Estratto del documento

Anno scolastico 2006-2007

Liceo Scientifico “Andrea Maffei”

Riva del Garda

L’animale sociale

Lotta alla nevrosi tra arte, linguaggio e tempo

Nome

Luca Parolari

Classe

5 B Scientifico

Discipline coinvolte

  • Filosofia
  • Italiano
  • Arte
  • Inglese
  • Latino

Indice

Prefazione pag. 2

Introduzione pag. 3

Il significato psicoanalitico della storia: pag. 5

La vita contro la morte

  • Uomo, cultura e nevrosi
  • L’Eros
  • La morte
  • La sublimazione
  • La resurrezione della carne
  • La vita contro la morte Eros e civiltà

ed

Glossario pag. 25

Le maschere pag. 27

Nietzsche: “Io non sono un uomo, sono dinamite”

  • George Orwell e la Scuola di Francoforte
  • L’anarchismo di Palahniuk

Arte e linguaggio pag. 34

Arte L’Eros e l’arte

  • Arte e psicoanalisi nelle Avanguardie artistiche: il Surrealismo

Linguaggio

L’Eros e il linguaggio

  • Il “linguaggio sensuale” del Simbolismo
  • La letteratura americana del secondo Novecento

Il tempo e la morte pag. 44

Nietzsche

  • Seneca
  • Conclusioni

Appendice - Il caso: Baudelaire pag. 50

Bibliografia pag. 56

Note pag. 57

2

Prefazione

“Spinto dall’esigenza di ripropormi il problema della natura e del destino dell’uomo” 1 mi sono dedicato all’approfondimento di quegli autori audaci di ogni tempo che si siano rivolti alla questione.

Lanciando uno sguardo ai miei prediletti ho convenuto di dedicarmi allo studio di coloro che, a parer mio, attraverso la loro innovatività e carica di fascino intellettuale, non abbiano liquidato la questione con l’ingenuo ottimismo che non può più trovare molto spazio nel moderno contesto storico, politico, sociologico e scientifico.

La particolare predilezione verso alcuni di essi nasce dalla scoperta nelle loro opere, autori ritenuti per così dire “importanti”, di molte intuizioni o riflessioni che avevo precedentemente appuntato su taccuini e fogli sparsi.

Il ritrovarle spesso pressoché identiche (salvo qualche differenza di forma…) mi ha lasciato un sentimento ambivalente: déjà vu, da una parte la mia carica innovativa era ridotta al rango di e sorgeva il dubbio che i miei “parti” fossero in realtà semplici frutti di un inconscio influenzato; d’altra parte mi sentivo, come scrissi, “gioire vedendomi non solitario a scorgere l’invisibile evidenza”.

Va da sé che ho collezionato svariate simpatie verso diversi autori, spesso tanto distanti tra loro da non poter essere riconducibili ad un’unica direttiva o ad affinità di pensiero.

Ma finalmente ciò che mi ha attratto, e portato a concepire l’idea di questo lavoro, è stata la volontà di far ordine e ricondurre, se ciò fosse stato possibile, le parti del quadro in una struttura organica che potesse individuare un problema comune.

Ora, questa unità, lungi dal volersi imporre come assoluta, aspira ad un rapporto dialettico i cui “momenti”, hegelianamente parlando, mantengano le proprie differenze ed esaltino le convergenze, verso una sintesi finale.

* La vita contro la

* Questa prefazione è stata scritta precedentemente alla lettura delle conclusioni di morte, in cui Brown esalta il concetto di approccio dialettico tra i sistemi di pensiero di diversi autori, accomunati da “un atteggiamento della coscienza […] in lotta per superare i limiti imposti dalla legge logico-formale della contraddizione.” 3

Introduzione

Gettare un occhio sulla letteratura e arte degli ultimi due secoli è un’esperienza sconvolgente.

Buona parte delle più acute e geniali menti del panorama culturale occidentale post illuministico sembrano concordi nel covare un profondo timore per il futuro dell’umanità.

A questa apprensione si unisce un senso di irrequietezza, insoddisfazione, inettitudine, inadeguatezza, più diffuso che in qualsiasi altro tempo.

È più che probabile che un presentimento siffatto nasca dalla tendenza culturale moderna ad avvicinare sempre più l’uomo all’ideale di pura razionalità; di pari passo, tale cammino conduce all’assoluta sterilità sensuale, ad una civiltà moderna sempre più artificiale ed artificiosa.

Una così complessa società, apparentemente più accomodante, si rivela, infatti, insostenibile a livello della psiche umana: lo studio psicoanalitico sembrerà suggerire la possibilità che il destino dell’uomo sia l’autodistruzione.

Nel nostro percorso arriveremo a spiegare la ragione di tale evoluzione individuando il carattere cumulativo della sublimazione, la cui meta ultima, nell’inesorabile ampliamento delle strutture culturali, sembra essere la “morte-nella-vita”.

D’altra parte, per realizzare quanto questo processo sia in continua crescita, è sufficiente consultare le odierne statistiche mediche: l’indice di incremento di esaurimenti e depressioni ha spesso fatto parlare delle malattie nervose come “le patologie del terzo millennio”.

Scavando nella sociologia, nella storia, nella letteratura scopriamo che l’evoluzione della civiltà umana (e, in particolar modo, di quella occidentale postindustriale) sembra essere caratterizzata dalla continua rincorsa al progresso, ad una crescita mai sufficiente; in tutto ciò l’uomo vede il crescente distacco dal suo stato naturale.

La presupponenza umana di potersi elevare al di sopra delle proprie origini e condurre un’esistenza estranea al resto del regno animale e biologico, non pare far altro che votarlo all’auto-annientamento.

In un simile contesto diventa necessario, quindi, ripristinare quel contatto che possa indicare al “figliol prodigo” la strada verso le sue origini, verso la propria essenza, e verso il vero senso dell’esistenza.

La riscossa dell’irrazionalismo contro la positivistica fede nella Ragione sembra dirla lunga circa questa impellente necessità.

Un sentore particolarmente importante del rifiuto dell’ordine precostituito è il pensiero antirepressivo sviluppatosi negli anni Sessanta, tra i cui cantori Jack Kerouac merita un posto di riguardo.

La medesima critica alla sciocca presunzione umana di dimenticare la propria origine (di cui I vagabondi del Dharma, sopra) prende forma, in nella colorita e ardua sentenza:

Tutti questi qui hanno gabinetti piastrellati di bianco e fanno sporchi stronzi grossi come quelli degli orsi in montagna, ma tutto viene lavato via in comode fogne ipercontrollate e nessuno pensa più agli stronzi né si rende conto che la sua origine è merda e fetore e feccia del mare. Passano tutta la giornata a lavarsi le mani con saponi cremosi che si vorrebbero mangiare di nascosto in bagno. 2

4

Ma quale può essere la possibile via di uscita?

Il rischio nel dare una risposta assoluta, a questo punto, è quello di cadere da una parte nell’utopia, dall’altra nella banalità.

Proprio in virtù di tale consapevolezza non miriamo ad una risposta che sia definitiva.

Ciò a cui, invece, possiamo credere, è la prospettiva di una consapevolezza effettiva di sé, dei meccanismi che regolano la parte più considerevole della nostra psiche: l’inconscio.

Nell’erta ed accidentata ascesa al “conosci te stesso” il nostro “duca” sarà Norman Brown, lo studioso americano che ha condotto una delle più brillanti reinterpretazioni di Freud in chiave marxista, hegeliana e romantica del XX secolo.

Per venire incontro alla possibile difficoltà nel comprendere le tesi di fondo di un edificio tanto ostico come quello della psicoanalisi, e per poter seguire le argomentazioni di Brown, ho ritenuto opportuno redigere un breve Glossario, che puntualizzi i significati delle terminologie utilizzate.

Il significato psicoanalitico della storia

Quanto tratteremo nella sezione intitolata (dal La vita contro la morte), sottotitolo dell’opera browniana sarà la base per la nostra spiegazione di quella insoddisfazione ed incompiutezza umane a cui si accennava in precedenza, e che troverà ampio spazio anche nelle sezioni successive.

In Le maschere analizzeremo, quindi, l’illusione del libero arbitrio, e la necessità dell’uomo moderno di riconquistare la propria essenza.

In Arte e linguaggio esamineremo le possibilità che tali forme di espressione offrono all’uomo per redimersi dalla malattia universale.

Nella sezione dedicata a Il tempo e la morte comprenderemo l’importanza fondamentale che il sapersi riappropriare del proprio tempo può rivestire nella sconfitta del rifiuto della morte e nella conseguente liberazione dalla nevrosi universale e guarigione dell’umanità.

Infine, l’appendice intitolato Il caso: Baudelaire, sarà l’occasione per analizzare la complessità della psiche di un personaggio fondamentale nel panorama letterario a cui si accennava: grazie all’acuta analisi di Sartre, comprenderemo più a fondo cosa possa comportare la totale chiusura narcisistica in sé. 5

Il significato psicoanalitico della storia

Come s’è detto nella Prefazione, sembra che gli ultimi due secoli siano stati il teatro su cui si è consumata la vittoria della distopia sull’utopia.

Se è vero che la rivoluzione industriale abbia provocato l’alienazione dell’uomo, o che, soddisfattogli ogni bisogno materiale, abbia semplicemente permesso una più ampia possibilità di riflessione filosofica, è incerto. Probabilmente entrambi i punti di vista sono corretti.

Certa rimane, però, la frustrazione ed il disincanto di un uomo che ha smesso di sperare e che, come aveva profetizzato Nietzsche, ha saputo uccidere Dio solo a patto di poter divinizzare un asino, solo a patto di poterlo sostituire con ottusi idoli alternativi.

L’inclinazione al disfattismo che pervade le pagine di Schopenhauer, arriva fino al Decadentismo, a Freud, Sartre ed ai giorni nostri; vedremo infatti che scrittori nichilisti come Orwell e Palahniuk sono diventati veri e propri culti di massa.

Evidentemente, il successo che questi autori hanno raggiunto va oltre la propensione dell’uomo all’autocommiserazione, ed affonda le proprie radici in un malessere sociale, prima ancora che individuale.

La ricerca di quei pionieri che hanno rifiutato la tendenza imperante al fatalismo, spesso mascherato da ottimismo semplicistico, è stato il substrato su cui si è basata la psicoanalisi.

Lo stesso Freud ha affermato a più riprese, infatti, di non aver scoperto nulla di nuovo con l’inconscio, ed ha rivendicato “solamente” il merito di aver dato voce scientifica alle scoperte dei poeti e letterati che l’avevano preceduto.

L’immensa possibilità che questa scienza ci offre è lo studio di noi stessi, la ricerca di una consapevolezza che permetta, finalmente, di attuare la massima socratica del “conosci te stesso” e di aspirare ad un’esistenza meno nevrotica e più spontanea.

Lo studio che Norman O. Brown ha condotto su Freud è per queste ragioni una ricerca di importanza fondamentale.

La vita contro la morte

Norman O. Brown, soprannominato “il filosofo allegro”, è stato, assieme all’amico Herbert Marcuse, il massimo rappresentante del pensiero sviluppato ampiamente negli anni Sessanta.

Questo matura nel contesto politico e culturale degli anni Sessanta, in una società perbenista e irreggimentata come quella borghese, che schiaccia e nega l’istintività e la naturalezza dell’uomo.

Le teorie elaborate nella sua opera principale, La vita contro la morte, saranno la base per le riflessioni che condurremo di seguito.

Nella prefazione a La vita contro la morte Brown esordisce con la critica alla psicoanalisi ortodossa, portatrice della “tendenza della cultura verso una sterile cristallizzazione”.

Mutilare Freud “fino a riconciliarlo col senso comune”, afferma Brown, “è facile, ma di Freud non rimane nulla”.

Al contrario, è necessario riprendere in mano tutto il sistema freudiano e completarne le parti rimaste oscure, modificando alcune delle sue fondamentali costruzioni giovanili (una fra tutte il concetto di morte) in base alle scoperte più tarde.

Infatti, continua l’autore, nemmeno Freud “affrontò mai appieno le conseguenze esistenziali e teoriche implicite nel considerare la nevrosi universale dell’umanità”, limitando la neonata psicoanalisi ad “un metodo terapeutico controllato da professionisti ed alla portata solo di una minoranza scelta e danarosa”.

Successivamente, però, egli sottolinea che l’aspirazione che lo guida non è quella di rivoluzionare l’impianto freudiano, bensì di “introdurre alcune nuove possibilità e alcuni nuovi problemi nella coscienza del pubblico.”

D’altro canto, continua Brown: “non ho esitato a condurre le nuove idee alle loro più “folli” conseguenze, conscio del fatto che anche Freud è sembrato folle.”

La tesi principale di La vita contro la morte è che l’umanità, nella sua continua lotta verso il progresso, “non ha idea di ciò che veramente vuole”; il genere umano, quindi, inconsapevole dei suoi stessi desideri, è incapace di soddisfarli, ostile alla vita, e inconsciamente portato all’autodistruzione.

Di qui in poi il progetto di Brown prende una strada autonoma: egli rintraccia il limite di Freud nella mancanza di una necessaria preparazione antropologica, che permetta di ricavare i “dati fondamentali non dal divano del terapeuta, ma dalla cultura e dalla storia, quel registro, come diceva Gibbon, dei vizi e delle follie del genere umano.

Quel che occorre è una sintesi di psicoanalisi, antropologia e storia”, mirante a “trasformare la psicoanalisi in una più ampia teoria generale, […] un nuovo stadio nel processo storico della conoscenza dell’uomo da parte di se stesso”, quell’“anello mancante tra una serie di correnti del pensiero moderno, tutte atteggiate a profonda critica del carattere inumano della civiltà moderna, tutte ugualmente restie ad abbandonare la speranza di un avvenire migliore.”

Come vedremo, la necessità che emergerà, in ultima analisi, è quella di venire a patti con le nostre pulsioni più ancestrali: la vita e la morte.

Uomo, cultura e nevrosi

Alla base della struttura della psicanalisi sta il concetto di rimozione.

Secondo Freud la rimozione consiste nel rifiuto, operato dall’Io cosciente, dei desideri che non può soddisfare.

Questa espulsione da parte della coscienza delle tensioni più ancestrali e connaturate nell’uomo, provoca la nevrosi.

Fondamentale nella sua cura è lo studio dei fenomeni psicopatologici (lapsus, falsi ricordi, pensieri casuali…) e dei sogni.

Dunque il sogno, in quanto sintomo nevrotico, è specchio del nostro io sepolto che ricerca la soddisfazione di desideri rimossi.

Ma la terapia stessa rivela come queste manifestazioni di intrusione dell’inconscio nella coscienza non differiscano affatto, nei malati di nevrosi, da coloro che sono ritenuti “sani”.

Ne deduciamo che nessun essere umano è esente dalla nevrosi, e che coloro che consideriamo “sani” non presentano altro che “una forma di nevrosi abituale nella società”. 7

Nelle teorie giovanili Freud attribuisce le cause del conflitto a capo della rimozione allo scontro tra principio di piacere e principio di realtà (più tardi vedremo che negli scritti maturi opterà per attribuirne le cause alla lotta tra istinto di vita e di morte).

La base di tutto il sistema risiede nella convinzione, freudiana e non solo, che l’essenza dell’uomo coincida con il principio di piacere, formula con cui intenderemo che la felicità e la soddisfazione dei piaceri sono i fini unici e primari dell’essere umano.

Ma la realtà in cui questo si trova a vivere non sempre permette la realizzazione di tali pulsioni: ci basterà pensare a come l’istinto raramente sia compatibile con le leggi che permettono la vita civile.

L’uomo, pertanto, retto dal principio di piacere, si trova costretto a venire a patti con il principio di realtà, e, frustrato, relega parte del suo essere nei meandri più reconditi di sé, in ciò che abbiamo chiamato inconscio.

Quest’opera di mediazione è attuata dall’Io, che, però, si limita ad accantonare i desideri, non potendoli distruggere.

Essi emergeranno, pertanto, sottoforma di quei fenomeni che si sono definite “manifestazioni nevrotiche” e che, in ultima analisi, rappresentano una sorta di fuga dalla realtà e ritorno al principio di piacere.

Da queste premesse risulta che il principio di realtà è la causa prima della rimozione, e che essa, in quanto prodotto di una determinata cultura e società, è comune a tutta l’umanità.

La capacità di svilupparsi culturalmente viene a coincidere con la capacità di essere nevrotico, “privilegio” riservato al solo uomo, “animale sociale”.

Abbiamo visto come la cultura, caratteristica tutta umana, sia la causa della rimozione, e, dunque, della nevrosi.

Va da sé che differenti tipi di cultura provochino altrettante modalità di nevrosi, a seconda dei rapporti fra rimosso, Io e realtà.

Va inoltre detto che, secondo Freud, ogni singola nevrosi non è statica, ma dinamica.

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Sintesi

Psicoanalisi

Psicoanalisi: reinterpretazione del pensiero di Freud, riformulando il suo sistema in virtù delle posizioni più mature del filosofo attraverso l'analisi di "La vita contro la morte" di Norman O. Brown. Da questa partenza, confronti con altri movimenti f.

Materie trattate: Letteratura italiana, letteratura inglese, letteratura francese, filosofia, arte, latino.

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