“La dolce vita”?
Carlo Asta
5°A
Liceo scientifico C. Cattaneo di Follonica
a.s. 2008/2009
Tesina di maturità
Gli anni sessanta, il postmoderno e i loro protagonisti
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Introduzione
I. Le ragioni
Gli anni sessanta sono stati un periodo intenso della storia mondiale e italiana. Gli anni della guerra fredda, del miracolo economico, delle spedizioni spaziali, di Hollywood, dei Beatles e poi ancora gli anni della Vespa, di Sanremo, della Rai. Anni di cambiamento radicale e di innovazioni. L’Italia come la si era conosciuta dall’ottocento alla fine della seconda guerra mondiale comincia a scomparire e nasce una nuova nazione, più dinamica, più ricca, più moderna. Gli Stati Uniti diventano una potenza culturale, che esporta non solo prodotti ma anche divi del cinema e incanta il mondo con il suo giovane e moderno presidente John Fitzgerald Kennedy e la moglie Jackie, divi anche loro. Un decennio di crescita e di ottimismo sfrenati ma che come sempre è attraversato da profonde contraddizioni. Le masse popolari vivono ancora in condizioni di indigenza, interi popoli non conoscono la democrazia, permangono i costumi bigotti, il conservatorismo etico.
Gli anni sessanta sono stati una corsa cieca ed entusiasta verso il futuro: la società cambiò così in fretta che pochi se ne resero conto. Arrivati agli anni settanta ci si chiese guardando indietro: “che cosa è successo?”. Si cercava sempre, nei sixties, di esaltare il positivo e di spingere fuori dall’orizzonte gli orrori, i soprusi, le violenze, la miseria, le ingiustizie; come sempre questi aspetti negativi riaffioravano e rincorrevano chi li voleva ignorare. Si cercò di assimilare l’idea di progresso a quella di sviluppo convinti che l’economia in crescita avrebbe risolto tutti i problemi. Ma la felicità degli uomini non si basa solo su un aumento di ricchezza, di cui francamente non ci fu neanche percezione, visto che aumentavano i soldi ma anche le cose da comprare. Gli uomini, i singoli esseri umani, uscirono spaesati e intontiti da questi decenni. Rassicurati da Il progresso, La scienza, La tecnologia, non ebbero tempo di fermarsi un attimo e guardarsi allo specchio, capire che cosa stava accadendo a Loro, e si ritrovarono cambiati senza accorgersene.
I nuovi cantori del progresso rassicuravano sulla positività dell’esistente e tutto sommato perché non credergli: si era più felici e più ricchi non è vero? Forse no. Fellini intuì subito i lati oscuri di questo rocambolesco decennio. “La dolce vita” esce dopo tre mesi che il decennio è iniziato e già dice tutto quello che ci sarà da dire. La caduta dei valori, il mondo cinico e caotico, l’indifferenza, la precarietà dell’esistenza: ne “La dolce vita” c’è già tutto.
Solo molti anni più tardi i filosofi si decisero a studiare questi cambiamenti e le ricadute che ebbero sull’uomo. Venne elaborato il concetto di “postmoderno” per definire questo mondo senza più certezze e assiomi assoluti, in cui si consumava e si lavorava, e si doveva essere felici per forza.
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II. Obiettivi e modalità
L’obiettivo del nostro percorso è capire cosa accadde al mondo e all’Italia in questi anni attraverso riflessioni, saggi, poesie, romanzi e sceneggiati di prima, durante e dopo quegli anni. Infatti non ci limiteremo a parlare degli anni sessanta. Un processo così imponente rompe gli argini delle datazioni convenzionali. Per capire gli anni sessanta è necessario risalire al primo dopoguerra, all’Italia di De Gasperi, tornare alle rivoluzioni filosofiche di fine ottocento e di inizio secolo fino ad arrivare alle teorie degli anni ottanta sul postmoderno. Cercheremo di addentrarci nel pensiero di scrittori e poeti che quegli anni li sperimentarono e li descrissero. Ci serviremo anche di sceneggiati odierni che parlano ancora di quell’epoca lontana che ci assomiglia molto.
Perché in fondo noi siamo ancora quelli degli anni sessanta: giriamo ancora sulle vespe, ci immaginiamo ancora nello skyline di New York, corriamo e consumiamo ora come allora. Il nostro mondo è quello di quel tempo con alcune variazioni.
III. Struttura e contenuti
Nel primo capitolo tratteremo del concetto di postmoderno così come è stato elaborato da Jean-François Lyotard e Gianni Vattimo. Inizialmente ci serviremo di un articolo di Pier Paolo Pasolini di metà anni settanta, nel quale egli denuncia un cambiamento radicale nei volti e nelle menti degli italiani. Questo cambiamento è, a nostro parere, dovuto all’avvento del postmoderno nella nostra società e cultura nostrani. Con il postmoderno cadono le certezze filosofiche e scientifiche ed entrano in crisi i sistemi storicisti come il marxismo. Pasolini descrive inconsciamente il processo attraverso cui, negli anni sessanta, la postmodernità comincia il suo corso gettando le basi della cultura di massa che è giunta fino a noi. Questo tipo di cultura, approfondiremo, è peculiare dei regimi democratici, non per forza capitalisti, in cui si necessita di una cultura condivisibile e usufruibile da tutti. Racconteremo tutti questi aspetti che sono le diverse facce del postmoderno.
Nel capitolo due risaliremo al primo dopoguerra e agli anni cinquanta, in cui si elaborò l’ordine economico-politico che avrebbe dominato il mondo fino agli anni settanta. Guerra fredda e rivoluzione industriale segnarono profondamente questo ventennio in cui gli equilibri internazionali furono sempre più condizionati dall’esercizio del soft power. Illustrando le ragioni del miracolo economico europeo focalizzeremo la nostra attenzione sul caso Italia. Nella nostra nazione ci fu un incredibile decollo industriale e una colossale riconversione della produzione in prodotti destinati al consumo di massa. Cambiò l’economia e la società e questa fu la base del processo storico-culturale che ci portò al postmoderno.
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Gli Stati Uniti furono il modello a cui l’Italia si ispirò non solo per l’organizzazione dell’economia, ma anche per la cultura e la mentalità. Si può parlare di un vero e proprio “archetipo” di uomo che il nostro paese importa. Perciò, nel terzo capitolo, analizzeremo la serie televisiva del 2006 “Mad Men” ideata da Matthew Weiner, che delinea perfettamente i tratti di questo archetipo nel protagonista dello sceneggiato, Donald Draper. Un uomo cinico, realizzato, con una bella famiglia e un lavoro di successo. Egli è un pubblicitario negli anni in cui la pubblicità diventa un elemento centrale del sistema produttivo. Nonostante tutti questi elementi, Don è attraversato da dubbi, fasi depressive, incertezze, senso di precarietà. Vive gli anni sessanta come un vincente ma in realtà ne è sopraffatto al livello umano. Questa profonda contraddizione viene espressa attraverso un largo uso di paradossi linguistici di cui porteremo alcuni esempi.
Per concludere torneremo in Italia, dove gli effetti del miracolo e del postmoderno, nonostante l’indifferenza delle masse, furono oggetto di attenzione nel mondo letterario. Nel quarto e ultimo capitolo tratteremo quindi di Pasolini e Bianciardi, i quali vissero intensamente quegli anni di cambiamento e reagirono ognuno in modo diverso. Pasolini assunse un atteggiamento di ostilità deprecando il miracolo dall’alto della sua posizione di vate. Con le sue poesie ritrasse in chiave mitica il mondo rurale italiano che lo sviluppo minacciava di distruggere. Al contrario Bianciardi accettò le imposizioni del boom, trasformandosi in un “intellettuale operaio” e dedicandosi al lavoro del traduttore con l’entusiasmo e la ripetitività di un operaio alla catena di montaggio. Proporremo due opere: un estratto della poesia “La ricchezza” per Pasolini, e il romanzo “La vita agra” per Bianciardi.
Questi saranno i punti del percorso che approfondiremo nelle pagine seguenti.
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L’arrivo del postmoderno in Italia e la cultura di massa
1.1 L’intuizione di Pasolini
10 giugno 1974. Pasolini pubblica sul Corriere della Sera l’articolo “Gli italiani non sono più quelli”, in cui afferma che la vittoria del “No” al referendum sul divorzio non sta a dimostrare il successo del laicismo, del progresso, della democrazia: esso sta invece a significare due cose:
- Che i ceti medi sono antropologicamente cambiati e i loro valori positivi non sono più quelli sanfedisti o clericali, ma quelli dell’ideologia edonistica del consumo e della conseguente tolleranza modernistica di tipo americano: è il Potere (che non ha più un corpo e quindi diviene soggetto indefinito), che attraverso imposizione della smania per i prodotti superflui, moda e informazione, crea tali valori.
- Che l’Italia contadina e paleoindustriale è crollata, si è disfatta, e al suo posto c’è un vuoto che aspetta di essere colmato da una completa borghesizzazione modernizzante, falsamente tollerante e americaneggiante.
Il passaggio da una cultura fatta di analfabetismo, da un’organizzazione culturale arcaica, all’organizzazione moderna della “cultura di massa” che è strettamente legata al consumo, è da ascrivere alla mutazione antropologica che ha travolto l’Italia durante gli anni sessanta. Questa rivoluzione è riconoscibile se si osserva come per molti secoli in Italia vi siano state diverse culture di classe: quella degli scienziati, quella degli operai, quella dei letterati, quella dei contadini. La cultura nazionale era l’insieme di tutte queste culture di classe: la media di esse. Negli anni settanta, scrive Pasolini, distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio potere fascista. Il Potere nuovo, invisibile e non-coercitivo, della società consumistica ha realizzato questa omologazione che è facilmente constatabile nel linguaggio del corpo. Bisogna soffermarsi sull’analisi di questo linguaggio poiché in un momento in cui il linguaggio verbale è sterilizzato e convenzionale assume un’importanza decisiva quello fisico e mimico del comportamento. Esso può essere definito linguaggio in quanto deriva da codici prodotti dalla cultura. Ora, tutti gli italiani degli anni settanta compiono identici atti culturali, hanno lo stesso linguaggio fisico, sono interscambiabili, cosa vecchia come il mondo se
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applicata ad una sola classe sociale: ma il fatto è che questi atti culturali e questo linguaggio somatico sono interclassisti.
Pasolini individua come veicolo dell’omologazione interclassista il bombardamento ideologico televisivo, che non è esplicito, ma tutto nelle cose e quindi indiretto. Mai è stato propagandato un modello di vita con un’efficacia visiva che è solo della televisione. Il tipo di uomo o donna che conta, che è moderno, che è da imitare e realizzare, non è descritto o decantato: è rappresentato! Il linguaggio della televisione è per sua natura linguaggio fisico-mimico, del comportamento. Esso viene imitato dunque di sana pianta, senza mediazioni, nel linguaggio fisico-mimico e nel linguaggio del comportamento nella realtà.
1.2 Il senso della mutazione: il postmoderno
Indicare la televisione e l’etereo Potere del consumo come unici responsabili sembra riduttivo e parziale. Questo perché l’indagine sociologica di Pasolini è fatta con gli occhi dell’artista, non quelli dello studioso. Per un artista è impossibile mantenere il distacco necessario per un’imparziale e rigorosa analisi della realtà: il coinvolgimento emotivo è troppo forte. Qui vogliamo sostenere che quella che Pasolini avverte come mutazione antropologica si deve all’insinuarsi del postmoderno nella cultura e nella società italiana e quindi alla ricaduta culturale del miracolo economico che si genera tra il 1958 e il 1963. Per l’appunto le considerazioni che Pasolini fa a metà anni settanta le riferisce tutte a un cambiamento che ha avuto inizio dieci anni prima rispetto a quando scriveva e quindi dal 1964 circa, l’anno in cui i “fumi” del boom si dissolvono ed emerge una nuova realtà socio-culturale di cui Pasolini avrà percezione alcuni anni dopo. Il processo che porta al postmoderno è infatti necessariamente anticipato da uno sviluppo dell’economia in senso postindustriale, che genera benessere ed edonismo diffuso, i quali vanno ad oscurare le contrapposizioni ideologiche del passato e a confluire nell’ideologia organica al postmoderno.
1.3 Che cosa si intende per postmoderno
La prima implicazione della presenza del suffisso “post” in un concetto teoretico è il superamento di quest’ultimo. Infatti, parlando di postmoderno si afferma implicitamente il superamento del moderno, intendendo per modernità l’epoca in cui diventa determinante il valore dell’essere moderno.
Per la crisi del moderno Gianni Vattimo, in “La società trasparente”, individua tre concause:
- Le critiche allo storicismo tedesco (crisi teoretica);
- La dissoluzione dei punti di vista centrali ad opera dei mass media (crisi reale);
- Le ribellioni dei popoli primitivi colonizzati dagli europei e la crisi della concezione storica unitaria eurocentrica, con la conseguente proposta di nuovi punti di vista sul mondo di rinnovata dignità (crisi storica);
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Questi tre aspetti sono tra loro interdipendenti. Cercheremo di analizzarli compiutamente senza soffermarci sul terzo, il quale non è altro che un noto e inopinabile processo storico. Esso va assunto come premessa integrativa di tutto ciò che andremo a dire.
1.4 La crisi della prospettiva storicista
Abbiamo detto che crisi della modernità è crisi del valore dell’essere moderno. Questo è un concetto che inizialmente si forma come categoria estetica e che andrà in seguito a confluire nei sistemi storicisti. Vediamo come si sviluppa e come entra in crisi.
La cultura elogiativa del nuovo si lega primariamente all’arte, in cui divenne valore supremamente apprezzato, con il progredire dei secoli, l’originalità. Nell’epoca dell’illuminismo il culto del nuovo si inserisce in una prospettiva generale che considera la storia umana come un progressivo processo di emancipazione, come la sempre più perfetta realizzazione dell’uomo ideale. All’interno di questa concezione avrà più valore ciò che è più avanzato, più vicino al termine del processo.
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: "La dolce vita"? - anni sessanta e postmoderno
Autore: Asta Carlo
Descrizione: questo lavoro tratta degli sconvolgimenti economico-politici che attraversarono il mondo e l'italia negli anni cinquanta e sessanta e le ripercussioni che ebbero su società e cultura. partendo dall'intuizione pasoliniana di "mutazione antropologica"
Materie trattate: Italiano, Filosofia, Storia, Inglese
Area: umanistica
Sommario: Italiano, Pasolini e Bianciardi, "La religione del mio tempo" e "La vita Agra", due intellettuali si confrontano con il boomdegli anni sessanta; Filosofia, Vattimo e Lyotard e Eco, "La società trasparente" e "La condizione postmoderna" e "Apocalittici e integrati", il concetto di postmoderno applicato agli anni sessanta e le caratteristiche della cultura di massa nata in quegli anni; Storia, il contesto politico-economico di prima e durante il miracolo degli anni sessanta; Inglese, Matthew Weiner, "Mad Men", il nuovo modello di uomo postmoderno;