Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Terracina - A.S. 2008/2009
Tesina: “Il cinema negli anni ’50 - ’60”
Candidata: Ambra Guglietti
Classe: VC 2
Indice
Presentazione pag. 4
La terra trema - episodio del mare di Luchino Visconti (1948)
I Malavoglia di Giovanni Verga
Liberamente ispirato a
- Verga e I Malavoglia pag. 5
- Recensione del film “La terra trema - episodio del mare” pag. 8
Fellini - Satyricon di Federico Fellini (1969)
Peripezie di Encolpio e Ascilto. Tratto dall’omonimo romanzo Satyricon di Petronio Arbitro.
- Satyricon: da Petronio a Fellini pag. 9
- Recensione del film “Satyricon” pag. 11
Animal Farm di John Halas, Joy Batchelor (1955)
Romanzo di George Orwell
Dal (1945): esasperati dalla crudele e inefficiente oppressione del loro padrone, gli animali prendono la guida della fattoria, ma trovano tra loro nuovi tiranni.
- George Orwell and Animal Farm pag. 12
- Recensione del film “La fattoria degli animali” pag. 14
Il mistero Picasso di Henry-Georges Clouzot (1955)
Picasso dice: “Bisognerebbe poter mostrare i quadri che ci sono sotto i quadri”. Un film sulla pittura nel suo farsi. Picasso è un baro di genio, un vero re che si concede il lusso di sperperare i frutti del suo ingegno e di giocare con l’ironia.
- Picasso e i misteri della sua arte pag. 15
- Recensione del film “Il mistero Picasso” pag. 18
Easy Rider di Dennis Hopper (1969)
Viaggio sui choppers (motociclette americane degli anni ’60), cultura alternativa degli anni ’60, marijuana, musica pop, protesta hippy, pacifismo, crisi del mito americano.
I movimenti giovanili del ’68 e le ideologie dei filosofi della “scuola di Francoforte”.
- La società del benessere e i movimenti giovanili del ’68 pag. 19
- Il contributo di Marcuse nelle rivoluzioni del ’68 pag. 21
- Recensione del film “Easy Rider” pag. 22
2001 - Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968)
Dall’alba dell’uomo (quattro milioni di anni fa) al primo volo verso Giove. Una favola apocalittica sul destino dell’umanità.
Il primo vero viaggio dell’uomo nell’Universo. La Luna.
- Il viaggio dell’uomo sulla Luna pag. 23
- Recensione del film “2001 - odissea nello spazio” pag. 25
Bibliografia pag. 26 3
Presentazione
“Il cinema è la nuova letteratura” (Cecil B. De Mille)
Il rapporto cinema-letteratura è quanto mai stretto, probabilmente perché la maggior parte dei film girati per il grande schermo si ispirano o sono direttamente tratti da romanzi. Le connessioni, le contaminazioni e gli esempi si sprecano. Tanto è che, pur trattandosi di due arti assolutamente distinte, il legame è spesso così forte che il “rischio” del confronto è sempre in agguato.
Nel presente lavoro, prendendo in esame il cinema negli anni ’50 - ’60 come tema centrale della tesina, alcuni dei film considerati si sono incontrati con il romanzo di origine.
Primo esempio è chiaramente il grande Fellini, il quale ci propone una rivisitazione del romanzo petroniano del I secolo d.C., Il Satyricon, mettendo in risalto i punti di contatto e di rottura con l’originale fonte latina. A seguire troviamo Luchino Visconti che, circa venti anni prima di Fellini, per avviare il suo progetto di una trilogia di film neorealisti, si era ispirato liberamente al più celebre romanzo di Verga, I Malavoglia. Ma la letteratura italiana, come quella latina in questo caso, non è certamente l’unica che ben si presta ad attraversare il grande schermo. A tal proposito, bisogna ricordare che la letteratura inglese ha vissuto da sempre alternandosi tra il teatro e, in tempi più recenti, il cinema, fin dai tempi di Shakespeare, grazie alla struttura delle opere letterarie, facilmente traducibile in linguaggio teatrale e cinematografico.
La scelta del tema è stata dettata, oltre che da una passione per la cosiddetta “settima arte”, anche dalla concentrazione, nel ventennio ’50 - ’60, delle migliori riproduzioni cinematografiche rimaste nella storia del cinema. Tanto per fare un esempio, Kubrick riuscì, con grande ingegno, a realizzare in 4 anni il film che resterà a lungo il migliore, e anche uno dei più famosi, nel cinema di fantascienza di tutti i tempi (2001 - odissea nello spazio). Allo stesso modo, Clouzot e Renoir realizzarono con Picasso un film documentario sull’opera d’arte, legando il cinema all’arte in modo irripetibile, che infatti non trovò mai eguali nel corso della storia (Il mistero Picasso).
Sono sempre stata affascinata dal mondo del Cinema, ma solo durante quest’anno scolastico ho avuto l’occasione di poter conoscere da vicino quest’arte grazie al corso pomeridiano di preparazione al concorso “Premio David di Donatello, giuria giovani”. Durante questo corso ho avuto la possibilità di vedere i film candidati al premio, ma anche di conoscere cosa si cela dietro quei capolavori del grande schermo, come si realizzano e come vanno guardati in chiave critica, tutto con lezioni teoriche tenute da un’insegnante qualificata. In merito a ciò, è bene precisare che le recensioni originali riportate nel presente lavoro sono frutto del mio diletto. 4
Verga e I Malavoglia
Luchino Visconti li chiama “Valastro”, Verga li chiama “Malavoglia”; sono due famiglie estremamente simili, vivono ad Aci Trezza, un paesino di pescatori in provincia di Catania, e sono costretti ogni giorno a subire lo sfruttamento dei grossisti di pesce. Affrontano il mare, un amico e un nemico nello stesso tempo, mentre le donne li attendono in casa ansiose di rivederli, ma consapevoli del fatto che ogni giorno potrebbero non rincasare.
Un’idea di Verga, che fu fonte di ispirazione per quella che doveva essere la “trilogia della miseria” di Luchino Visconti, ma che non andò mai in porto completamente.
Come scrive Verga ad un amico, “I racconti [cioè i romanzi] saranno cinque”: Padron’ Ntoni, Mastro-don Gesualdo, La Duchessa delle Gargantes, L’On. Scipioni e L’uomo di lusso.
Padron’ Ntoni, dal nome del nonno dei “Malavoglia”, sarà il romanzo che prenderà il nome di “I Malavoglia” e con questo titolo sarà pubblicato dall’editore Treves definitivamente nel 1881. La storia, un po’ sfortunata, vede come protagonisti i membri di una famiglia di pescatori e si intreccia con le vicende di tutto il paese, che è la vera voce narrante. Il titolo del romanzo bisogna intenderlo con un significato antifrastico, in quanto esprime una qualità opposta a quella della famiglia, che è composta da lavoratori volenterosi. È tipico di Verga utilizzare nomi e appellativi ironici, come il nome della barca dei Malavoglia, La Provvidenza, che, nonostante il nome, è uno degli oggetti più sventurati del romanzo.
La famiglia è costituita da Padron’ Ntoni, nonno, vecchio pescatore, fedelmente attaccato ai valori tradizionali siciliani, dove ciò che conta è il nucleo familiare, l’abitazione-nido dove tutti vivono insieme, la dedizione al lavoro e il rispetto dell’autorità; tutta l’esistenza è fondata sulla “religione della casa”, simboleggiata dalla “casa del nespolo”, l’abitazione dove tutti i Malavoglia hanno vissuto da sempre. Poi troviamo il figlio Bastianazzo, sposato con “La Longa”, e i loro figli: ‘Ntoni, il più irrequieto, sempre alla ricerca di novità, può essere visto come il “diverso” della famiglia, dato che probabilmente è lui l’unico vero “malavoglia”, che non accetta le regole del nonno e non segue i valori della tradizione; Luca, umile lavoratore, esempio di sacrificio, che morirà da soldato al servizio dell’Italia; Mena, detta “Sant’Agata” perché sempre incollata al lavoro al proprio telaio, obbediente e rispettosa della famiglia, disposta a sacrificare se stessa per il nucleo; infine, i due più piccoli sono Alessi e Lia, che avranno un destino opposto: il primo, positivo, ricostruirà le sorti della famiglia, la seconda, negativa, finirà in città per prostituirsi, dopo essersi auto-esiliata in seguito alle “malelingue” del paese. Dallo scorrere delle vicende, si possono chiaramente individuare personaggi che incarnano i valori tradizionali, e che quindi si presentano “positivi”, e quelli che, al contrario, appaiono come “negativi”, cosiddetti poiché non si sentono come i membri della loro famiglia e si autoescludono allontanandosi dalla “casa del nespolo”. I primi sono principalmente Alessi e la madre, i quali, fino al loro ultimo giorno, resteranno fedeli al nido e al nucleo familiare. Ad essi si oppongono ‘Ntoni e Lia, i due giovani che lasceranno definitivamente Aci Trezza, in cerca di altro; “altro” che per ‘Ntoni si tradurrà nella ricerca della modernità, del progresso e di tutto ciò che aveva scoperto a Napoli e che sapeva non avrebbe mai raggiunto la sua famiglia. È uno dei pochi personaggi per cui non vale “l’ideale dell’ostrica”, quella concezione verghiana secondo cui il popolo siciliano resta attaccato alla propria terra di origine, come le ostriche al proprio scoglio. Inoltre, disubbidendo al nonno, il giovane Malavoglia creerà nel vecchio Padron’Ntoni una sorta di sconfitta, un fallimento interiore per non esser riuscito a tenere i due nipoti sulla retta via.
Il critico Romano Luperini, infatti, non vide nel romanzo un finale idillico, in quanto la famiglia non si ricostruisce totalmente, ma solo due componenti, Mena e Alessi, torneranno a vivere nella “casa del nespolo”.
I Malavoglia possono essere intesi come un romanzo “bipolare”, poiché da un lato emerge la famiglia protagonista, portatrice di valori tradizionali, legati alla propria terra di origine, ma dall’altro c’è il paese, il cui unico valore inizia ad essere il denaro.
Caratteristica fondamentale di Verga e del periodo verista è lo stile, in quanto si utilizza il discorso indiretto libero, il quale mette maggiormente in risalto l’immediatezza del parlato senza passare per le pause di punteggiatura: il narratore non introduce il discorso di un personaggio, ma filtra il discorso attraverso l’ottica del personaggio. Giovanni Verga applicò in modo coerente i principi della sua poetica nelle opere veriste composte dal ’78 in poi, dando origine ad una tecnica narrativa molto originale e innovatrice che si distacca dalla tradizione e anche dalle esperienze contemporanee sia italiane che straniere. Nelle opere di Verga non si avverte mai il punto di vista dello scrittore e la voce che racconta è allo stesso livello dei personaggi. Infatti, non capita nei romanzi di Verga che a raccontare sia il narratore “onnisciente” tradizionale, come nel romanzo di Manzoni, che interviene in continuazione nel racconto a commentare o giudicare i comportamenti dei personaggi. Nelle opere di Verga a raccontare non è un personaggio in particolare, ma è il narratore che, mimetizzandosi negli stessi personaggi, pensa e sente come loro e adotta il loro stesso modo di esprimersi. Chi racconta potrebbe essere uno dei personaggi, che però non appare mai direttamente nella vicenda e rimane nell’anonimato. Un chiaro esempio che inaugura il nuovo modo di narrare di Verga lo troviamo nella sua prima novella verista, Rosso Malpelo, pubblicata nel 1878: “Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo”. Da queste parole si rivela una visione primitiva e superstiziosa della realtà e tutta la vicenda viene narrata da questo punto di vista, cioè non quello del narratore colto, ma da uno qualunque dei vari minatori della cava in cui lavora Malpelo. Se capita che la voce narrante commenti e giudichi i fatti, non lo fa secondo la visione colta dell’autore, ma secondo la visione semplice e rozza della collettività popolare che, non riuscendo a cogliere le motivazioni psicologiche autentiche delle azioni, le deforma in base ai suoi principi di interpretazione. Di conseguenza, anche il linguaggio non è quello che potrebbe essere dello scrittore, ma è un linguaggio carente, caratterizzato da modi di dire, paragoni, proverbi e imprecazioni. La sintassi è elementare e a volte scorretta e in essa appare la struttura dialettale, anche se Verga non usa mai direttamente il dialetto e se deve citare un termine dialettale lo isola per mezzo del corsivo. Verga afferma di aver cercato, nelle sue opere, “di mettere in prima linea, e solo in evidenza l’uomo, dissimulando ed eclissando per quanto si può lo scrittore”.
Egli nelle sue dichiarazioni teoriche sembra dunque propenso verso una tecnica narrativa in cui la psicologia dei personaggi emerga solo dai dialoghi e dalle azioni, ma in realtà non tutti i suoi personaggi sono visti dall’esterno e non sempre si conoscono i pensieri e i sentimenti solamente attraverso i gesti e le parole. Capita anzi spesso che il punto di vista del racconto coincida con quello di un personaggio, in modo che noi, vedendo le cose con i suoi occhi, le interpretiamo attraverso i suoi giudizi e veniamo posti al centro della sua psiche. Se la riproduzione sincera della realtà oggettiva, con l’esclusione di ogni intervento giudicante dall’esterno, può condurre all’annullamento di ogni rapporto critico tra l’autore e la materia, Verga riesce, proprio grazie alla sua particolare tecnica narrativa, ad evitare questo rischio.
Infatti, la regressione nella realtà rappresentata determina non un unico livello, ma un gioco di piani e di punti di vista. Viene così spesso, nei racconti di Verga, ad opporsi un punto di vista alternativo che è interno alla realtà, come nel caso di Rosso Malpelo, dove al mondo della miniera, che accetta in modo passivo i meccanismi della lotta per la vita, viene a contrapporsi il punto di vista del protagonista, che è illuminato da una sua consapevolezza critica. Così avviene anche nei Malavoglia, in cui si oppone alla realtà del villaggio, dominata dall’interesse e dall’egoismo, il punto di vista dei protagonisti, che è ispirato ai valori più puri e disinteressati, come la famiglia, l’onore, la generosità. Ma anche dove è dominante l’ottica della lotta per la vita, come nella novella “La roba”, il rapporto critico con la realtà non viene ad annullarsi. Infatti, proprio l’accettazione apparente della logica del protagonista, che sembra ignorare ogni senso di umanità e di generosità, viene a creare un forte attrito con il modo giusto di vedere le cose a cui l’autore fa riferimento in modo implicito. Verga, dunque, pur restando fedele al principio dell’impersonalità, non accetta, grazie alla tecnica dello straniamento, il lato negativo della realtà in modo acritico, ma fa scaturire dalle cose stesse il giudizio.
(Le immagini sopra riportate sono tratte dal film “La terra trema” di Luchino Visconti, 1948) 7
Recensione del film “La terra trema - episodio del mare”
“Come sempre i primi ad iniziare la giornata ad Aci Trezza sono i mercanti di pesce…”
È la prima frase di un romanzo, di un paese, delle condizioni di vita di un popolo, un popolo che con il resto dell’Italia condivide ben poco, a partire dalla lingua, esclusivamente dialettale.
Siciliani, che vivono non lontano da Catania, ad Aci Trezza, un paesino di pescatori, dove i più poveri subiscono le ingiustizie e lo sfruttamento da parte dei grossisti di pesce, che ogni mattina cercano di imbrogliare gli anziani pescatori ribassando sempre più i prezzi, impedendo loro di tornare a casa con il necessario per sfamare la propria famiglia. Una vita difficile, se vita si può definire, in cui ogni giorno gli uomini si imbattono in quel mare, definito “amaro” dalle donne, le quali, “spicciando” la casa e ansimando per l’attesa, aspettano i mariti e i familiari.
Tutto per cosa? Per essere condannati dai grossisti, che pensano di comandare il porto e il mercato del pesce. Sarà ‘Ntoni a tentare di rivoluzionare le cose, a convincere gli altri pescatori a ribellarsi a tale condanna e, soprattutto, a cercare l’indipendenza per i Valastro.
Liberamente ispirato a I Malavoglia di Giovanni Verga, “l’episodio del mare” fu concepito come la prima parte della “trilogia della miseria” sui lavoratori siciliani (che avrebbe dovuto comprendere racconti sui pescatori, minatori e contadini, ma si fermò solo al primo).
Luchino Visconti ritrae le lotte e le sconfitte di ‘Ntoni Valastro e della sua famiglia.
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: "Il cinema negli anni '50-'60"
Autore: Guglietti Ambra
Descrizione: Ho svolto la presente tesina analizzando sei film realizzati negli anni '50-'60. Partendo dal singolo film, ho collegato un argomento di ogni materia, seguito da una recensione originale del film trattato. È un lavoro originale attorno ad un tema inter
Materie trattate: Italiano, Latino, Inglese, Storia, Filosofia, Storia dell'arte, Geografia Astronomica
Area: umanistica
Sommario: Ogni materia trova il suo collegamento nel film trattato, principalmente per analogia di argomenti: per Italiano ho scelto il film "La Terra trema- Episodio del mare", di Luchino Visconti, realizzato nel 1948, liberamente ispirato a "I Malavoglia" di Verga; per Latino ho analizzato "Fellini- Satyricon", di Federico Fellini, del 1969, tratto dall'omonimo Satyricon di Petronio; per Inglese "Animal Farm", di Joy Batchelor e John Halas, realizzato nel 1955, tratto dal romanzo di George Orwell. Per Storia dell'Arte ho scelto "Il mistero Picasso", di Henri-Georges Clouzot, uscito nelle sale nel 1955, interpretato da Pablo Picasso stesso, che si mostra all'opera nella realizzazione di moltissimi quadri in tempo reale. Storia e Filosofia le ho collegate insieme al film "Easy Rider", di Dennis Hopper, del 1969, basato su un viaggio attraverso la cultura giovanile degli anni '60 e le rivoluzioni studentesche, ideologicamente influenzate da uno degli esponenti della "Scuola di Francoforte", Herbert Marcuse. Infine, per Geografia astronomica, ho preso in esame il famoso "2001- Odissea nello spazio", di Stanley Kubrick, del 1968, un viaggio su Giove sfidando le leggi del tempo e dello spazio, un evento fantascientifico, che nella realtà può trovare riscontri solo con il viaggio sulla Luna che l'uomo è riuscito a realizzare, del quale, però, si hanno ben poche certezze.