Estratto del documento

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 Arthur

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 Lucio APULEIO IL MONDO DELLA

La visione

Oscar Wilde rappresentazione

pessimistica di COME

“Le Metamorfosi” una Natura “Velo di Maya”

l’illusione della

“The picture of illusoria

Dorian Gray” magia

The illusion of

the triumph

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Renè Magritte

Contrasto tra

realtà e

rappresentazione:

“La condizione

umana II” e

“Il tradimento delle

immagini”   

Le costellazioni i totalitarismi

La posizione RIFLESSIONE TOTALE

La posizione apparente delle

stelle nelle varie MiraggiO

costellazioni Fata Morgana

Introduzione

Introduzione alla tesina “ILLUSIONE”

Filosofia

Arthur Schopenhauer

Italiano

Giacomo Leopardi

Latino

Lucio Apuleio

Inglese

Oscar Wilde

Storia dell’arte

Renè Magritte

Scienze

Le costellazioni

Storia

I totalitarismi

Fisica

Riflessione totale

Conclusione

Bibliografia

Illusione

1. errore, inganno dei sensi per cui la falsa impressione viene creduta

la prospettiva dà l’illusione della profondità; illusione

realtà:

ottica, caratteristica deformazione di immagini, puramente

soggettiva, dovuta alla struttura particolare dell’oggetto

osservato o alle condizioni di illuminazione.

2. ingannevole rappresentazione della mente che immagina la realtà

secondo i propri desideri e le proprie speranze, non quale essa è

vivere d’illusioni; farsi delle illusioni,

effettivamente: sperare invano.

Da come si è ormai inteso, il tema della mia tesina è l’illusione; ho scelto proprio questo argomento in quanto tutto intorno a noi è illusione. Noi magari non ce ne accorgiamo, o non vogliamo rendercene conto, ma basta una visione più attenta per intuirlo.

  • Chi non ha mai creduto di essere stato illuso magari perché si aspettava una determinata cosa che poi non si è mai realizzata?
  • Chi invece non ha mai pensato di illudersi, ingannando se stesso e ben sapendo che invece purtroppo la realtà era ben diversa?
  • Chi non ha mai visto un illusionista al lavoro, mentre cerca di strabiliare il pubblico con i suoi giochi di magia?
  • Chi altro non si è mai stupito vedendo una serie di illusioni ottiche, come ad esempio i miraggi, che fanno percepire una realtà diversa da quella che si crede possibile?
  • Chi infine non ha mai alzato gli occhi al cielo chiedendosi se le stelle che formano le costellazioni siano davvero in quelle posizioni oppure no?

Le illusioni sono ovunque intorno a noi. Basta soltanto cercare!!

Arthur Schopenhauer

Il mondo della rappresentazione come “velo di Maya”

Il punto di partenza della filosofia di Schopenhauer è la distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé. Per Kant il fenomeno è la realtà, l’unica realtà accessibile alla mente umana; e il noumeno è un concetto-limite che serve per ricordarci i limiti della conoscenza. Nella prima versione della “Critica della Ragion Pura” per Kant il fenomeno è rappresentazione, mentre nella seconda versione, è l’oggetto della rappresentazione. Schopenhauer preferisce la prima e secondo lui, il fenomeno è parvenza, illusione, sogno, ovvero ciò che nell’antica sapienza indiana è detto “velo di Maya” (Maya: apparenza, termine orientale in sanscrito); il noumeno invece è una realtà che si nasconde dietro l’ingannevole trama del fenomeno, e che il filosofo ha il compito di scoprire. Schopenhauer quindi riconosce il concetto di fenomeno alla filosofia indiana e buddistica.

Mentre per il criticismo il fenomeno è l’oggetto della rappresentazione, che esiste fuori dalla coscienza, il fenomeno di cui parla Schopenhauer è una rappresentazione che esiste solo dentro la coscienza. Egli crede di poter esprimere l’essenza del kantismo con la tesi, che apre il suo capolavoro, secondo cui “il mondo è una mia rappresentazione”. La rappresentazione è il “velo di Maya”, quindi un inganno.

La rappresentazione ha due aspetti essenziali e inseparabili, la cui distinzione costituisce la forma generale della conoscenza: da un lato c’è il soggetto rappresentante (ciò che tutto conosce senza essere conosciuto da nessuno), dall’altro c’è l’oggetto rappresentato (ciò che viene conosciuto). Soggetto e oggetto esistono soltanto all’interno della rappresentazione e nessuno dei due precede o può esistere indipendentemente dall’altro. Il materialismo è falso perché nega il soggetto riducendolo all’oggetto o alla materia. L’idealismo di Fichte è lo stesso scorretto perché compie il tentativo opposto e ugualmente impossibile di negare l’oggetto riducendolo al soggetto.

La rappresentazione si basa su forme a priori, che per Schopenhauer, a differenza di Kant, sono solo tre: spazio, tempo e causalità. Quest’ultima è l’unica categoria, in quanto tutte le altre sono riconducibili ad essa. La causalità assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come necessità fisica, logica, matematica e morale. Il principio di ragion sufficiente assume forme diverse in relazione al principio del divenire (che regola i rapporti fra gli oggetti naturali), del conoscere (che regola i rapporti fra premesse e conseguenze), dell’essere (che regola i rapporti spazio-temporali e le connessioni aritmetico-geometriche) e dell’agire (che regola le connessioni fra un’azione e i suoi motivi).

Schopenhauer considera la rappresentazione ingannevole, traendo la conclusione che la vita è “sogno”, cioè un tessuto di apparenze o una sorta di “incantesimo”, che fa di essa qualcosa di simile agli stati onirici. La coscienza filosofica si accorge di essere dentro a un sogno. L’idea che il mondo sia un’illusione è tipica delle filosofie indiane, con l’idea di Brama che si addormenta e sogna il mondo. Se il mondo è un’illusione, non può esserci felicità, ma solo dolore.

Ma al di là del sogno esiste la realtà vera, sulla quale l’uomo non può fare a meno di interrogarsi. Infatti Schopenhauer sostiene che l’uomo è un “animale metafisico”, che a differenza degli altri esseri viventi, è portato a stupirsi della propria esistenza e ad interrogarsi sull’essenza ultima della vita. Ciò avviene proporzionalmente alla sua intelligenza.

Giacomo Leopardi

La visione pessimistica di una natura illusoria

Nel 1817 Leopardi scrive le proprie riflessioni su un quaderno che chiamerà “Zibaldone di pensieri”, a indicare un insieme eterogeneo su argomenti vari. Non è un opera letteraria, ma un diario privato. Quest’opera è però molto importante per costruire la formazione e l’evoluzione del suo pensiero. La scrittura è diretta e colloquiale con abbreviazioni e simboli, un vero e proprio diario non destinato alla pubblicazione.

Nello “Zibaldone” troviamo molte citazioni sull’argomento delle illusioni:

<<La ragione è nemica di ogni grandezza: la ragione è nemica della natura: la natura è grande, la ragione è piccola. Voglio dire che un uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande, quanto più sarà dominato dalla ragione: che pochi possono esser grandi […] se non sono dominati dalle illusioni […]. La natura dunque è quella che spinge i grandi uomini alle grandi azioni. Ma la ragione li ritira: è però la ragione nemica della natura; e la natura è grande, e la ragione è piccola […]. E queste e quelle derivano dai progressi della ragione e della civiltà, e dalla mancanza o indebolimento delle illusioni, senza le quali non ci sarà quasi mai grandezza di pensieri, né forza e impeto e ardore d’animo, né grandi azioni che per lo più sono pazzie […]. Non c’è dubbio che i progressi della ragione e lo spegnimento delle illusioni producono le barbarie, e un popolo oltremodo illuminato non diventa mai civilissimo, come sognano i filosofi del nostro tempo […]. La più gran nemica della barbarie non è la ragione ma la natura […]: essa ci somministra le illusioni che quando sono nel loro punto fanno un popolo veramente civile […]. Le illusioni sono in natura, inerenti al sistema del mondo, tolte via affatto o quasi affatto, l’uomo è snaturato; ogni popolo snaturato è barbaro, non potendo più correre le cose come vuole il sistema del mondo […]. Il più solido piacere di questa vita è il piacer vano delle illusioni.>>

La prima fase del suo pensiero (quella appunto dello “Zibaldone”), viene definita “pessimismo storico” (Zibaldone anni 17-18; Canzoni Civili e Idilli) perché l’infelicità umana è legata alla storia e al progresso. Leopardi concepisce la natura come entità positiva, in quanto secondo lui essa fornisce all’uomo le illusioni che lo rendono capace di compiere azioni generose; per questo gli antichi Greci e Romani erano più felici dei moderni, perché più vicini alla natura. La civiltà (il frutto della ragione umana) ha allontanato gli uomini dalla natura, per cui gli uomini moderni non hanno più quelle illusioni che rendevano felici gli antichi.

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Sintesi

L'illusione in tutte le sue forme

Materie trattate: Italiano, Latino, Filosofia, Storia, Storia dell'arte, Inglese, Scienze, Fisica.

Arthur Schopenhauer: Il mondo della rappresentazione come "velo di Maya".

Giacomo Leopardi: La visione pessimistica di una Natura illusoria.

Lucio Apuleio: "Le Metamorfosi", l'illusione della magia.

Oscar Wilde: "The picture of Dorian Gray", The illusion of the triumph of art over life.

René Magritte: Contrasto tra realtà e rappresentazione: "La condizione umana II" e "Il tradimento delle immagini".

Le costellazioni: La posizione apparente delle stelle nelle varie costellazioni.

I totalitarismi: Hitler, il crollo dell'illusione di poter creare una "razza" ariana superiore.

Riflessione totale: Miraggio Fata Morgana.

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