente dal vero.

Questo significava che lo scrittore doveva assumere dalla vita contemporanea la materia e narrare fatti realmente accaduti, senza limitarsi a ritrarli dall'esterno, ma ricostruendo la storia cogliendo e rivelando tutto il processo mediante il quale il fatto si era prodotto.

Il metodo scientifico

La ricostruzione doveva avvenire attraverso il metodo scientifico perché il più idoneo a far parlare le cose direttamente, impedendo che l'autore si servisse dei fatti come di un pretesto per esprimere sé stesso.

Bisognava pertanto usare l'impersonalità.

Il linguaggio

Per poter inoltre condurre una ricostruzione del tutto veritiera era necessario usare una prosa duttile e viva, con prosa senza retorica, che risultasse aderente ai fatti.

Si richiedeva pertanto un linguaggio che non alterasse in nessun modo il mondo che si voleva rappresentare.

Il gusto per la sperimentazione

Conoscere la realtà che l'artista voleva rappresentare significava perciò conoscere tutti i nuovi strumenti che la cultura contemporanea poteva fornire, dall'indagine dei processi psicologici secondo i principi della fisiologia alla documentazione folkloristica per rappresentare il mondo contadino.

Queste regole, proprie di tutti i veristi, rivelano in Capuana una grande apertura verso tutte le novità culturali, che spiega la simpatia che lo scrittore proverà, a settanta anni, verso il futurismo, come anche la sua passione per l'allora nascente arte della fotografia.

Più di un critico ha rimproverato a Capuana il gusto per la sperimentazione, ma è stato proprio questo gusto per la novità che gli consentì di difendere sempre le nuove tendenze e di farsi interprete della narrativa verghiana e delle opere del naturalismo francese. 8

In seguito lo scrittore si dimostrò pronto a cogliere le tendenze spiritualistiche, estetizzanti e irrazionali, e fu incuriosito dalla parapsicologia.

Capuana fu inoltre pronto ad abbandonare il verismo con “Gli ‘Ismi’ contemporanei” e “Arte e scienza”, quando riconobbe che esso rappresentava solamente uno dei tanti ismi della letteratura contemporanea.

Le opere narrative

Profili di donne

L'attività di critico trova riscontro nell'opera narrativa di Capuana dove, fin dagli inizi, con la raccolta di novelle “Profili di donne” del 1877 si coglie il tema principale della sua ricerca, quello della psicologia femminile, teso a ricostruire narrativamente i processi generatori dei “fatti umani” con un gusto per i racconti che hanno dello straordinario, ricchi di situazioni misteriose e personaggi enigmatici.

Giacinta

Nel 1879 Capuana pubblica il suo primo vero romanzo, Giacinta, nel quale si avverte una esclusiva attenzione per il “documento umano”.

Nel romanzo si racconta la storia di una donna che, avendo subito una violenza sessuale da bambina, si trova a dover scontare con tutta la sua vita e fino al suicidio la “colpa” che il pregiudizio sociale non le perdona.

Capuana, attraverso il punto di vista di un medico, cerca di rappresentare il personaggio “da scienziato” ma, come dice il Ghidetti, “il dottore, può solo prendere pessimisticamente atto di una predestinazione senza riuscire (anche per la grande confusione, è lecito dedurre, di maestri e dottrine che aveva in testa, proprio come il giovane Capuana) a penetrare il segreto di una rivolta consumata tutta all'interno della condizione femminile ed esaurita e spenta dall'autodistruzione”.

Ed infatti l'unico aiuto che la scienza potrà dare a Giacinta sarà il curaro, il veleno che il dottore le aveva dato come medicamento per il padre e con il quale la donna si ucciderà.

Fu il primo romanzo naturalista italiano.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità  2009

Titolo: lotta per la vita

Autore: Guadagno Luciana

Descrizione: la lotta per la vita è un susseguirsi di pianti,sofferenza,gioia,dolore, che tuttavia non riescono a farmi perdere la fiducia nella vita.

Materie trattate: Lette,storia,filosofia,pedagogia,sociologia,inglese,musica,storia Dell'arte,geografia Astronomica,

Area: umanistica

Sommario: Italiano,Giovanni Verga,La lupa,Luigi capuana;Giacinta,Il marchese di rocca verdina,Storia,I caratteri generali dell'età  giolittiana,psicologia,gli attegiamenti sociali,pedagogia,i caratteri generali del positivismo,sociologia,l'agire sociale,filosofia,carl marx e auguste comte,musica,Vincenzo Bellini,Gaetano Donizetti,Giuseppe Verdi e l'opera italiana,Inglese;william Woerdsworth,Diritto,rapporti etico sociali articolo 32,Economia,tipi di reddito,Storia dell'arte,La zattera della medusa di theodore gericault,Il cavallo morto di Giovanni Fattori,Il giuramento degli Orazi di Jacques-louis David,Geografia astronomica,I fenomeni sismici.

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