Introduzione generale
La mia tesina tratta l’argomento della nevrosi, insieme di disturbi psichici a diffusione praticamente universale caratterizzati, sul piano psicologico, dall’ansia, e su quello psicopatologico dall’esistenza di conflitti inconsci o parzialmente coscienti, tali da porre il soggetto in una situazione di disagio.
Diversi sono i motivi che mi hanno portato a scegliere questo argomento. Un po’ nevrotici lo siamo tutti: ognuno di noi, credo, ha delle piccole manie, paure e mini ossessioni. Ma cosa le distingue da una forma di nevrosi vera e propria? Cioè: qual è il confine tra, ad esempio, una paura di un insetto e la fobia rispetto a questi?
Credo sia difficile individuare una soglia o un limite in cui dalla normalità si passa ad una forma di nevrosi.
Altro motivo della mia scelta è nato dal fatto che nel mio piccolo paese una ragazza era affetta da una nevrosi di tipo ossessivo; ogni giorno, ed alla stessa ora, doveva fare lo stesso rituale e, fino a che non aveva terminato, non poteva ritornarsene a casa. Ovviamente doveva essere eseguito con la massima perfezione ed accuratezza, altrimenti la procedura era da ripetere. Il rito consisteva nel compiere quattro volte un viale, ma senza toccare con i piedi le piastrelle più scure. Se ciò accadeva, doveva riiniziare tutto daccapo.
Questo fatto mi ha molto incuriosito. Anche io, mentre cammino, sto attenta a dove metto i piedi: quello che fa il destro lo deve fare il sinistro, e viceversa. Se il destro pesta un sasso, anche il sinistro lo deve fare. Eppure io non sono nevrotica! Perché lei sì?
La mia tesina è strutturata in maniera molto semplice: è suddivisa in otto punti, formati a loro volta da alcuni sottopunti, in cui tratto un po’ tutte le materie, ad eccezione di inglese e storia.
Inizio con una parte generale sulla nevrosi, dove parlo dei diversi aspetti che la caratterizzano e della sintomatologia.
Porto poi alcuni esempi di nevrosi, rivolgendo particolare attenzione a quella di tipo isterico.
Successivamente presento cenni di psicoanalisi, che è nata dagli studi sui pazienti nevrotici ed è, ancor oggi, uno strumento fondamentale per trattarla.
Parlo poi degli psicofarmaci, in quanto possono essere utili, assieme al trattamento psicanalitico, nella terapia.
Viene poi la legge 180 del 1978, relativa all’esecuzione dei Trattamenti Sanitari Obbligatori, in quanto, casi gravi di nevrosi, li necessitano.
Presento poi Svevo, poiché, nella sua opera principale, “la coscienza di Zeno”, si è occupato di nevrosi e di psicanalisi, introducendo questi argomenti anche nella letteratura italiana.
La nevrosi
Aspetti generali
La nozione di nevrosi si riferisce a quelle variabilissime situazioni di sofferenza psicologica che danno luogo ad una sintomatologia di ordine psichico, vegetativo e comportamentale della persona, la quale avverte, peraltro, il carattere morboso della propria sofferenza.
Il termine ha acquistato nel tempo un valore molto più ampio di quello di un insieme di sindromi di significato clinico. Esso ha, infatti, finito per rappresentare uno stile nel modo di essere e di vivere dell’uomo contemporaneo, dominato dall’angoscia.
Nel caso della nevrosi non è possibile parlare di malattia, bensì di disturbi della personalità di natura emotiva, connessi con difficoltà di adattamento e quindi con situazioni di conflitto in rapporto ai modelli interiori di comportamento e ai disagi nella relazione con l’ambiente.
I sintomi nevrotici risultano come un conflitto fra tendenze istintive (pulsioni profonde) e la coscienza: l’ansia nasce dal conflitto fra pulsioni profonde dell’Es, la parte inconscia, e le istanze inibitorie del super-io, la parte morale, la coscienza; l’io del nevrotico non riesce ad armonizzare e risolvere il conflitto e perciò ricorre ai meccanismi di difesa che “costituiscono lo strumento di cui l’io si serve per incanalare o reprimere pulsioni, per orientarle in nuove direzioni, per arginare attacchi esterni, per diminuire le tensioni e l’ansia che accompagnano i conflitti” (Psicologia generale ed applicata, di R. Zonta).
Attraverso la barriera di difesa dall’angoscia che la sua sintomatologia esprime, il nevrotico trae alcuni paradossali vantaggi (tornaconto secondario della malattia). Infatti, con l’esternazione della propria sofferenza, egli riesce a negarsi alcuni aspetti spiacevoli della propria realtà interiore e certe carenze del proprio inserimento sociale, mantenendosi, nei confronti delle esigenze poste dalla realtà, in una posizione di egocentrismo infantile, e talvolta con atteggiamenti di tipo ricattatorio.
L’esperienza nevrotica può essere considerata come un disagio, una sofferenza, un’angoscia che assume aspetti specifici sia a livello intrapsichico (pensieri, sentimenti) sia a livello comportamentale. Tali aspetti costituiscono una deformazione anche grottesca di pensieri, sentimenti, comportamento di tutti e ogni giorno: il semplice dubbio sulle cose fatte o da fare si trasforma in assillo continuo e penoso; la normale preoccupazione per la propria salute si trasforma in un’allarmata riflessione su ogni sensazione somatica; un vago senso di disagio di fronte a situazioni circoscritte si trasforma in accurato evitamento delle stesse. È quasi sempre presente la consapevolezza della propria sofferenza, della propria incapacità a modificarsi, predomina il sentimento di non sentirsi libero, di essere “costretto” ad agire in un certo modo diverso dagli altri.
Se si vuole rintracciare il comune denominatore di tali vissuti, questo è rappresentato senza dubbio dall’ansia, non intesa nella sua funzione emozionale, ma come un continuo ed insopportabile sentimento di minaccia alla propria integrità fisica e morale; ansia che rappresenta anche la condizione di base dei vari tipi di nevrosi comunemente descritti, potendo rimanere pura, libera fluttuante (nevrosi d’angoscia) oppure coagularsi su un oggetto o su una situazione (nevrosi fobica) o dar luogo a fenomeni di conversione nel corpo (nevrosi isterica).
In sintesi, tutti questi elementi sembrano configurare nel loro insieme, più che una vera e propria malattia, una particolare modalità di essere e di porsi nel mondo.
La teoria freudiana e la psicoanalisi costituiscono oggi il principale sistema interpretativo delle nevrosi; ed anche le scuole ad indirizzo comportamentista insistono sul carattere psicologico, e non organico di questo tipo di disturbo.
Secondo l’indirizzo psicoanalitico, le nevrosi sono essenzialmente delle situazioni di disagio psichico nascenti dalla rimozione di desideri su base istintuale, operata attraverso istanze repressive interiorizzate di tipo morale; secondo le scuole di orientamento comportamentista, le nevrosi sono invece condizionamenti sfavorevoli, o errori di apprendimento.
Le cause delle nevrosi sono complesse e multifattoriali e non sempre accertabili in ogni singolo caso. In molti casi è possibile confermare il classico schema freudiano: la nevrosi trova le proprie radici nell’infanzia, e precisamente nel conflitto edipico, la cui incompleta risoluzione blocca lo sviluppo psicosessuale ad un livello di incompleta maturità. In altri casi lo schema si allarga, ed è possibile risalire ad una situazione conflittuale più complessa che contrappone bisogni affettivi e desideri ancora immaturi con istanze repressive di tipo etico-disciplinare fatte proprie dal soggetto.
Ma raramente il conflitto nevrotico è schematico: quasi sempre si lega ad una catena di eventi psicologici inconsci che hanno origine nel passato più o meno remoto. In altri casi il conflitto nevrotico può concernere i rapporti attuali con i genitori o con i figli, il rapporto con il proprio lavoro e così via. Le cause lontane e vicine delle nevrosi possono essere conclusivamente riconosciute, secondo Freud, nella convergenza di vari fattori, quali:
- La radice sessuale. «Bisogna ammettere che le condizioni collegate funzionalmente alla vita sessuale hanno una parte importante nell’eziologia di tutte le nevrosi, e questo avviene a causa del grande significato psichico che questa funzione soprattutto nel sesso femminile».
- Un fattore organico ereditario predisponente, il quale in alcuni momenti particolari genera, in rapporto a situazioni vissute del soggetto, delle idee patogene non perfettamente trattate né rimosse in maniera riuscita.
- Il trauma.
- L’affaticamento intellettuale.
Sintomatologia generale
È possibile delineare un quadro d’insieme comune a tutti i tipi di sofferenza nevrotica. Questa è sempre in connessione con le difficoltà di affrontare e superare l’ansia che si genera dalle situazioni di conflitto tra l’Es ed il Super-io. A partire da questa matrice ansiosa, alcuni sintomi sono derivati dal tentativo, mai completamente riuscito, di controllarla; altri si esprimono attraverso l’attivazione di diversi meccanismi di difesa che sono rappresentati dai sintomi nevrotici stessi (fobie, ossessioni, ipocondria, etc.). Ma ci sono alcune caratteristiche praticamente onnipresenti: sul piano psicologico si osservano, oltre ad iper-emotività, un sentimento costante d’insoddisfazione ed avvilimento, vissuto come inevitabile. Per contro affiora un sentimento di sordo rancore verso i genitori, gli altri, il destino, come di chi debba essere risarcito di un torto ingiustamente patito. Il soggetto, come già detto, ha consapevolezza del carattere abnorme di queste sue esperienze, ma non riesce a mettere in relazione i propri disturbi ad una causa psicologica interna.
I comportamenti nevrotici sono testimonianza di una generica immaturità affettiva e quindi di una reale incapacità d’investimento libidico, di un’impossibilità di abbandono e di relazione. Anche le funzioni vegetative sono profondamente coinvolte. Possono così verificarsi disturbi del sonno, dell’appetito, e delle funzioni viscerali. La vita sessuale è sempre in qualche modo perturbata. Questa alterazione può esprimersi in una precisa condotta inadeguata sotto forma di masturbazione, alternativa alla soddisfazione sessuale. Tale autoerotismo è sovente una condotta segreta che il soggetto nasconde accuratamente come una vergognosa e colpevole macchia. In altri casi possiamo osservare disturbi della potenza sessuale sotto forma di eiaculazione precoce o ritardata, di difficoltà all’erezione fino all’impotenza. Nella donna frequenti sono il vaginismo e la frigidità. Inoltre l’impossibilità di provare un autentico piacere sessuale non si esprime in un sintomo chiaramente definito, ma si traduce con un distacco dalla sessualità talora razionalizzato con motivazioni etiche, oppure in un’impossibilità ad un autentica partecipazione al coito. Pure frequente è l’astenia, testimonianza diretta del sovraccarico energetico indotto dalla dinamica conflittuale. Vanno ancora ricordate le turbe funzionali inerenti ad un inadeguato sviluppo psicomotorio, quali l’enuresi (incontinenza), la balbuzie, i movimenti ticcosi. In senso ancora più generale, sono spesso osservabili atteggiamenti posturali o tonici che si traducono in una motricità rigida, goffa, disordinata, in un’inadeguatezza gestuale e mimica, talora con effetti sgradevoli o grotteschi in cui è evidente l’intenzione latente autosvalutativa.
La sintomatologia è sempre dominata, come si è detto, da un disturbo fondamentale: l’ansia. Questa non si manifesta però sempre con le stesse caratteristiche. Può essere ansia fluttuante, cioè stato di attesa spiacevole, tensione immotivata, apprensività; oppure ansia somatizzata, avvertita non come disagio psicologico, ma come minaccia corporea, sotto forma di disturbi soggettivi vaghi, apparentemente riferita a disfunzioni somatiche; o ancora conversione isterica, quando la somatizzazione dell’ansia procura un’incapacità funzionale a carico di qualche organo o apparato.
Da questa varietà di sintomi ne deriva la classica distinzione fra i vari tipi di nevrosi.
- La nevrosi d’ansia, caratterizzata dalla presenza dominante dell’apprensività, dall’ansia fluttuante, dall’insonnia e da eventuali crisi d’allarme.
- La nevrosi fobica, caratterizzata dalla produzione dominante di fobie (fobie per i luoghi chiusi, per quelli aperti, per le malattie, per i viaggi, ecc.).
- La nevrosi isterica, quando il soggetto produce inconsciamente sintomi ed incapacità che simulano una specifica malattia.
Il meccanismo psichico della formazione dei sintomi può essere descritto, nella sua dinamica strutturale, come:
- Un impulso inconscio di natura sessuale.
- Che si scontra con il contesto delle regole sociali (contesto culturale) introiettate dal paziente attraverso l’educazione (che riconosce A come «perverso».
- La rimozione dell’impulso, frenato nell’inconscio.
- Una situazione o una serie di situazioni traumatiche che portano al limite la tensione inconscia tra A e B in un tempo troppo breve ed ad un livello troppo acuto perché possa tentarsi ottimalmente una riorganizzazione psichica reattiva dell’io.
- Impressione penosa: (si parla di scacco). Il conflitto viene congelato, imbottigliato, come una carica esplosiva innescata, lungo esiti inconsci simbolici.
- In questo modo, pur rimanendo coperto nella forma originaria dall’amnesia di rimozione, il conflitto mette in atto la sua potenziale attività.
- Ed in al fallimento della rimozione l’impulso dilagante, ma corretto, tenderà ad esprimersi parzialmente, per quanto possibile, in forma comunque compromissiva, nel comportamento del soggetto, attraverso meccanismi di sostituzione, condensazione, di spostamento (ad esempio argomenti che si riferiscono alla parte inferiore del corpo vengono a livello cosciente riferiti alla parte superiore), attraverso memorie di copertura, parole di scambio (sulle quali fa perno l’altro discorso inconscio, oppure nei sintomi nevrotici e nei sogni.
Accenno ad alcuni tipi di nevrosi
La nevrosi d’ansia
La nevrosi d’ansia può essere intesa come una sorte di tronco comune a tutte le nevrosi che si può esprimere in modo monosintomatico, attraverso le varie declinazioni del vissuto angoscioso, o attraverso l’evolvere verso strutture più elaborate nelle altre forme di nevrosi.
La nevrosi d’ansia insorge generalmente in età giovanile (dai 17 ai 35 anni), è più frequente nelle donne ed ha un’alta familiarità. Le cause di questa nevrosi, oltre alle alterazioni genetiche, sono una meiopragia (diminuzione dell’attività funzionale e delle capacità reattive di un organo) o ipoattività del sistema nervoso e l’intervento di fattori psicologici e sociali che possono predisporre ai disturbi d’ansia.
La nevrosi d’ansia ha un’evoluzione molto variabile. In alcuni casi si ha un sensibile miglioramento o addirittura la guarigione spontanea. Più spesso tende a diventare cronica, e si esprime con sentimenti di insicurezza, timore, dubbio, e si traduce nell’incapacità di prendere qualsiasi decisione.
La complicanza più temibile ed è anche abbastanza frequente è l’evoluzione verso forme nevrotiche più stabili e strutturate, attraverso l’attivazione dei meccanismi di difesa dell’io che permettano di contenere la tensione interiore.
La nevrosi d’ansia può trasformarsi così in una nevrosi fobica, ossessiva o isterica.
Un’altra possibilità è l’insorgere di una malattia psicosomatica, per cui l’ansioso diventa un asmatico, un ulceroso o un iperteso, e l’angoscia generalmente si attenua, come se le scariche ansiose non controllate venissero per così dire drenate dal sintomo somatico.
Pertanto in ogni caso di nevrosi d’ansia, è assolutamente necessario attuare un trattamento psicoterapeutico e/o farmacologico, tempestivo che, in un buon numero di soggetti, consente di ottenere la guarigione o un sensibile miglioramento, e comunque, costituisce un importante trattamento di prevenzione nei confronti delle possibili complicanze.
L’ansia è la diretta conseguenza del conflitto fra le pulsioni profonde dell’Es e le istanze inibitorie del super-io; ha quindi la funzione di segnalare all’io le necessità di esigere difese psicologiche.
Il primo meccanismo di difesa a cui ricorrere è la rimozione che consente nel respingere e mantenere a livello inconscio le pulsioni pericolose, ovvero vengono respinti i pensieri e sentimenti fonte di ansia, e determina, se efficace, un ritorno all’equilibrio psichico senza la formazione di sintomi. Se la rimozione non risulta del tutto efficace, l’io ricorre ad ulteriori difese quali la conversione (in cui il conflitto psichico viene trasformato in sintomi motori –paralisi, per esempio– o sensoriali –dolori localizzati, formicolii, anestesie–), che determina una riduzione dell’ansia e la formazione dei sintomi caratteristici delle relative nevrosi (isterica, fobica, ecc.).
La nevrosi d’ansia si verifica in una situazione intermedia fra le due precedenti: la rimozione non funziona ma non vengono messi in atto altri meccanismi di difesa, per cui l’ansia diviene molto intensa, superando il livello proprio della sua funzione di segnale, ed emerge come unico sintomo.
La nevrosi fobica
Si contraddistingue per una paura drammatica concentrata su specifiche persone, oggetti, situazioni, che di per se stessi non rappresenterebbero un pericolo reale, ma che diventano causa di un terrore paralizzante (fobia). Il soggetto ha una piena consapevolezza del carattere irrazionale del suo panico, ma non può sottrarvisi, in quanto ogni tentativo di superarlo da luogo a crisi di ansietà esagerata. Egli è pertanto in un clima di costante attesa a mettere in atto tutta una serie di misure di evitamento della situazione, una presa di distanza che viene appunto denominata fobica.